L’opinione. La debacle del Pd alle ultime amministrative? Partito con una corazza vuota senza rinnovamento

Il Pd indietreggia e rischia di sparire dalla scena politica. Il partito oggi sembra una corazza vuota senza rinnovamento. La debacle delle ultime amministrative anticamera della fine?

di Pino Gadaleta*

Nel ballottaggio elettorale delle amministrative il “giglio magico” rinsecchisce in Toscana e in Emilia. Una delusione per quanti speravano in una rimonta dei consensi del Pd, unico partito significativo della “sinistra” riformista italiana.

La situazione del Pd rammenta Agilulfo nel racconto “Il Cavaliere inesistente” di Italo Calvino. Un cavaliere di Carlomagno razionale, metodico, indottrinato nientemeno che alla Leopolda, un grande scuola di pensiero fiorentina, in grado di disciplinare tutti i cavalieri dell’esercito, di suggerire strategie e comportamenti validi. Questo cavaliere ha una lucente corazza bianca, ma dentro è vuota, non c’è nessuno! È una corazza che vaga e argomenta, ma è inesorabilmente vuota.

Carlomagno ha assegnato a questo curioso cavaliere uno scudiero di nome Gurdulù. Un personaggio faceto che segue fedelmente la vuota corazza, che ripete come un pappagallo, le disposizioni del “cavaliere inesistente” lì dove vi è un consesso di altri cavalieri o prodi soldati.

La fine del racconto, dopo tante peripezie e la fine del folle amore del cavaliere in corazza per Bradamante, un’amazzone, finisce con un “puff”, la ferraglia lucida e bianca svanisce nel nulla.

Certo che nel Pd nazionale l’allarme è scattato, infatti, Calenda, neo iscritto e ispiratore di un “fronte repubblicano” da anteporre al governo giallo verde, chiede che si “vada oltre” il Pd. Martina, il segretario nazionale, invece di prendere atto di una nuova sconfitta del partito, gli risponde che è sufficiente operare un rinnovamento del partito. Zingaretti, probabile candidato alle prossime primarie, ripropone l’esigenza che il partito sia rifondato sul piano organizzativo e di proposta politica. I renziani invece, tengono ad affermare che la sconfitta è arrivata nonostante l’assenza di Renzi. Gli altri leader tacciono, aspettando di pronunciarsi in tempi migliori. Opportunismo tattico. Nel Pd, ormai, vi è una convinzione: non esistono responsabili delle sconfitte elettorali, e tutti si comportano come Gurdulù, a livello nazionale sino a finire nei più piccoli circoli politici del Pd.

La vittoria ha una madre, la sconfitta ha invece molti padri e quindi nessun responsabile e tutti restano inchiodati ai loro posti. Una domanda è lecita: ma chi è il soggetto del rinnovamento? I responsabili del risultato elettorale e quindi l’attuale gruppo dirigente del Pd o i vari Gurdulù sparsi nella periferia del partito?

Il risultato di questa situazione è un partito bloccato, smarrito, confuso.

Insomma per il governo giallo-verde non si profila una tenace ed efficace opposizione in Parlamento e l’unico pericolo è costituito dal protagonismo leghista che si fonda sul consenso della “paura”, quello dei flussi migratori, dei rom, della sicurezza in genere che potrebbe degenerare in una forte divisione con i pentastellati. L’esito più probabile sono nuove elezioni che sanciranno la leadership leghista.

Così il Pd rischia l’eclissamento dalla scena politica, un residuo di quello che è stata la narrazione renziana e della storia di questo partito nato dall’esaltante esperienza dell’Ulivo che con Prodi è stato l’unico a sconfiggere la destra berlusconiana in elezioni democratiche.

Inaugurare una nuova stagione politica è urgente e importante per i dem. Nessuno sa come innescare questo processo, si invoca il rinnovamento ma nessuno si prende la responsabilità delle molteplici sconfitte elettorali del partito, nessuno fa passi indietro e le dimissioni, come quelle di Renzi, sono solo simboliche.

È finita una fase, le suggestioni leopoldine, le riforme bocciate come quelle del Referendum, provvedimenti di governo che non hanno inciso nel profondo delle disuguaglianze sociali ed economiche del paese.

E come avviene per “il cavaliere inesistente”, Il Pd rischia di svanire in un “puff”, la corazza resterà sull’erba e nessuno la indosserà più.

*contributo volontario di opinione politica

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