L’opinione. Salvini vola nei sondaggi, mentre il Pd è al semaforo rosso. Giallo per i 5stelle

L’opinione. Semaforo verde per Salvini che vola nei sondaggi. Giallo per il M5s e rosso per il Pd, che resta agonizzante sulla posizione del suo leader Renzi

di Pino Gadaleta*

Il sistema attuale della politica italiana è assimilabile a un semaforo verde, giallo e rosso.

In questa fase la Lega passa col verde, avendo il vento in poppa nei sondaggi. Grazie al protagonismo del suo leader Salvini, oltre a sottrarre i consensi tradizionali di Forza Italia, riscuote successi in buona parte dell’opinione pubblica per la sua presa di posizione netta sul blocco dei flussi migratori, gestiti dalle Ong in Italia, e cerca di trovare soluzioni condivise dai paesi europei, in merito alla situazione di “gruviera” della frontiera libica.

Il fenomeno delle migrazioni dei popoli è una questione complessa e delicata da affrontare, perché coinvolge una molteplicità di aspetti emotivi, etici, di solidarietà, ma anche economici dei Paesi ospitanti che, come l’Italia, non avendo superato le proprie carenze strutturali e finanziarie, ha serie difficoltà a programmare un’accoglienza efficace, in grado di garantire benefici reali ai migranti africani. Di questi solo il 5% ha i requisiti del profugo per motivi politici e, quindi, avente diritto di asilo. Il resto sono persone che fuggono da situazioni esistenziali, economiche e ambientali disastrose. Se a questo si aggiunge il trattato di Dublino, sottoscritto dal governo Renzi, che blocca i migranti giunti sul suolo italiano, ci si rende conto di quanto le proposte salviniane abbiano vita facile, facendo presa su buona parte dell’elettorato esasperato. Di contro, ora il governo punta a riformulare tale intesa e, pare, che l’asse franco-tedesco sull’argomento voglia trovare un accordo, che vada incontro alle nostre richieste di contenimento dei profughi alle frontiere, a cui faccia seguito una loro equa redistribuzione negli altri paesi dell’Unione europea. Ma non è scontato che questo avvenga, data l’effettiva inaccessibilità dei confini di molti degli Stati europei, che non sono disposti ad accogliere i fuoriusciti provenienti dall’Italia.

Si conta di costruire hot spot, cioè centri di accoglienza temporanea, nei paesi di provenienza dei profughi, ma a ben vedere, la soluzione è solo un pannicello caldo che rischia di creare nuovi lager di persone che cercano di fuggire da condizioni tragiche.

L’Ue non ha pensato a elaborare una politica veramente efficace per prevenire e risolvere alla radice i flussi migratori. Occorrerebbero interventi e investimenti nei paesi di origine, un New deal europeo che promuova sviluppo e coesione sociale in situ. Questa operazione riveste anche un valore diplomatico, poiché si tratta di svolgere anche un ruolo di pacificazione negli stati africani, ma anche di severo controllo che gli eventuali finanziamenti europei siano destinati effettivamente agli obiettivi di crescita concordati e imprescindibili.

Salvini, al momento, ha più carte in mano da giocare, ha deciso non solo il blocco delle navi, ma di soddisfare i bisogni di sicurezza nazionale, ravvisandoli nella presenza incontrollata dei campi Rom, operazione basilare per cominciare a sanare i mali del nostro paese. Promessa di controllo e sicurezza fanno breccia facilmente nel cuore, anzi parlano direttamente alla pancia degli italiani, di ogni tempo, senza dimenticare che è prioritario esaudire le annose pretese degli imprenditori del Nord, che chiedono a gran voce ritocchi consistenti al sistema della tassazione.

I pentastellati, invece, sono fermi al semaforo giallo, nell’attesa, finalmente, di realizzare i cavalli di battaglia del loro programma elettorale: reddito di cittadinanza, abolizione dei vitalizi dei parlamentari, prospettive di lavoro. Questioni ardue da affrontare perché legate al reperimento delle risorse finanziarie, senza intaccare il bilancio statale.

Se l’Ue non si dimostra più sensibile nel concedere flessibilità al bilancio italiano o non decide di finanziare con risorse comunitarie la realizzazione dei programmi grillini l’utopia prenderà sempre più corpo. Inoltre, il concomitante fallimento della politica grillina del Comune di Roma, che con il governo della Raggi sta dimostrando profonde crepe nel sistema di gestione della cosa pubblica, certamente non concorre ad accrescere i voti.

I proclami e la propaganda della Lega raccolgono più consensi nell’elettorato, stante l’ormai minorità acclarata di Berlusconi, chiuso a difendere le sue personali logiche aziendali.

L’opposizione, infine, segna il passo al semaforo rosso. Bloccata. Incapace. Sta a guardare e attende che gli attuali neo governanti commettano errori per riottenere la credibilità persa e dare consistenza al suo ruolo parlamentare. Il Pd, timidamente, fa sentire la sua voce, mentre il resto della Sinistra è ridotta a una marginalità politica, visti gli scarsi risultati conseguiti nelle elezioni del 4 marzo, di cui non si sono ancora comprese a fondo le motivazioni che hanno portato alla clamorosa sconfitta, né si ha coraggio di ammettere le proprie colpe e responsabilità.

Le dimissioni del segretario sono più simboliche che sostanziali. Renzi controlla il gruppo parlamentare, avendo piazzato, grazie alla legge elettorale, i suoi fidati emuli, gli ortodossi del suo pensiero, e, più o meno apertamente, controlla il partito, seguendo la sua vision aventiniana. Si potrebbe dire che aspetta il fallimento del governo giallo-verde per raccogliere i consensi di ritorno.

Non si è mai visto che un leader, reduce da tre sconfitte consecutive, referendum, amministrative, politiche, non abbia passato il testimone a un gruppo dirigente, nuovo, rinnovato e credibile. Nel Pd nessuno è responsabile della sconfitta e tutti sono rimasti ai loro posti. Qualche tentativo di nuova leadership, al momento, si è dimostrata velleitaria e debole, vedi la proposta di costituire una federazione costituzionalista e repubblicana, in alternativa al sovranismo, e di operare una vera e propria “rifondazione” del Pd.

È un partito il Pd, fermo al rosso permanente, se pensiamo che il congresso nazionale è stato rinviato di un anno, lasciando Martina, il segretario, da solo a gestire una situazione da patata bollente. La mancata disamina delle ragioni che hanno portato a perdere le elezioni serve solo a prendere tempo, a rinviare una presa di coscienza della necessità che il partito vada rinnovato nella struttura, nei suoi modi di ripristinare la partecipazione, la più ampia possibile.

Le conseguenze che scaturiscono da questo comportamento si ripercuotono negativamente anche negli organismi periferici del partito, come per esempio in Puglia, dove il Pd ha congelato il gruppo dirigente, pur avendo subito sconfitte esemplari in alcuni centri comunali importanti, evitando di prendere decisioni e di mutare gli attori protagonisti della politica regionale, diviso tra il pragmatismo di Emiliano e le polemiche interne tra i Renziani.

Praticamente il partito sopravvive a se stesso. Ci auguriamo, davvero, che si risvegli l’orgoglio degli iscritti al Pd per avviare in tempi brevi l’auspicato rinnovamento diventato, ormai, improrogabile. Urge rilanciare dal basso l’impegno di riscoprire i valori fondativi del riformismo democratico e socialista, ritornando a unire le diverse anime che caratterizzano la Sinistra.

*contributo volontario di opinione politica

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.