L’opinione. Finalmente a Casamassima è finita questa lunga campagna elettorale. Nella notte di domani sapremo chi è il nuovo sindaco

L’opinione. Si è chiusa finalmente questa lunga campagna elettorale a Casamassima. Domani si vota per il ballottaggio e nella notte sapremo chi sarà il nuovo sindaco della città

di Danilo Nesta*

Finalmente si è definitivamente conclusa questa campagna elettorale all’insegna del fallimento della politica confederata o civica che dir si voglia.

Per le 6 liste in meno rispetto al 2015 (erano 18) è andato a votare solo il 51,76% degli aventi diritto, 8.767 cittadini contro 16.938; se si escludessero i 337 voti nulli e bianchi, la percentuale scende sotto il 50% (49,77%).

Un duro schiaffo alla politica locale e ai suoi affannati rappresentanti in difficoltà anche nella formazione delle liste riempite con nomi a dir poco sconosciuti.

183 candidati di cui 50 pressoché inesistenti (9 non si sono neanche votati, 41 non sono arrivati a 10 voti ottenuti), praticamente più di tre liste inutili. Dei 133 candidati rimasti solo 7 hanno superato i 200 voti e 19 i 100.

Una spesa di 62.600 euro per distribuire consensi, diciamo concreti, a 26 candidati (2.400 euro x 26).

Un fallimento anche economico.

Ha vinto l’assenza della partecipazione, l’assenza dei giovani, la sfiducia in una classe che possa dirigere che tampona la sconfitta con la raccolta delle briciole dei voti nell’unica maniera, a quanto pare, conosciuta: il porta a porta familiaristico e non.

Negli scampoli dei comizi elettorali e degli incontri pubblici organizzati ha vinto il vuoto concettuale lasciando spazio a una sottile arroganza presuntuosa nei toni e nei comportamenti: come quella del Movimento 5 Stelle che si presenta già con i candidati assessori esterni, nuova tecnica e figura nazionale copia-incollata, forse perché incapaci di proporre figure localmente degne? Un movimento capace solo di riuscire a conservare uno striminzito 20% dei fantasmagorici voti ottenuti alle politiche forse per una assenza strutturale sul territorio?

Come altri candidati proiettati solo a vincere al grido di urla isteriche come una partita in uno stadio senza pubblico o in un’aula di tribunale in difesa di un reato indifendibile.

Come altri costretti a contarsi quotidianamente per arroganze, questa volta interne.

Come un ormai centro-sinistra scomparso, dilaniato da contrasti interni, non solo palpabili, capaci di non votare nemmeno il proprio candidato sindaco prescelto ma, magari, preferendone un altro terzo e magari opposto politicamente vista l’ingerenza di figure, in altre coalizioni, non ispirate propriamente a sinistra per origine e princìpi.

Per cui si è assistito a una trasversalità confusa: da una parte un “hater” dei partiti e delle ideologie sponsorizzato da un partito, l’avveniristico Italia in comune, a cui sembrano aderire due liste civiche della coalizione nittiana che sponsorizza il candidato sindaco che sembra non aderire forse per il fatto che il loro statuto non preveda familiarità fino al 1° grado partecipanti alla stessa campagna elettorale nel medesimo territorio o collegio elettorale? O forse perché sempre quello statuto non preveda, per gli amministratori in carica, sovrapposizioni di altri incarichi elettivi, ad esempio, di tipo regionale?

E allora quale il motivo di tale sponsorizzazione? Simpatia?

Da un’altra parte, un centrodestra moderatamente ideologico, sceglie la linea della sobrietà sintattica alle urla isteriche, il “politically correct” alle accuse di “conservatorismo” e partitismo dell’avversario che grazie allo stuolo di candidati ideologicamente spostati non proprio a sinistra, sembra dare all’asino del cornuto nel classico refrain proverbiale.

Finalmente è finita e forse finalmente, si affronteranno i veri problemi del paese, de visu anziché raccontarli quasi dall’esterno, non dando il necessario peso a una sentenza del Tar promossa da cittadini, per lo più “oriundi” che hanno sottolineato ed evidenziato gli errori di una gestione “autoctona” negli interessi di tutti i cittadini ritenuti borsellini privati, privati del rispetto verso le proprie economie.

Il confronto in piazza svolto ieri sera tra i due candidati sindaco Agostino Mirizio e Giuseppe Nitti curato dalla redazione di Maxima notizie

E così, anche nelle piccole battute finali di un confronto scomodo e denso di irragionevoli dubbi su domande ritenute “incomprensibili” poste da una giornalista, ci si arrampica sugli specchi dialettici della fuga da argomenti di grave e comune interesse divagando, ancora, sull’interpretazione delle cose e sulla presunzione, quasi ottusa, di essere giuristi oltre i giudici: da una parte la spocchia di dichiarare che le sentenze vanno sapute leggere, dall’altra, quella conservatrice e reazionaria, che semplicemente dichiara di applicare ciò che sancito da un Tribunale nel rispetto del ruolo interpretativo e legislativo.

Finalmente finisce con due posizioni, finalmente distinte in maniera netta e non sovrapponibile come gli innumerevoli programmi depositati più che descritti.

Nella notte di domani capiremo quale sarà il male minore.

*contributo volontario di opinione politica

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