L’opinione. Il fallimento dei partiti ha creato un nuovo partito, ‘Italia in comune’ (civica nazionale)

L’opinione politica libera. Il fallimento dei partiti ha creato un nuovo partito su base nazionale. Italia in comune (movimento civico) proiettato verso competizioni elettorali ‘classiche’?

di Danilo Nesta*

Scorrendo le pagine dello statuto di Italia in comune, non risulta difficile riscontrare analogie con altri statuti di Partito, sia come contenuti sia come princìpi fondanti.

Tutti ispirati come sono al rispetto della Carta costituzionale, ma anche pronti alla sua revisione, se lo chiede l’Europa perché ispirati ai diritti fondamentali dell’Unione Europea, come recente memoria ha segnato la fine di un partito più noto.

Vista così appare quasi una premeditata base di trasbordo o di transumanza verso qualcosa che cambia solo di nome, il resto appare identico, drammaticamente identico: un altro partito filoeuropeista: “Ci unisce (recita la Carta dei valori, ndr) la volontà di rilanciare il processo di integrazione per una rinnovata comunità federale europea capace di affermare la sovranità del cittadino a tutti i livelli istituzionali”.

E così si ripetono princìpi noti nel loro “codice etico”, pardon, Carta dei valori, passando da etica e legalità a tutela dell’ambiente, laicità, promozione della bellezza e della cultura (probabilmente finanziata con fondi europei, date le risorse nazionali dedicate) fino al rifiuto dei totalitarismi: “condanniamo (è scritto ancora, ndr) e contrastiamo concretamente ogni politica, ideologia, azione di natura totalitaria, antidemocratica, illiberale, irrispettosa delle diversità, delle libere scelte individuali e in contrapposizione allo stato di diritto, democratico e laico”. Ovvero siamo antifascisti? Ma non lo diciamo perché “Siamo convinti che il realismo basato sulle idee (recita ancora lo statuto, ndr) sulla creatività, sulla conoscenza e l’intelligenza collettiva, debba vincere sulle ideologie che distolgono l’attenzione dagli interessi reali dei cittadini per alimentare gli interessi dei professionisti della paura”.

Dunque siamo contro i totalitarismi, europeisti naturali, legati alla storia europea e al suo passato, culla filosofica delle ideologie (Marx Engels, Hegel, Nietzsche) ma dobbiamo vincere sulle ideologie, quindi, filoamericani, democratici: “Siamo liberi, liberali, liberisti, siamo per la rivoluzione liberale ma con la solidarietà, siamo liberistici e per il liberalismo, siamo liberaloidi, libertari, libertini, libertinotti… liberi tutti!” (cit. Giorgio Gaber nel monologo L’America, 1976-77).

Baumaniani della democrazia liquida, già vissuta, ma contro i populismi della paura, bensì della fiducia, del buon senso e quindi, pur contro i totalitarismi, non ci dichiariamo antifascisti, per cui possiamo anche esserlo perché per principio noi siamo contro il prefisso “anti”, quindi, non siamo anticapitalisti o antimperialisti, ovvero contro i poteri forti ma, consapevoli e globalizzati.

E per essere liberalistici abbiamo una nostra cultura della legge: giustizia e uguaglianza di fronte alla legge che va interpretata, aggiungerebbe un aspirante cadetto di questo nuovo partito. Il nuovo che verrà e che avanzerà.

E allora ecco la Puglia, ancora una volta, terra di conquista, di dominazioni e di saccheggio, sottoposta all’ennesimo tour di proselitismo alle porte di appuntamenti elettorali amministrativi segnati da innumerevoli commissariamenti per: infiltrazioni mafiose (Manduria-Liste civiche), mancata approvazione di rendiconti di gestione, dimissioni dei consiglieri, dimissioni di sindaci per un totale di 45 comuni, di cui 14 superiori a 15mila abitanti.

Un bacino di voti (una stima appena al di sotto di 180mila) di tutto rispetto da accogliere nel lancio di un “nuovo partito” proiettato all’appuntamento regionale del 2020 che nonostante la giovane costituzione e la proiezione verso la competenza e merito acquisita da amministratori locali (su cui si avrebbe da discutere), requisito di candidabilità e che pone veti, ai familiari fino al primo grado di parentela nel medesimo territorio o collegio elettorale durante la stessa campagna elettorale o veti agli amministratori in carica che non possono essere candidati ad altre cariche elettive, il cui mandato si sovrapponga a quello del ruolo già ricoperto.

Allora ci sarebbe da chiedersi quale possa essere la strategia messa in campo che sembra avere finalità ben diverse da quel senso “civico” che si vuole promuovere.

Chiamiamola con il suo vero nome: una vera e propria organizzazione politica mirata e predeterminata che non attiene a semplici amministratori confusi o illuminati sulla strada delle dimissioni o scioglimento dei loro stessi consigli comunali: il caso Gioia del Colle con l’ex Sindaco Lucilla, proiettato a Italia in Comune, è una prova provata che si può andare già molto oltre il civismo e dietro questo mostro sintattico nascondere una vera e propria struttura verticistica partitica delle più classiche e vetere.

Un facile riciclaggio di figure defenestrate o fallite nel loro percorso amministrativo che, a livello territoriale, mantengono ancora un’influenza di voto e, al Sud, ne conosciamo tristemente le dinamiche, proprio come qui da noi a Casamassima.

Civismo.

*contributo volontario di opinione politica

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