L’opinione. Debelliamo tutti i fenomeni corruttivi, ripartiamo dai temi sociali. Cos’è l’immigrazione ai giorni nostri?

Fenomeni corruttivi, temi sociali, immigrazione, lavoro, questione meridionale. Sono questi (alcuni) dei temi di cui la politica deve tornare a occuparsi. La politica è consenso

di Pino Gadaleta

Il Pd è diventato quel bastimento che sosta con la bonaccia nelle acque calme dell’oceano Pacifico sull’Antimeridiano di Greenwich, ancorato a quel 4 marzo che ha decretato la sua perfetta débâcle. Se va avanti guadagna un giorno di navigazione, cambiando magicamente data, se va indietro ripete l’ultimo giorno di navigazione. Ma così non si muove.

Il capitano resta rinchiuso nel cassero, confuso tra le carte nautiche a scegliere una rotta che non riesce a trovare, sgranocchiando una pannocchia di mais, ansioso di escogitare nuovi stratagemmi per gli “imperatori” di quelle nuove terre che la nave riuscirà a raggiungere.

I timonieri, immobili, sono in attesa di comandi che indichino loro la direzione per proseguire il viaggio.

La ciurma è distesa sulla tolda, nel quieto ascolto di un alito di vento per ripartire.

I mozzi, invece, sono sul ponte e, gettate le lenze, sperano che qualche luccio abbocchi all’amo.

Il bastimento è fermo, bloccato, non va neanche alla deriva. L’orizzonte è piatto e nella notte le stelle stanno a guardare. È questa la situazione che vive l’attuale Pd.

Nelle recenti elezioni amministrative il quadro politico è, ormai, dominato dalla Lega, che, risucchiando voti alla destra berlusconiana, ha ormai radicato il suo consenso sul territorio.

Il M5S, come era prevedibile, conferma che il proprio successo alle politiche rappresenta ancora il disagio e il rancore di una parte dell’elettorato, specie tra i delusi del Renzismo, ma sostanzialmente stenta a radicarsi sul territorio.

Si apre, tuttavia, la possibilità di una loro presenza più consistente in un prossimo futuro.

Il Pd è rimasto, invece, prigioniero delle mire di quel che resta del “glorioso Giglio magico”, al momento reduce da una indigestione di popcorn, isolato sull’Aventino.

L’unica certezza per il Pd è che, nonostante il risultato elettorale sia stato una sonora sconfitta, solo come partito potrà ancora nutrire la speranza di ritornare sulla scena politica decisionale.

Ma per ottenere questo occorre che il suo bastimento trovi capitani più coraggiosi, esperti conoscitori delle correnti marine, che non abbiano paura di cambiare rotta, ritrovando e ripercorrendo le direzioni già sperimentate. Solo così può uscire dalla secca in cui si è cacciato.

Le risorse umane ci sono tutte. Occorre dare loro respiro e motivazioni. La politica è, innanzitutto, consenso. Il che richiede la partecipazione e la formulazione di un progetto credibile, che nasca dal basso, dalla consapevolezza che gli iscritti al Pd non siano solo meri numeri, ma abbiano capacità di elaborazione, di discussione, creatività e pragmatismo.

I circoli non devono essere più banchi di pegno dove, in occasione dei congressi, il “capobastone” mette a disposizione pacchetti di tessere che riducono le scelte politiche in una mera conta di voti.

Bisogna tornare ai grandi temi della Sinistra: la lotta alle disuguaglianze sociali, politiche ed economiche, lo sviluppo coeso di tutta la società, la debellazioni di tutti i fenomeni corruttivi, la possibilità di incrementare la crescita demografica del paese, favorendo l’occupazione giovanile e la tutela della famiglia.

Altro tema, affatto secondario, rimane la “questione meridionale”, tornata prepotentemente alla ribalta, che costituisce attualmente un freno allo sviluppo economico di tutto il Paese.

Solo così il bastimento potrà ritrovare il senso del viaggio, arrivando a una destinazione sicura con un partito profondamente rinnovato, in grado di competere sulla scena politica, dominata dal Trumpismo, dal nazionalismo e da suggestioni plebiscitari.

Anche il tema dell’immigrazione va affrontata con consapevolezza, non confondendo l’emigrazione dai paesi africani con quella dei migranti italiani e irlandesi che andarono a popolare le Americhe, in quanto territorio che offriva reali opportunità di fare fortuna.

L’emigrazione africana, invece, è stata la conseguenza del colonialismo del ‘900, in cui Francia, Inghilterra, Spagna e Paesi del Nord Europa considerarono il continente nero territorio da depredare di risorse primarie e umane.

Di contro, iI colonialismo italiano, pur condividendo i medesimi obiettivi di sfruttamento, fu il tentativo velleitario di rivendicare un remoto passato glorioso, i fasti dell’impero romano, in un’ottica di nazionalismo popolare.

Per risolvere la questione dell’immigrazione attuale è necessario che l’Europa offra opportunità reali non solo di “accoglienza”, ma di miglioramento socio-economico per tutti.

Ma tutto questo non può prescindere dalla soluzione della crisi congiunturale dall’Italia, paese di frontiera, che non potrà mai raggiungere lidi sicuri se non si libera da tutti i vincoli che le impediscono di aumentare il suo Pil e di conseguire un reale miglioramento delle condizioni sociali della sua popolazione.

[Datum in San Raffaele, Ceglie Messapica, 16 giugno 2018]

[ft: People Starving In Africa]

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