Casamassima, tariffe Tari 2017. Il Tar Puglia condanna il Comune: “Tassa sui rifiuti di gran lunga superiore rispetto a quelle dell’anno precedente”. L’appello dei ricorrenti

Il Tar Puglia condanna il Comune di Casamassima e annulla il Piano economico finanziario e le tariffe Tari per l’anno 2017: “Di gran lunga superiori rispetto a quelle approvate l’anno precedente”. L’appello dei ricorrenti

di Marilena Rodi

Cambia il sistema di raccolta dei rifiuti ma non devono cambiare le regole d’ingaggio. Ovvero le metodologie di definizione delle tariffe. Questo il succo della sentenza che il Tar Puglia ha emesso il 13 giugno 2018 e con la quale condanna il Comune di Casamassima.

“Con sentenza depositata il 13 giugno 2018 – fa sapere Rocco Angelo Paccione, avvocato dei cittadini di Casamassima che hanno proposto ricorso – il Tar Puglia Bari, Sezione seconda, ha accolto il ricorso proposto contro il Comune di Casamassima da Pierfrancesco Fais, Giacomo Nanna, Manuela Palmi e Teresa Argentina, per l’annullamento delle delibere di approvazione del Piano economico finanziario e delle conseguenti tariffe per l’applicazione della tassa sui rifiuti (Tari) per l’anno 2017, di gran lunga superiori rispetto a quelle approvate l’anno precedente”.

“Si tratta – ha spiegato Paccione – del primo anno effettivo di raccolta domiciliare porta a porta nel Comune di Casamassima, a seguito dell’aggiudicazione della gara indetta dai Comuni della Aro Bari 5 per la individuazione del gestore unico, e pertanto la decisione assume particolare importanza con riferimento alle corrette, ed immutate, metodologie di definizione delle tariffe, che devono coprire tutti i costi afferenti il servizio di gestione e non possono essere di fatto “derogate” in conseguenza dell’avvio di un diverso modello di raccolta dei rifiuti, con la inammissibile giustificazione di assenza di dati storici comparabili”.

“Il giudice amministrativo – ha proseguito – nella fase di primo grado, ha accolto i plurimi motivi di illegittimità degli atti impugnati individuati dai ricorrenti, principalmente ravvisando la violazione della normativa in materia che prevede la corretta metodologia per la definizione delle tariffe nella parte in cui individua, quale (come viene riportato negli atti ufficiali, ndr) ‘fase necessaria del processo di pianificazione, l’analisi comparativa dei costi relativi all’esercizio concluso e quelli stimati per l’esercizio successivo’”.

In sostanza ‘il Piano economico finanziario – è riportato nella sentenza del Tar – ha imputato determinati costi all’esercizio 2017 omettendo di esporre il dato corrispondente dell’esercizio 2016’. Tanto ha impedito in radice di giustificare lo scostamento tra i due anni ‘in termini – cita ancora la sentenza – non solo contabili, mediante un prospetto comparativo, che in specie manca, ma anche in termini economico-gestionali che spieghino perché si è stabilito di affrontare un determinato onere in passato non previsto’.

Dalla sentenza emerge ancora che ‘in particolare, è stato imputato il costo del centro comunale di raccolta’ (ad oggi non realizzato), che rappresenta ‘una spesa d’investimento in conto capitale non riconducibile ai costi tipici indicati dalla normativa, la cui realizzazione e relativo impegno di spesa’, comunque, ‘non risultano approvati con formale delibera’, per cui ‘l’esposizione nel piano della relativa spesa è priva di titolo’.

Parimenti – citando un altro passaggio della sentenza – ‘privo di titolo è l’importo corrispondente a riduzioni della tariffa per asserite aree non servite, che si traducono in un costo e quindi una maggiore tariffa’ a carico dei ricorrenti, nonché di tutti i soggetti iscritti a ruolo Tari che non beneficiano di alcuna riduzione, senza che il medesimo costo risulti essere stato ‘stimato o evidenziato negli atti di gara’ per l’aggiudicazione del servizio. Infatti, afferma il giudice amministrativo, ‘la relazione al Pef riferisce che il servizio di raccolta dei rifiuti porta a porta è esteso a tutto il territorio del Comune di Casamassima’.

Infine, si legge ancora nella sentenza, la normativa in materia ‘prevede che le entrate derivanti dalla valorizzazione della frazione recuperabile dei rifiuti deve essere portata in detrazione ai costi di esercizio del servizio’.
 “Pertanto – ha fatto presente Paccione, sentenza alla mano – è ‘ingiustificata’ la omessa indicazione ‘del valore economico derivante dal recupero dei rifiuti riciclabili poiché né il Pef né la relazione spiegano perché il recupero dei rifiuti consentiva di ritrarre un’entrata nell’esercizio precedente’, con il sistema della raccolta stradale, ‘ma non in quello oggetto di pianificazione’, in cui è stato effettivamente avviato il nuovo sistema di raccolta domiciliare porta a porta, prescelto per il conseguimento proprio di tale obiettivo”.

Oggi il Comune di Casamassima (in fase di transizione elettorale tra primo e secondo turno) ha a disposizione 60 giorni dalla sentenza per proporre ricorso in Consiglio di stato.

Ricorso che, a nostro avviso, dovrebbe essere stabilito da un organo politico, cioè il nuovo sindaco (visto anche l’approssimarsi del ballottaggio) e non dal commissario. Motivo per cui l’avvocato Pappalepore non potrebbe, in questo momento, esprimersi sulla volontà – o l’opportunità – politica dell’ente. Proporre ricorso, infine, significherebbe, altresì, far gravare i costi ancora sui cittadini (tra errori amministrativi, parcelle legali, revisione possibile dei bilanci, presumibili ed eventuali danni erariali etc) che oltre al danno ravviserebbero la beffa. Spostare nel tempo un’azione legale potrebbe non significare necessariamente assoluzione. Noi, ovviamente, speriamo di sbagliarci. Con la sentenza del Tar il Comune di Casamassima viene anche condannato al pagamento delle spese di giudizio in favore dei ricorrenti.

Di seguito l’appello di Pierfrancesco Fais, primo riccorrente al Tar: “Noi non siamo contro chi ha commesso l’errore, ma siamo disponibili a collaborare per evitare altri errori e soprattutto che altri soldi dei cittadini vengano spesi”.

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