L’opinione. Chi può rispondere con una opposizione seria e credibile a questo governo?

L’opinione di Pino Gadaleta. Chi può rispondere con una opposizione seria e credibile a questo governo? Lo svuotamento della democrazia dei partiti e l’inutilità di appellarsi alla Costituzione.

di Pino Gadaleta

Finalmente si è costituito, secondo le regole democratiche, il nuovo governo italiano. Fondato dai vincitori delle elezioni M5S-Lega sulla base di un programma concordato, che, prevedibilmente, offrirà, a breve, spunti di polemica e di incomprensione sull’interpretazione dei contenuti.

È un governo “à là carte” dove il gradimento del sapore delle portate sarà dettato dal gusto dei commensali, che, come si sa, può essere diverso per ciascuno.

Ma noi ci accontentiamo… L’Italia ha finalmente un governo che le consentirà di ottemperare ad importanti scadenze nazionali ed estere, sperimentando la prova della sua consistenza. Possiamo essere fiduciosi o meno, ma tant’è! Vedremo.

Quello che stupisce è, invece, il ruolo dell’opposizione politica a questo governo, che si è insterilita su polemiche, su beffeggiamenti e sull’inconsistenza di alternative alle proposte del presidente Conte.

La mancanza di una valida opposizione scaturisce dall’esercizio di un vecchio sistema politico basato sul personalismo, sulle decisioni del capo supremo che, come hanno dimostrato i fatti, è miseramente fallito. Era un modo di fare politica in cui il potere era retto da un leader con potestà assimilabile a quella dei faraoni, da cui discendeva per autorità divina il diritto di governare cose, fatti e uomini.

Si è arrivati a tale modalità politica grazie a una sapiente e studiata manipolazione dei media che hanno alimentato il culto del capo, il qualunquismo, la possibilità che i cittadini potessero facilmente accedere ai beni di una società opulenta, ricca di offerte generose alla portata di tutti.

Per venti anni la politica italiana, di fatto, è stata influenzata dalle concezioni degli scritti di Gustave Le Bon, sociologo e psicologo francese, che ha influenzato generazioni di dittatori di destra e sinistra del passato, tra cui Hitler, Mussolini, Stalin, diventando la lettura preferita anche di leader nostrani.

Il pensatore d’Oltralpe ha, infatti, prefigurato la “manipolazione delle masse” come mezzo di controllo dell’opinione pubblica, e, di conseguenza, del relativo consenso.

Berlusconi e, in misura minore, Renzi, si sono avvalsi di tutte le tecniche di persuasione per ottenere voti favorevoli ai loro piani di potere.

Questo svuotamento di fatto della democrazia dei partiti e delle decisioni condivise, scaturite da una sana abitudine alla discussione costruttiva, spiega il motivo per cui, ora, l’attuale opposizione parlamentare al governo giallo-verde risulti debole ed insufficiente.

È perfettamente inutile tentare di rimediare a questa carenza costituendo schieramenti frontisti che si rifanno ai principi della costituzione, che è un bene di tutti, quindi anche della maggioranza, e tentano di ridicolizzare e sminuire le proposte governative.

Chi può rispondere con una opposizione seria e credibile a questo governo?

Certamente non possono farlo Berlusconi e Forza Italia, un partito nato sul post-Craxismo e sulla difesa degli interessi imprenditoriali del leader, nonostante lo stesso Berlusconi abbia assimilato le efficaci, ma manipolative tecniche della comunicazione, grazie alla sua frequentazione della formazione in Pnl.

Solo il Pd, in quanto partito storico e dalle lunghe tradizioni politiche, programmatiche e sociali, ha, invece, la responsabilità di creare un vero fronte di opposizione civile e democratico, atto a contrastare validamente il programma governativo, rivelandone lacune, difetti e contraddizioni.

Questa prospettiva sarà percorribile solo se si metteranno da parte le facili “narrazioni leopoldiane” che, a ben vedere, erano più suggestioni che proposte concrete di una politica riformatrice e di sinistra, fondata sull’uguaglianza e sul reale rispetto della Costituzione in tema di Welfare, che potesse rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale per consentire alla popolazione di accedere al benessere e a una esistenza dignitosa.

È qui che sta la scommessa del Pd: essere veramente propositivi su questi temi fondamentali della persona. È questo un compito che tocca alla nuova classe dirigente del Pd che nasca dai circoli e dall’impegno militante nel partito.

Non abbiamo bisogno di nuovi faraoni.

[Datum in San Raffaele, Ceglie Messapica, l’8 giugno 2018]

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