Casamassima, voto di scambio regionali 2015. Armando Giove assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa

Assolto Armando Giove, 49enne casamassimese, dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nel processo sul voto di scambio relativo alle elezioni regionali del 2015.

Armando Giove, 49enne casamassimese conosciuto negli ambienti politici locali, ritenuto il referente di Natale Mariella (candidato alle elezioni regionali del 2015 in supporto alla candidatura di Michele Emiliano), è stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Giove era accusato di aver accettato la promessa del clan di procurare voti, offrendo in cambio 70mila euro: rispondeva di concorso esterno in associazione mafiosa perché «mediante l’offerta di denaro e posti di lavoro», avrebbe «fornito un contributo concreto e consapevole al rafforzamento dell’organizzazione criminale» (la Procura della Repubblica aveva chiesto 12 anni di reclusione). Ma il processo si è concluso con l’assoluzione per associazione mafiosa e con una condanna a 2 anni 1 mese e 20 giorni per scambio politico elettorale.

La vicenda, da noi riportata nel dicembre 2016, vedeva coinvolto il clan Di Cosola e il processo di primo grado (celebrato con il rito abbreviato), relativo alla vicenda del presunto voto di scambio alle elezioni regionali del 2015, e che vedeva coinvolti presunti capi e affiliati del clan Di Cosola, si è concluso a fine maggio scorso con 23 condanne e 4 assoluzioni. Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Bari, Alessandra Piliego, infatti, ha condannato a pene comprese fra i 7 anni e gli 8 mesi e i 25 mesi di reclusione 23 imputati e ne ha assolti 4. Il processo era stato celebrato per associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, coercizione elettorale e corruzione.
Stando alle indagini della Dda di Bari, gli imputati, quasi tutti affiliati al clan Di Cosola, avrebbero tentato di condizionare l’esito delle ultime elezioni regionali in Puglia del maggio 2015 procurando voti, in cambio di denaro, a Natale Mariella (poi non eletto), candidato con la lista ‘Popolari’ a sostegno di Michele Emiliano.
In particolare, in alcuni comuni della provincia di Bari alcuni affiliati all’organizzazione criminale, fra i quali Michele Di Cosola, figlio del boss ‘pentito’ Antonio Di Cosola, nelle settimane precedenti le elezioni regionali avrebbero fermato persone per strada invitandole a votare Mariella “mediante l’esercizio della forze di intimidazione del clan” e con “minacce velate”, così “impedendo il libero esercizio del diritto di voto”.

Il processo si è celebrato eccezionalmente in un’aula del Palagiustizia di via Nazariantz, dichiarato inagibile nei giorni scorsi. Al primo piano del Tribunale in fase di sgombero, il giudice ha letto la sentenza chiedendo agli imputati detenuti il consenso a restare nel palazzo.

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