La follia democratica italiana (il ritorno gradito di Pino Gadaleta dopo l’incidente)

Accogliamo con emozione e gioia il primo pezzo del nostro Pino Gadaleta, opinionista della nostra redazione, del post incidente: direttamente dalla riabilitazione. Ben tornato Pino!

di Pino Gadaleta

É un bene che la sortita di Mattarella di non accettare alcuni nominativi proposti dal nascente governo 5S-Lega, come da sue prerogative istituzionali, abbia sollevato una giusta reazione in difesa dei suoi compiti fissati dalla Carta costituzionale. Ma tutto questo rischia di trasformarsi in una polemica polverosa e pretestuosa, in quanto il vero problema non è Mattarellla e le sue prerogative istituzionali, ma il fatto che praticamente l’Ue ha cambiato il primo articolo della costituzione italiana: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.

L’UE l’ha cambiato e lo ha stravolto, confermando che “l’Italia è una Repubblica fondata sul debito pubblico”.

Dieci anni di austerità e di ridimensionamenti della spesa pubblica, con pesanti ricadute sulla crescita sociale ed economica del nostro Paese, non hanno risolto i problemi degli Italiani che si sono sempre più impoveriti sino a evitare di fare figli e formare nuove famiglie. In quest’ultimo decennio, invece, agli Italiani non è mai stata mai raccontata la verità, contrabbandando finte riforme, come la legge Fornero, la Buona scuola e il controverso Job act come veri e propri tagli alla spesa del Welfare.

Basta visitare in Puglia gli ospedali, gli ambulatori e tutto l’apparato sanitario per capire sino in fondo la devastante incapacità dei governatori che tagliano la spesa sanitaria indiscriminatamente, non razionalizzando la distribuzione delle scarse risorse finanziarie.

Così facendo Il Bel paese è stato consegnato a un coma demografico irreversibile, se non si corre immediatamente ai ripari. Ma l’Italia, essendo sempre un paese fondato sul debito pubblico, piú che a risolvere i bisogni della popolazione deve garantire gli investitori che esigono conti in regola e, quindi, tagli ai servizi sociali.

Il risultato elettorale del 4 marzo, con il successo della Lega e dei 5 Stelle, è stata una chiara risposta dei cittadini italiani che la politica pro debito pubblico mostra sfacciatamente tutti i suoi limiti sociali, politici e, soprattutto, democratici. Questo ha finito per pesare anche nelle scelte di Mattarella che non ha potuto avallare le elezioni di ministri critici nei confronti della politica della Ue.

La Germania con il cambio del marco, operato con l’Europa unita, a suo tempo, ha realizzato indubbi vantaggi commerciali, così come la Francia, mentre l’Inghilterra, non godendo degli stessi vantaggi si è tirata fuori con la Brexit. Quindi, tutte le politiche attuate fin qui da Barlusconi, Monti e Renzi hanno aggravato la sudditanza e definitivamente messo in posizione supina il nostro stato  nei confronti dei grossi interessi economici e politici dei paesi più avvantaggiati e forti dell’Ue.

Il varo del nuovo governo Cottarelli, famoso per la “Spending review”, sarà una forma più edulcorata del governo Monti. In realtà, abbiamo rinviato solo il problema, ma ad ottobre, quando si andrà a rivotare, il successo dei movimenti politici antieuropei sarà ancora più clamoroso, a meno che l’Ue riporti l’Italia a essere una Repubblica democratica fondata sul lavoro, sulla sussidiarietà e sulla sua piena sovranità.

Il debito pubblico di tutti i paesi europei, non solo di quello italiano, va risolto con politiche economiche che tengano conto di chi attraverso il debito pubblico si è arricchito, aumentando gravemente la forbice delle disuguaglianze. Altro che andare a fare i comizi, se pure giustamente, a favore della Costituzione! Tutto questo blaterare a vuoto serve solo a buttare fumo negli occhi. Il problema va affrontato alla radice per uscire da questa giustificata follia democratica, tutta Italiana!

[Datum in Fondazione San Raffaele, Ceglie Messapica, 29 maggio 2018]

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