Genitore offende l’insegnante: scatta il risarcimento dei danni per oltraggio a pubblico ufficiale

Risarcimento dei danni per l’insegnante che viene insultata (e/o diffamata) dai genitori. Lo ha deciso la Cassazione: trattasi di oltraggio a pubblico ufficiale.

di Barbara De Lorenzis*

Si assiste oramai a un clima scolastico che si dipana davanti ai nostri occhi come un ambiente nuovo, diverso da quello che c’era una volta. La scuola oggi è diversa, impostata da criteri differenti rispetto al passato. In questo contesto in cui si osserva con estrema attenzione la figura dell’alunno e i suoi diritti, si assiste a un progressivo contenimento del ruolo dell’insegnante, oggi sempre più caricato delle responsabilità da un lato di traghettare un alunno verso il giusto risultato, dall’altro esaltare le sue capacità e le sue qualità. In tutto ciò, si ha la strana quanto erronea percezione che un insegnante non conti poi tanto, che un docente sia mera manovalanza.

Spesso i genitori non usano mezzi termini: un voto negativo o una punizione inflitta ai loro figli viene interpretata come un’offesa. Non pensano che quasi sempre sono la normale conseguenza di una preparazione inadeguata o un mezzo di correzione di comportamenti sbagliati. A volte passano anche alle vie di fatto. Spesso si presentano davanti ai docenti dei figli con aria di sfida. E arrivano a minacciare o insultare gli insegnanti, rei di aver osato a giudicare in modo negativo i figli. Nulla di più sbagliato, giacché un docente costituisce un pubblico ufficiale.

Anche gli insegnanti delle scuole pubbliche lo sono, così come ha ribadito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15367/2014, che ha ribadito la qualità di pubblico ufficiale per l’insegnante nell’esercizio delle sue funzioni non circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma esteso “alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri dei genitori degli allievi” riconoscendo tutti gli elementi del reato di oltraggio a pubblico ufficiale a carico di un genitore.

Nell’attuale periodo e in considerazione del clima di intolleranza e violenza (non solo verbale), in cui vivono gli insegnanti, è nuovamente intervenuta la Cassazione a conferma del fatto che diffamare e denigrare gli insegnanti è un comportamento idoneo a ledere la reputazione, l’onore e la dignità degli educatori, in contrasto con valori e principi di rango sia costituzionale che sovranazionale.

Per la Cassazione, dunque, il genitore è tenuto al risarcimento dei danni provocati dalla sua condotta gravemente diffamatoria nei confronti di un insegnante.

È quanto ha stabilito la Terza sezione civile, nell’ordinanza n. 9059/2018 accogliendo il ricorso di un’insegnante, in questo caso di scuola elementare, che aveva chiesto di essere risarcita dei danni da lei patiti a seguito della condotta gravemente diffamatoria ripetutamente tenuta da un genitore nei suoi confronti.

La vicenda. Nel corso dell’anno scolastico 1993-94, la donna era stata ingiustificatamente e violentemente contestata da alcuni genitori, in particolare dal convenuto il quale l’aveva, tra l’altro, descritta come “un mostro” al cospetto degli altri genitori nel corso di una riunione e come un “soggetto poco raccomandabile”.

Ancora, il padre dell’allievo aveva inviato numerose lettere alla direttrice didattica dell’Istituto, attribuendo all’insegnante comportamenti particolarmente gravi nei confronti dei bambini e, nei confronti della donna, era arrivato anche un fax, a firma del figlio (seppur evidentemente attribuibile al padre) in cui l’alunno accusava la maestra di avergli dato del pazzo, di averlo umiliato di fronte ad altri bambini, di aver detto parolacce e di essere bugiarda. Come conseguenza di tali accuse, l’insegnante era stata sottoposta a valutazione psichiatrica medico-legale e sospesa dal pubblico servizio a causa del procedimento penale (per i reati di cui agli artt. 572 e 582 c.p.) a cui era stata sottoposta e poi assolta per insussistenza del fatto.

Di questa vicenda intricata aveva altresì dato ampio risalto la stampa locale e, pertanto, la maestra era stata trasferita d’ufficio presso un’altra sede. Per tutti questi motivi la donna aveva agito in giudizio, ma sia il Tribunale che la Corte d’Appello respingevano la sua domanda, sottolineando, in particolare, l’insufficienza del quadro probatorio atto a dimostrare il comportamento illecito e lesivo della reputazione dell’attrice attribuito al genitore convenuto.

Di diverso avviso la Cassazione che, accogliendo l’impugnazione della donna, ha invece affermato la responsabilità risarcitoria del genitore per la violazione della reputazione, l’onore, la stessa dignità dell’insegnante, così ledendo valori e principi di rango sia costituzionale che sovranazionale.

A conferma che l’attività dell’insegnante, in quanto pubblico ufficiale, merita rispetto sia da parte dei genitori (e ovviamente da parte degli alunni) come dagli stessi suoi diretti superiori.

*rubrica legale a cura dell’avvocata

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