Cosa non ha compreso il Pd di Renzi? Analisi dello stallo che porta a nuove elezioni

Nuove elezioni pare essere l’orizzonte politico possibile a breve termine se le forze politiche non abbandoneranno la propaganda per sposare la responsabilità sociale.

di Pino Gadaleta

La Sinistra storicamente si rifà alla componente più rivoluzionaria che negli Stati generali della Rivoluzione francese (1789) sedeva alla sinistra del Presidente dell’Assemblea, in contrapposizione alla Destra e al Clero che sostenevano la Monarchia (Luigi XVI).

In Italia la Sinistra iniziò con il governo Depretis (1876) che s’ispirava al pensiero di Mazzini e Garibaldi, nel Novecento con l’avvento delle ideologie socialiste, la Sinistra si caratterizzò con formazioni politiche Socialiste, della Sinistra liberale e del Cattolicesimo democratico.

Con le recenti elezioni del 4 marzo del 2018 questo schema, molto semplificativo, è saltato. Il risultato elettorale ha, infatti, premiato con il 33% il Movimento 5s che fonda il consenso su una piattaforma elettronica intitolata al filosofo francese Rousseau, autore del Contratto sociale (1762) in cui sosteneva una società equa e che il popolo sovrano deteneva il potere legislativo essendo suddito di se stesso.

La rappresentanza per i pentastellati è esercitata, grazie alla tecnologia e alla rete, a un computer che registra la volontà “politica” con un clik. Restano ovviamente tutti i dubbi, un prossimo futuro, su una “democrazia” gestita da una intelligenza artificiale.

Siamo di fronte a un fenomeno che si chiama riduzionismo, un metodo che in generale sostiene che gli enti, le metodologie o i concetti di una scienza debbano essere ridotti a dei minimi comuni denominatori e alle forme più elementari possibili.

Di Maio con le sue aperture e chiusure politiche è stato coerente con il superamento dello schema “Destra-Centro-Sinistra” e loro relative ideologie e programmi. Ovvio che un suo possibile alleato complementare può essere solo un Partito sovranista (Lega) che contesta il sistema più che un Partito che si rifà a una storicizzazione del pensiero politico e sulla democrazia fondata sulla rappresentanza reale e partecipata.

È un discorso che richiede opportuni approfondimenti, ma non è questa la sede.

Questa è la sfida che doveva raccogliere il Pd, unica realtà significativa, in termini di consenso, di un Partito politico in sintonia con la nostra Costituzione (art. 49).

La sconfitta devastante del Pd alle recenti elezioni non è stata valutata con l’importanza che meritava e consegnata a una generica causa d’incomprensione da parte degli elettori e dell’opposizione interna. Questo per consentire al responsabile della storica sconfitta, Renzi, di continuare a esercitare di fatto il suo ruolo di dominus nel Partito.

L’altro dominus del centrodestra, Berlusconi con Renzi, sono alla base del successo elettorale di 5s e Lega e della conseguente instabilità politica e il ricorso a nuove elezioni.

Cosa non ha compreso il Pd di Renzi? Il malessere dello stato sociale del Paese, l’irriducibilità delle disuguaglianze che hanno incrementato un deficit di consensi nel popolo della sinistra, la crescente disoccupazione reale, non quelle drogate da “ottimistiche” statistiche tra le fasce generazionali più giovani, l’atteggiamento leaderistico del segretario del Pd cui la sconfitta del referendum non ha insegnato nulla. Le riforme? Tutte di stampo neoliberistico in ossequio alla riduzione della spesa del welfare, o declinate per favorire la riduzione dei costi dei servizi e del lavoro.

Ora anche l’Ocse, (Convenzione sull’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, costituita da 35 nazioni) è arrivata a suggerire all’Italia di perequare le forti disuguaglianze con un provvedimento eccezionale quale la Patrimoniale. Questo evidenzia come i Governi Renzi, poi Gentiloni, hanno attuato politiche in direzione opposta a quella che è la domanda e il bisogno sociale del Paese.

Il Pd su questi interrogativi continua a tacere rinunciando, di fatto, alla sua vocazione originaria di Partito della sinistra riformista, si è avvitato, invece, in una strategia di contenimento del dissenso sociale ed elettorale nei suoi confronti, rinunciando a un azzeramento di un gruppo dirigente che ha fallito la sua mission di Partito e di Governo.

Il Pd, invece di consegnarsi a una specie di improduttiva catarsi, deve avere il coraggio di rilanciare i suoi principi fondatori del socialismo riformista e del cattolicesimo democratico con facce nuove e credibili e porre fine alle suggestioni macronistiche del renzismo. Pena la sua definitiva marginalizzazione.

[nell’immagine Salon de Madame Geoffrin]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...