Casamassima, Luciano Violante: “Bisogna tornare alla fiducia. Il sospetto distrugge. Sono fiducioso per il futuro, passerà”

Luciano Violante si è detto ottimista: “Ci sono stati momenti peggiori in Italia, ma in qualche modo ne siamo sempre usciti”. E poi: “Meglio scegliere la fiducia che non la logica del sospetto, che divide”.

di Marilena Rodi

Una lectio magistralis, di quelle che fanno bene a cuore e cervello. Luciano Violante questa mattina è tornato a Casamassima, ospite della nostra testata giornalistica e della Fondazione Mons. Sante Montanaro. L’evento di stamattina presso l’auditorium dell’Addolorata, organizzato per celebrare la Giornata la memoria delle vittime di mafia e la Giornata mondiale della libertà di stampa, aveva come tema la democrazia. Democrazie senza memoria è il saggio che Violante ha pubblicato con Einaudi nel 2017 ma che in alcuni passaggi sembra scritto ieri.

È raro – aggiungiamo noi – che un politico si esprima con il linguaggio della verità, ed è altrettanto raro che decida di esprimersi senza ansia da prestazione. Violante ha (di)smesso i panni del parlamentare 10 anni fa, da quando cioè, dopo la caduta del governo Prodi II, in vista delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, dichiarò di non volersi più ricandidare per rispettare il ricambio generazionale perseguito dal segretario del Partito democratico Walter Veltroni. “Il problema di Renzi – ha spiegato a un certo punto a proposito di esercizi democratici, rispondendo a una domanda dell’ex sindaco di Casamassima Michele Fiermonte – è Renzi. È lui il suo peggior nemico. Credo che sì, il referendum sia stata un’occasione persa per rendere stabile un sistema democratico come quello italiano. Il referendum si è trasformato in un voto contro Renzi”.

“In Italia – scrive nel libro – è stato Matteo Renzi il primo uomo di governo a presentarsi come portatore di una visione di rinnovamento incentrata sulla critica radicale a tutto quanto lo aveva preceduto. I leader precedenti andavano ‘rottamati’: sindacati, partiti e corpi intermedi erano parte costitutiva del sistema responsabile della crisi italiana; chi aveva governato prima di lui aveva solo perso tempo. Queste critiche, non tutte fondate, provenivano in questo caso da chi a quel sistema non era mai appartenuto”.

E in riferimento alle critiche, alla dialettica aspra che interviene attualmente nel dibattito politico, al ricorso alla volgarità linguistica, e al ‘parlare alla pancia’, ha spiegato il fenomeno Trump. “Durante la campagna elettorale per le presidenziali – ha raccontato – ero negli Stati uniti e mi trovai a un comizio di Trump e uno di Clinton. Ascoltavo Trump e facevo fatica a seguirlo, ma al di là del colore del suo discorso, Trump parlava ai bianchi, poveri e disoccupati dell’America. Clinton parlava il politicamente corretto, sì, ma parlava di integrazione, migrazione, omosessuali.. non parlava ai bianchi, poveri e disoccupati. E poi abbiamo visto com’è andata a finire”. “I politici – ha stigmatizzato spiegando la legge elettorale in Italia, ma riprendendo il concetto sull’elettorato – non sono più capaci di ascoltare il dolore della gente. E quando sei troppo distante dalle persone succede quello cui stiamo assistendo oggi”. “Occorre – ha anche aggiunto – tornare al concetto di comunità, ma senza sospetto. Quello che tiene insieme le persone è la fiducia: il sospetto divide“.

“Tuttavia – ha concluso – sono fiducioso. In Italia abbiamo passato momenti ben peggiori, ma in qualche maniera ne siamo sempre usciti”.

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La scuola di formazione politica lanciata dalla presidente della Fondazione, Nica Ferri, probabilmente potrà rappresentare un primo strumento di ricucitura tra i cittadini che scelgono di vestire i panni civili e i cittadini che per vocazione, per chiamata, per passione o per spirito di servizio vorranno intraprendere un percorso di conoscenza che possa attrezzarli alla gestione della cosa pubblica.

Ad accoglierlo con un saluto istituzionale, la sub commissaria del Comune di Casamassima Gianna Zampetta e Nicola Viniero, consigliere comunale del Comune di Sammichele, oltre ai numerosi rappresentanti politici locali e i funzionari pubblici.

Durante la manifestazione sono anche stati consegnati degli attestati di riconoscimento a realtà locali che quotidianamente resistono e investono sul prodotto locale: “Per la resistenza sul territorio, la lotta per l’autenticità del prodotto locale e per la visione imprenditoriale su Casamassima“, è, infatti, la menzione per le attività produttive Cantine Lattavino (per la quale ha ritirato il riconoscimento Giovanni Palmieri), Gaia Agricolture (per la quale ha ritirato il riconoscimento Giovanni Gangai), Masseria delle monache (per la quale ha ritirato il riconoscimento Francesco Villari), Naturalbio (per la quale ha ritirato il riconoscimento Patrizia Manzari), Ottava meraviglia e Panetteria del corso (per la quale ha ritirato il riconoscimento Tommaso La Cecilia)che hanno predisposto la degustazione finale di prodotti biologici. Le attività sono tutte socie dell’associazione Food life, realtà con l’obiettivo di tutelare la sana alimentazione e di lottare contro la contraffazione del prodotto locale: “Per la capacità di aggregazione, per la valorizzazione del prodotto biologico locale e per la tutela della sana alimentazione attraverso la sensibilizzazione“, la menzione sull’attestato consegnato al presidente Piero Loprieno.

Tra le realtà locali impegnate nel sociale e tra i giovani, l’associazione culturale 1984 Arci, il cui presidente Gianni Maggio, ha ritirato il riconoscimento con questa menzione: “Per il desiderio di legalità e il desiderio di istituire con Libera un presidio di legalità sul territorio. Per la speranza che rappresentano a Casamassima“.

Infine una menzione speciale per il concittadino Vito Rocco Iacovelli, ex Gico, oggi docente di Legislazione e tecniche operative in materia di criminalità organizzata, stupefacenti e polizia di sicurezza presso la Scuola di formazione Allievi Finanzieri di Bari, in particolare ai corsi di Allievi Vicebrigadieri e di Allievi Marescialli, e Comandante di un plotone Allievi vicebrigadieri della Scuola di Bari: “Per il percorso eccellente e i risultati raggiunti in squadra; per la dedizione al lavoro e la segretezza. Per 30 anni si è occupato di mafia“.

[foto di Domenico Lavolpe]

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