Imperium fiat. Rinunciare alle ideologie in cambio della democrazia elettronica?

Cosa ne sarà della politica come fattore di equilibrio? Stiamo marciando verso gli accordi sui fatti? La Terza Repubblica in uno scenario in cui la democrazia elettronica va prevalendo.

di Pino Gadaleta

Siamo di fronte a vari tentativi dei commentatori politici per interpretare se esistono fatti che possano finalmente sfociare nella formazione di un governo.

Gli interpreti di questa inconcludente sceneggiata politica sono i due vincitori M5s e Lega e i due sconfitti Pd e FI, i cui leaders, Renzi e Berlusconi, non avendo compreso ancora i motivi e le cause della loro sconfitta, non si rassegnano a passare il tempo ai giardinetti, e complici, si dedicano al gioco d’interdizione. È evidente che il loro obiettivo comune è di non tornare a votare subito, bensì quello di costringere Mattarella a formare un Governo del presidente o di garanzia. Berlusconi ormai lo chiede da qualche tempo, avendo imbavagliato il suo socio di maggioranza Salvini, ridotto al ruolo dello “scolaretto al Quirinale”.

A chi sa vedere gli sviluppi di questo angosciante connubio (Nazareno bis), sa bene che, di fatto, saremmo di fronte a un governo politico centrodestra-Pd, sotto la maschera di “governo di responsabilità nazionale”, magari con premier come Giorgetti o Zaia per zittire Salvini.

Molto dipende da come si svilupperà il dibattito alla Direzione del 3 maggio del Pd, dove Renzi farà valere la sua golden share sia nel partito, sia nei gruppi parlamentari. L’errore fondamentale di Martina e della minoranza è di non aver affrontato una discussione approfondita sui motivi della débacle renziana con i suoi “cento punti programmatici”. Questo avrebbe portato Renzi a illuminare le sue intenzioni macroniste. L’alternativa è un Governo balneare per rivotare a ottobre con la speranza di una nuova legge elettorale. I capi politici saranno disposti a rinunciare al loro potere di nominare i deputati?

E lo spiraglio aperto da un confronto Pd con Di Maio? Se nella Direzione del Pd non passa questa linea in modo convinto, senza se e senza ma, rinunciando al prosieguo di alcune riforme discutibili dell’uomo di Rignano, sarà chiuso. Amen.

Torniamo a noi.

Di Maio che recita con disinvoltura e bravura un copione scritto dalla Casaleggio e associati, ha affermato che siamo di fronte a una nuova fase politica, fatta di pragmatismo e realismo. Una Terza Repubblica che ha frantumato la storia della politica come la conosciamo.

Ha ragione, ma in parte. La democrazia concepita da Montesquieu (1700) e poi dai principi di Bentham e Mill (1800), che stabilirono che un governo per ottenere consenso deve: fornire assistenza, produrre abbondanza, favorire eguaglianza, garantire la sicurezza Stuart Mill (1850) aggiunse il concetto di Libertà.

In seguito ci fu la disputa tra Weber e Marx (1900), il primo sanciva la necessità di governare la “necessaria” disuguaglianza tra le classi sociali, il secondo condannava il profitto come risultato dello sfruttamento delle classi subalterne.

Vilfredo Pareto (1900) ha sostenuto che l’ideologia è un atteggiamento radicato nello spirito umano. Se è così, allora è comprensibile che il venir meno delle ideologie particolari non significhi la scomparsa della tendenza ideologica.

Domando a Di Maio e a tutti quelli che hanno brindato alla “fine delle ideologie” (Daniel Bell 1960), dobbiamo mandare al macero tutti questi secoli in cui il pensiero umano ha disegnato, progettato e realizzato una ragione dello stare insieme in modo civile e sussidiario? In cambio di cosa? Della “democrazia elettronica”?

Vale un concetto espresso da un esperto in comunicazione digitale, Daniele Pitteri, che scrive: “…La democrazia elettronica è un sogno alimentato dallo sviluppo vertiginoso delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione: la possibilità di generare un radicale cambiamento delle democrazie, trasformandole da sistemi basati sulla rappresentanza a sistemi centrati sulla partecipazione diretta alle scelte politiche..”. Un sogno, tuttavia, che rischia di essere al tempo stesso un equivoco: le nuove tecnologie, se da un lato includono e promuovono la partecipazione, dall’altra escludono e dividono…”.

Avremo un novello Robinson Crusoe che attende il suo Venerdì con cui realizzare un rapporto basato sull’”uno vale uno”, e sulla suddivisione dei ruoli, ma a ben vedere è una dialettica ‘servo/signore’.

Se questo è il futuro scenario politico che è alla base della Terza Repubblica, i frutti saranno acidi e nocivi per il popolo. Avremo accordi sui “fatti” con l’abdicazione della politica come fattore di equilibrio.

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