Santo Graal, continua la leggenda. Castel del Monte, tempio laico di iniziazione esoterica

Castel del monte, un tempio laico di iniziazione con riti esoterici tra cappelle mariane e soldati in armi. Continua il racconto nella ricostruzione del cammino templare e del Santo Graal.

di Pino Gadaleta

Prima di intraprendere il viaggio verso Castel del Monte, i 13 cavalieri Templari furono ospitati nella loro domus barese di s. Apollinare situata nei pressi del Castello di Bari. Era re di Napoli Carlo II detto lo Zoppo (1256-1309) che fu molto munifico verso la basilica di S. Nicola. Il sovrano, infatti, quando era prigioniero in Sicilia sognò S. Nicola che gli annunciava la prossima liberazione, e così fu (1288). Per questo il re Angioino fu particolarmente devoto a s. Nicola, considerato protettore dei carcerati. Grazie a una speciale concessione papale, l’Angioino gestiva personalmente la Basilica del Santo di Myra con munifiche donazioni e con l’affidamento di importanti feudi (Rugliano, Sannicandro, Grumo). Commissionò l’allestimento di due sepolcri a giuristi baresi, Roberto Chiurlia, presso il portale dei leoni, e Sparano da Bari, presso il portale meridionale, e l’affresco della Crocefissione nell’abside della cappella di san Martino (1304), il cui autore, Giovanni da Taranto, è passato alla storia per la sua poco fortunata avventura di viaggiatore derubato e “mazziato”.

Sul portale angioino che segna l’ingresso nel piazzale della Basilica dal lato della città vecchia, sono visibili ancora oggi gli stemmi del casato angioino.

S. Maria di Calentano a Ruvo

I 13 cavalieri templari ripresero il viaggio e approfittando dell’ospitalità concessa loro dai frati della Basilica, preleveranno dal Castello di Sannicandro agili e fresche cavalcature. Si portarono verso Ruvo, a Santa Maria di Calentano, e poi via per Castel del Monte.

Castel del Monte, in epoca angioina, si presentava dotato di bertesche e quattro guardiole innalzate sulle torri ottagonali e dotato di inferriate. Vi era una cappella Mariana cui Carlo I (1226-1285), nel febbraio 1269 aveva donato due once d’oro per il suo abbellimento.

Il Castello era custodito da un castellano, un milite, cioè un cavaliere, con una guardia composta di una trentina di servientes pagati con due tarì per il castellano, per i servientes quattro grani il giorno. Un tempio laico di iniziazione con riti esoterici tra cappelle mariane e soldati in armi.

Questo maniero federiciano, grazie al suo unicum in pianta ottagonale, è stato fonte di allampanate teorie, invenzioni ellissoidali, vagheggiamenti mistici.

Secondo una fortunata ben documentata teoria, Castel del Monte era stato progettato per essere un “centro benessere” che utilizzava acque rese tiepide dal fuoco dei camini presenti in alcune sale. Acque prelevate da un torrente che scorreva a circa 500 metri più in basso, con qualche meraviglia idraulica a noi sconosciuta.

Similmente esiste una costruzione ottagonale, di epoca romana, con funzioni termali in Turchia, a Hierapolis.

Sorprendente, poi, il riferimento di Castel del Monte a una illustrazione del codice di Voynich, un manoscritto indecifrato e misterioso del XV-XVI secolo, e da alcuni ritenuto un falso. Torniamo al nostro racconto.

I Cavalieri giunsero al castello prima del tramonto. Il Castellano aprì loro le porte per ospitarli. Dopo al sorgere della luna piena, si recarono al primo piano, nella sala del trono, e attesero che un raggio della luna penetrasse dal foro centrale della lunetta superiore della bifora. Sul pavimento si disegnò un cerchio di luce; in quel punto i Rossocrociati depositarono il Graal, e inginocchiatisi, recitarono otto orazioni per ringraziare la Madonna della Luce per la protezione della loro missione.

Federico II, tra i suoi molteplici interessi, pur essendo miope, così come lo descrive il cronista arabo coevo Ibn Wasil (1228 e il 1229), coltivava quello per l’astronomia. Per questo interesse suo fidato consigliere era Michele Scoto che Dante, nella Divina Commedia lo colloca all’Inferno: Quell’altro che ne’ fianchi è così poco, Michele Scotto fu, che veramente de le magiche frode seppe ‘l gioco… Insomma un tipo da non prestargli molta fede.

Mentre alcuni studi considerano il Maniero murgiano un calendario astronomico, una specie di Sthonenge medievale, grazie a una lettura complicata con una di serie di calcoli astronomici e simmetrie particolari, invece, molto semplicemente, Castel del Monte è un almanacco lunare!

Il Castello, infatti, ha otto lati, otto torri, come otto sono le fasi lunari!

I Templari, il giorno dopo ripresero il viaggio scortando la loro reliquia per fare tappa a Venosa, e di lì, proseguire per Parigi.

[la prima puntata]

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