Mattarella, a che punto siamo. Asse sotterraneo Renzi-Forza Italia col Berlusconi show

Mattarella e la vetrata sul giro di consultazioni: nulla di fatto, si ricomincia. Intanto Renzi fa asse sotterraneo con Forza Italia e Berlusconi fa lo show davanti ai giornalisti.

di Pino Gadaleta

La sceneggiata della vetrata al secondo giro delle consultazioni del presidente Mattarella ha rinviato la soluzione per dare al paese un Governo in grado di rappresentare l’Italia in strategici consessi europei in scadenza e consentire all’Italia di onorare i suoi impegni in ambito Nato e Alleanza atlantica.

Quando sembrava che l’asse 5s e Lega potesse apparecchiare un tavolo decisivo per le trattative finalizzate alla formazione di un governo, è emerso, invece, l’asse sotterraneo Renzi–FI che ha bloccato tutto.

Subito dopo, Renzi ha richiesto il rinvio dell’assemblea del Pd del 21 aprile con lo scopo di guadagnare tempo in vista di futuri sviluppi durante l’assegnazione di un incarico esplorativo per consentirgli di evitare di consegnare all’imbalsamazione i due grandi sconfitti di questa tornata elettorale.

Risultato: congelati sia Martina, che resta in sella, ma sub judice renziano, che Salvini, che dovrà risolvere i suoi rapporti con il padrone di Mediaset il quale si è affrettato ad horas, a licenziare dalle sue testate televisive giornalistiche Belietro, Giordano e Del Debbio che si preparavano a tirare la volata al duo Salvini e Di Maio.

Mattarella proverà a districare la situazione con un preincarico in base allo spirare del vento. Altro tempo, altro giro.

La dichiarazione di Salvini al Quirinale con le immagini di un Berlusconi che si inventa regista e scenografo, rappresentano, per chi fa formazione nella Comunicazione intersoggettiva, un esempio di scuola eccezionale.

Il conteggio delle dita di Berlusconi ha consegnato l’immagine di un Salvini ridimensionato allo scolaretto che legge un dettato, l’aggiustarsi il colletto e la cravatta mentre il leghista legge la posizione della coalizione sulla fedeltà all’Alleanza occidentale e nel contempo al rispetto di Putin, sta a segnare che Berlusconi è il garante di questa posizione. Ma tanti sono i segnali da interpretare, il tamburellare le dita, il mettersi prono sul tavolo, il mettere da parte, in modo perentorio, la Meloni per impossessarsi del microfono, per suggellare la sua perfomance con il richiamo all’abc della democrazia, denota la familiarità dell’uomo di Arcore con la comunicazione e il suo passato addestramento con la Pnl. Non è avanspettacolo, ma quasi, e se non lo è, è perché possiede patrimoni economici e televisivi che gli permettono di influenzare l’opinione altrui. Una facezia che ha sotterrato l’asse della Lega con i 5s.

La situazione internazionale è solo un corollario, le urgenze sono altre per l’Italia. Il Pil in calo, un milione di studenti in meno in 10 anni, risultato del coma demografico in cui siamo avviatati, l’Ocse – che non è un ente paracomunista – che certifica l’aggravarsi delle disuguaglianze in Italia tanto da arrivare a suggerire una patrimoniale, sono i risultati che scontiamo di politiche neo-liberiste, di riforme avventate; questo perché il Pd si è alimentato dell’imborghesimento di una sinistra che ha rinunciato ai suoi principi di uguaglianza economica e sociale.

Il rischio è di tornare al punto di partenza senza dare risposte al risultato elettorale che ha sancito il fallimento di queste politiche che, invece, il “neo-populismo” ha promesso di dare, che comunque resta tutto da verificare.

Se andiamo a leggere la Storia d’Italia scopriremo che la crisi degli anni Venti e l’avvento del fascismo furono il frutto di situazioni economiche e sociali con aspetti riconducibili a quelle odierne, con uno scenario internazionale pronto alla belligeranza e a politiche superprotezionistiche. Solo che ora il paese ha tutti gli anticorpi perché non si crei uno sbocco autoritario.

Stupefacente la dichiarazione finale di Salvini rilasciata ai giornalisti dopo l’uscita dal Quirinale: “Non ci resta che incontrarci al Vinalty”. Appunto, magari un bel bicchiere di Amarone o di Primitivo chissà possa riconciliare e convincere gli sconfitti a farsi da parte. Prosit.

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