I ‘lor signori’ non hanno ancora compreso che il paese vuole equità e soluzioni. Lo stallo dell’Italia

I ‘lor signori’ non hanno ancora compreso che il paese vuole equità e soluzioni. Lo stallo dell’Italia tra Pd inchiodato su Renzi e centrodestra ancorato a Berlusconi.

di Pino Gadaleta

Il primo giro di consultazione del presidente Mattarella è andato. Il teatrino della “vetrata” è stato solo il primo atto. Tutti si sono rivelati “personaggi in cerca di autore” con un proprio canovaccio. Avremo il secondo tempo e probabilmente i supplementari. Del resto anche in altre democrazie i tempi per formare un governo sono stati biblici (Spagna, Belgio, Germania). Dobbiamo purtroppo conciliare con l’inconciliabile, superando diaspore e scomuniche reciproche, redigendo “accordi di programma”, cioè sottoscrivere provvedimenti da realizzare.

Sullo sfondo resta la questione della sconfitta del duo Renzi-Berlusconi, che come figure molecolarmente scoordinate influenzano pesantemente il dibattito politico sul tema di eventuali alleanze. Turbolenze che non trovano pace perché entrambi non si rassegnano al ruolo dei veri sconfitti di questa tornata elettorale.

Eppure dopo Caporetto, Diaz sostituì Cadorna, e di lui non se ne sentì più parlare, dopo Waterloo Napoleone fu esiliato a sant’Elena. Invece i nostri, grazie al golden share nei rispettivi gruppi politici, tentano di ricucirsi un ruolo, come i sacerdoti haitiani bokor che conservano in fiaschette le anime altrui.

Renzi, assetato della sua ambizione, tanto da rivaleggiare con Menone di Tessaglia, e Berlusconi tartassato dagli interessi dei suoi dirigenti di Mediaset, hanno l’interesse, seppure divergente, l’uno di mettere il Pd sull’Aventino in modo da riservarsi il controllo di un partito schiacciato in una sterile opposizione per futuri sviluppi, l’altro per garantirsi un “controllo” e una presenza su un eventuale accordo con Di Maio.

Da qui nasce lo stallo di tutta la situazione e che obbliga Martina, con l’appoggio della minoranza interna del Pd, e Salvini, che ha avuto benefici berlusconiani, a contorsioni, repentini e bruschi cambi di direzione. Non è peregrina quindi l’ipotesi che si vada a rivotare, ma se questo avvenisse con il Rosatellum, alla fine si rischia di ottenere lo stesso scenario. È indubbio che la legge vada cambiata in prospettiva maggioritaria.

Il Pd, su cui pesa la maggiore responsabilità per sbloccare la situazione, andando a “vedere” le carte dei pentastellati, e poi capire fin dove è possibile favorire la nascita di un “governo di programma”, ora è in preda a un grande smarrimento.

Nel Pd l’analisi del voto risibile e prevalente, è che la sconfitta è causata dall’irriconoscenza degli elettori che non hanno “capito”, ahimè, le cose buone fatte per il Lavoro, La scuola, le banche, gli immigrati e tanto altro, dai governi Renzi-Gentiloni.

Insomma, Renzi è esente da macchia e da responsabilità, è come il prode Locro, figlio di Zeus, che per la colpa di essere nato da una relazione adulterina, le conseguenze mortali, per mano di Artemide, le subì la madre.

In campo berlusconiano non si è sviluppata alcuna riflessione, alla fine hanno pagato Brunetta e Romani, per decisione del “Capo”. E tutto è finito lì. Amen.

I “lor Signori” non hanno compreso invece che sono saltati tutti gli schemi della vision politica cui i telegiornali ci avevano abituato, sono saltate le clientele e i pacchetti di tessere che producono non più consensi, ma veleno e inquinamento nella normale vita politica di un partito (Dc e Psi insegnino), la stanchezza del “mantra” del “noi facciamo e noi faremo”, dell’enfasi di statistiche che non raccontano il paese reale. La morsa di dieci anni di sacrifici in ossequio alle imposizioni economiche dell’Ue, mentre la Germania si arricchiva, non ha risolto ancora le questioni economiche essenziali del paese.

Il futuro non si presenta roseo, anzi l’aria che tira nelle politiche internazionali, è peggiorata. Nei collegi del centro sud i 5S hanno superato il 50% dei consensi, al Nord l’efficientismo nordista ha sedotto la gran parte del mondo delle partite iva e dell’imprenditoria. Non è populismo o sovranismo ciò che ha vinto, è il grido di dolore di un popolo che vuole urlare alla Politica equità, fine delle divaricanti disuguaglianze sociali ed economiche, efficienza negli enti pubblici, moralizzazione della politica e del suo sottoprodotto che è la corruzione. A questo devono rispondere agli sconfitti e a questo sono chiamati a risolvere i vincenti. Non è vero che abbiamo poco tempo, la verità è che ne perdiamo molto per recitare il “rosario” dei politici.

Friuli e Molise permettendo.

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