Renzi punta a controllare un Pd di sua proprietà mentre si prepara un governo Lega-M5s. Mattarella avrà un bel da fare

Questione politica nazionale. Renzi punta a controllare un Pd che pensa di sua proprietà mentre si va preparando un governo Lega-M5s. Il presidente Mattarella avrà un bel da fare.

di Pino Gadaleta

Aspettavamo il risultato delle elezioni dei presidenti di Senato e Camera per capire la direzione che poteva prendere la formazione di un governo. Le geometrie politiche tradizionali che da circa settanta anni hanno utilizzato la politica nazionale, invece, sono saltate. In due giorni un accordo strategico tra i due leader che hanno registrato il successo elettorale, consegna, dividendosi le due più alte cariche dello Stato, dopo di quella del presidente della Repubblica.

Le Camere sono nel pieno delle loro funzioni, possono avviare le commissioni e soprattutto le consultazioni per la formazione del governo.

È tutto. Il resto sono chiacchiere per riempire le pagine dei giornali per descrivere pettegolezzi, gossip e scenari futuribili.

Il secondo aspetto è che le forze politiche che hanno guidato in tempi diversi il governo del paese, Pd e Forza Italia, ne escono ridimensionate e a rischio di marginalizzazione definitiva.

Il Pd, preso nella morsa renziana, limita il suo orizzonte politico a un’opposizione speranzosa, Forza Italia, in ostaggio alla Lega, è preoccupata solo del destino delle aziende del capo.

Esaminiamo la situazione. Sono possibili solo maggioranze trasversali, rispetto ai programmi elettorali dei partiti: Lega e M5s (348 alla camera e 170 al senato), Pd e Cdx (377 alla camera e 185 al senato), M5S e Pd (339 alla camera e165 al senato).

Un tentativo di alleanza tra Berlusconi e Renzi non è ipotizzabile e il loro maldestro tentativo di accordi preventivi per le elezioni dei presidenti di Camera e Senato sono stati prontamente seppelliti, creando in Forza Italia un terremoto e un repentino ripensamento del capo che ha “frantumato” le figure di Romani e Brunetta inviati sulla prima linea e ridotto alla ritirata della Bernini.

Nel Pd, invece, è aumentato il disagio, coperto da dichiarazioni ecumeniche del segretario facente funzioni Martina, e la consapevolezza di essere una forza politica marginale. Tutto questo aggravato dal fatto che il processo di “rigenerazione” auspicato dal Pd non potrà partire se i suoi dirigenti che hanno tenuto le fila del partito e ottenuto molteplici sconfitte, dal referendum, amministrative, elezioni siciliane e alla Waterloo elettorale politica del 18%, non favoriscono un ricambio generale e generazionale ritornando a riflettere in qualche oasi di pace. Cosa di cui dubitiamo.

Un esempio lo registriamo in Puglia dove i pentastellati hanno realizzato il 50% dei consensi in tutti i collegi, e gli esponenti locali alleati al neo demolitore (ex rottamatore), si candidano “allegramente” a essere i protagonisti del processo “rigenerativo” del partito, nonostante le sonore e brucianti bocciature.

Finirà l’era di questi rabdomanti della politica? Finirà la milazziana spregiudicatezza di assicurarsi pacchetti di tessere adescando consensi? Sino a quando ci porteremo dietro questa tristezza di giolittania memoria? La campana è suonata, presto se ne accorgeranno.

Torniamo allo schema delle alleanze possibili, meglio: impossibili. L’unica strada è quella messa in piedi tra M5s e Lega per le elezioni dei presidenti istituzionali, ma anche questa ha il fiato corto, per incompatibilità tra i rispettivi programmi elettorali, per un’inconciliabilità tra le loro basi elettorali, e un Berlusconi che non vorrà essere trattato come una scoria, sempre per via delle sue aziende personali. Mattarella avrà un bel da fare, e certamente Renzi gli renderà la vita non facile, specialmente se riesce a governare con i suoi pasdaran i gruppi parlamentari del Pd.

Un’intesa per un governo di scopo del M5s poteva essere realizzato con un’eventuale astensione benevola del Pd, una strategia che però è ostacolata dalla “vision” del “siamo stati condannati all’opposizione” che è una finzione semantica per dire invece semplicemente che “ho perso”. Renzi, invece, punta solo a controllare un Pd che ritiene di sua proprietà. E qui sta il dramma del partito.

Ci vorrà tempo, pazienza e tessere una tela a più colori, ma adesso la strada più probabile resta il ritorno alle elezioni in un tempo ragionevole per introdurre una legge elettorale che consenta il ritorno al bipolarismo, con buona pace dei piddini e forzaitalioti. Anche se la speranza è dura a morire.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...