Templari in Apulia: erano una decina e amministravano le masserie. In Europa gestivano castelli e domus. L’Apulia governava con Francia, Spagna e Germania.

I Templari in Apulia, stando alle ricostruzioni storiche, erano una decina e amministravano le masserie. In Europa occidentale gestivano una rete di 870 castelli e centinaia di domus.

di Pino Gadaleta*

Il saggio Province e maestri provinciali templari nel Mezzogiorno italiano (1169-1312), pubblicata dallo studioso Vito Ricci restituisce, con documenti alla mano, la reale presenza dei Templari nella Puglia, o meglio nell’Apulia che comprendeva gran parte dell’Italia meridionale.

Un luogo comune vuole che i Cavalieri templari fossero presenti un po’ dappertutto nel nostro territorio. In verità, erano, forse, solo una decina con compiti prevalenti di amministratori di masserie. In Terrasanta i monaci militari erano circa 300 e alla fine del 1200 se ne contavano circa 7.000, distribuiti in tutta l’Europa occidentale, con una rete di 870 castelli e qualche centinaio di “domus”.

Nello studio di 135 pagine l’autore compie una minuziosa ricerca, resa difficoltosa per la scarsità e la lacunosità della documentazione, e ricostruisce non solo la loro presenza in Apulia, ma anche la carriera di alcuni maestri provinciali templari. La provincia dell’Italia meridionale era così importante che partecipava al capitolo generale dell’Ordine insieme a quella di Francia, Spagna, Germania, in virtù dei suoi approdi navali e dei rifornimenti alimentari verso la Terrasanta.

Sede storica e principale del Tempio fu Barletta,  fu San Leonardo e la chiesa di Santa Maria Maddalena, oggi non più individuabile. Il primo maestro provinciale fu Goffredo (1195), l’ultimo come “magister insule Sicilie”, Albertino de Canelli (1312).

Il lavoro certosino di Vito Ricci, già specializzato nella ricerca storica sugli ordini religioso militari nel Mezzogiorno italiano, è frutto di riscontri documentari non sempre facili, integrati da fonti iconografiche presenti tra i reperti architettonici pugliesi, e ci consegna un documento puntuale, valida base per avviare successive ricerche nella ricostruzione della storia dei Templari in Puglia. Dal suo studio emergono due figure rilevanti, divenuti Gran Maestri dell’Ordine, la cui attività è attestata ed evidenziata grazie al tentativo, in gran parte riuscito, di decifrare una lastra tombale del cavaliere templare, Simone di Quincy (1307), custodita nel lapidario del castello di Barletta.

Il primo Gran Maestro Generale dell’Ordine, della Provincia Apulia, fu Armand de Périgord (1232-1245). Questo è un fatto eccezionale in quanto, per la prima volta, era eletto Gran Maestro un rappresentante provinciale non proveniente da territori della Francia e della Spagna. Si può supporre che l’elezione di Armand de Périgord   sia stata favorita da un allentamento del conflitto diplomatico tra Federico II il Papa e, nonostante l’attestata l’ostilità dell’imperatore nei confronti dell’Ordine del Tempio. Grazie ai buoni uffici dello stesso Périgord, i Templari ottennero dal sovrano, nel settembre del 1230, conferma dei possedimenti templari di Lentini, Siracusa, insieme ad altri feudi e privilegi. I benefici furono concessi, sebbene Armand de Périgord, per vendicare un eccidio di cristiani, avesse organizzato nel 1242 una spedizione contro i Musulmani ayubiti, che si concluse vittoriosamente a Nablus, evento che è stato celebrato in un affresco della chiesa di San Bevignate a Perugia. Nell’ottobre del 1244, nella battaglia di La Forbie contro il sultano d’Egitto, l’esercito cristiano lasciò più di 30.000 morti sul campo di battaglia. Non si conosce la sorte del Gran Maestro: probabilmente morì in battaglia.

L’altro Gran Maestro testimoniato a Barletta è Guglielmo de Beaujeu, che deve la sua elezione (1273-1291) perché “parent du roy de France” Carlo I d’Angiò, scrive il Templare di Tiro Guglielmo. Questi partì per la Terrasanta dopo aver partecipato al Concilio di Lione indetto da Gregorio X (1274). Il Gran Maestro sedeva alla destra del Pontefice che chiese la sua opinione su una nuova spedizione crociata, dimostrando la sua conoscenza del nemico ed esortando alla prudenza. Alla fine la crociata saltò.

In Terrasanta il Beaujeu si dimostrò abile diplomatico e curò gli interessi della corona angioina, cosa che creò qualche diffidenza nei rapporti con gli Ospitalieri e i Teutonici. Nel 1291, durante l’assedio di Acri da parte del sultano Al Ashraf Khalil, Guglielmo di Beaujeu organizzò una sortita notturna contro gli infedeli accampati al di fuori della città, ma alcuni Templari, a causa dell’oscurità, rimasero intrappolati nel cordame delle tende, vanificando il tentativo di contenere l’attacco. Allora i Musulmani riuscirono a penetrare nella città e Guglielmo li affrontò coraggiosamente, ma ferito gravemente morì, dopo aver agonizzato un solo giorno. Acri fu persa. Tra i fuggitivi cristiani che presero la via del mare vi era Ruggero de Flor, di origini brindisine, capitano della nave templare Falcone, che uscì dall’Ordine del Tempio per diventare, più avanti, pirata.

La rigorosa opera di Vito Ricci meriti attenzione e ha già ottenuto significativi riconoscimenti.

*recensione

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