Abusi familiari, l’ordine di protezione del giudice per tutelare le vittime di maltrattamenti

Abusi familiari e maltrattamenti, esiste in Italia l’ordine di protezione disposto dal giudice, per tutelare le vittime. Come si attiva?

Barbara De Lorenzis

di Barbara De Lorenzis*

La famiglia per sua natura dovrebbe essere la natuale sede di ogni individuo, il contenitore accogliente, il luogo “sacro” dovrebbe germinare e svilupparsi il seme dell’individualità di ciascuno.

Tuttavia spesso così non è. Sia all’interno della famiglia tradizionale che in quella non tradizionale, quotidianamente veniamo a conoscenza di eventi che ci rimandano un’immagine di famiglia malata di rapporti interpersonali pieni di contraddizioni e connotati da violenze e maltrattamenti di ogni genere sia psicologiche che fisiche. L’attenzione su questi fenomeni ci rimanda nella quasi totalità dei casi ad ipotesi di violenza agita nell’ambito di un rapporto amoroso tra uomo e donna ma purtroppo esistono altre relazioni nelle quali tali aberrazioni vengono esercitate.

Soggettivamente la violenza può riguardare non solo i coniugi fra loro ma anche altri tipi di relazioni familiari: genitori/figli, fratelli/sorelle, nipoti/nonni, conviventi.

Oggettivamente invece la violenza ha come fine la sopraffazione di un familiare a mezzo di soprusi che possono assumere le forme della:

Violenza psicologica attuata con lo strumento dell’umiliazione, denigrazione, silenzi punitivi, rimproveri e disapprovazione continua, minacce vere e proprie, gaslighting (una forma di manipolazione con la quale si vogliono far credere alla vittima cose non vere al solo fine di farla dubitare della propria memoria e percezione come ad esempio negare che sia avvenuto un atto di violenza subito dopo averlo commesso);

Violenza fisica che si può concretizzare in vere e proprie percosse, ferite, fratture, contusioni, ma anche in urla, aggressioni verbali, lancio di oggetti, violenza contro oggetti, ecc;

Violenza economica consistente in atteggiamenti che impediscono al familiare di divenire autonomo economicamente oppure di utilizzare il patrimonio comune con l’intento di esercitare su di lui un controllo stretto, ovvero ristrettezze economiche artatamente costruite al sol fine di esercitare controllo e paura, sfruttamento della forza lavoro, diniego di lavorare fuori dalla mura domestiche, accumulo di debiti per far credere una situazione peggiore di quella reale con lo scopo di ingenerare paralisi e paura. Così subendo il familiare vittima di tale tipo di violenza perde la propria libertà di autodeterminazione.

Violenza assistita che si realizza quando un  minore assista a scene di violenza in danno di un membro della sua famiglia per lui punto di riferimento, tale tipo di violenza si verifica anche quando il minore sebbene non assista direttamente alla scena di violenza ne percepisca gli esiti;

Anche il matrimonio forzato vien considerata una forma di violenza domestica.

Nel nostro ordinamento esiste un istituto preposto ad arginare questi episodi e a tutelare le vittime dei cosiddetti maltrattamenti familiari ed è l’ordine di protezione dagli abusi familiari disposto dal Giudice sia civile che penale.

PROCEDURA. L’ordine di protezione dagli abusi familiari è nella sua sostanza una misura di natura cautelare che il Giudice può disporre, in sede civile o penale (anche in corso di indagini o durante il processo penale) ed è volto a tutelare i componenti della famiglia vittime di abusi o violenze agite da un altro componente familiare che possano minare l’integrità fisica, psichica e morale ovvero la libertà.

In sede penale l’applicazione della misura prende le mosse dall’avvio di indagini esperite a seguito della perpetrazione di reati quali appunto i maltrattamenti in famiglia, lesioni, violenza sessuale, violenza privata, atti persecutori (meglio individuati come stalking).

Tali indagini scaturiscono da denunce (o querele) sporte dalle vittime o da altre persone informate sui fatti.

In sede civilistica, di cui mi occupo espressamente, l’ordine di protezione viene chiesto dalla parte anche personalmente, nei confronti di un componente della famiglia autore di un comportamento violento nei suoi confronti.

La L. 5-4-2001, n. 154 è intervenuta in un delicato settore qual è quello della violenza domestica che rappresenta, purtroppo, un fenomeno in aumento in tutti i paesi industrializzati compresa l’Italia.

Lo scopo primario di tale procedimento è quello di anticipare il più possibile la tutela sulla persona debole consentendole di allontanare il coniuge, il convivente o il familiare che ha tenuto la condotta pregiudizievole anche prima che questa abbia rilievo penale.

La normativa di riferimento è contenuta negli artt. 342-bis e 342-ter c.c. come modificati dalla L. 4 aprile 2001, n. 154  (legge sulle Misure contro la violenza nelle relazioni familiari) e dal D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito con modificazioni dalla L. 23 aprile 2009 n. 38, art. 736-bis c.p.c. aggiunto dallart. 3 L. 4 aprile 2001, n. 154 e art. 282-bis c.p.p.

Legittimato attivo al deposito del ricorso per ottenere un ordine di allontanamento per abuso è il coniuge, il convivente o un altro membro della famiglia che sia però maggiorenne, che ha subito uno o più atti di violenza del tipo sopra emarginato.

Legittimato passivo dell’azione è il familiare che ha tenuto la condotta  pregiudizievole (anche nei confronti della figlia maggiorenne che aggredisce la madre o il padre).

Trattandosi di misura cautelare, la stessa non può essere chiesta qualora tra le parti penda un procedimento di separazione giudiziale o divorzio nei quali si è già tenuta l’udienza presidenziale poiché in questa fase la vittima può ottenere tutela attraverso altri strumenti a disposizione previsti dal codice. Nei suddetti procedimenti è comunque possibile ottenere dei provvedimenti simili che abbiano i medesimi contenuti tipici degli ordini di protezione.

La competenza è del Tribunale civile ove  il ricorrente risiede o ha domicilio.

Con la forma del ricorso vengono indicati i comportamenti pregiudizievoli compiuti da un familiare in danno dell’istante corredato dall’indicazione di testimoni o informatori nonché della documentazione necessaria a provarr l’evento dannoso.

Il Presidente del Tribunale, ricevuto e letto il ricorso, designa il Giudice a cui affida la trattazione del ricorso. Quest’ultimo, sentite le parti può procedere liberamente all’istruzione probatoria disponendo ove occorra anche a mezzo della polizia tributaria indagini sui redditi sul tenore di vita e sul patrimonio personale e comune delle parti, sentire testimoni, informatori, chiedere relazioni ai servizi sociali, alle forze dell’ordine presenti sul territorio, acquisire documentazione ecc.

All’udienza il Giudice potrà confermare, modificare o revocare l’ordine di protezione.

Con l’ordine di protezione il Giudice: impone al responsabile la cessazione della condotta pregiudizievole; dispone il di lui allontanamento dalla casa familiare ove vive il coniuge, il convivente o il familiare; impone al responsabile di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dal ricorrente (casa, luoghi di lavoro, domicilio dei prossimi congiunti, scuole dei figli); può disporre l’intervento e il monitoraggio dei servizi sociali territorialmente competenti; impone l’obbligo del pagamento periodico di un assegno a carico dell’abusante e in favore delle persone conviventi se a causa dell’allontanamento queste non siano in grado di provvedere al loro sostentamento.

La durata dell’ordine di protezione non può essere superiore a un anno. Se dovessero perdurare, oltre l’anno i gravi motivi, il ricorrente potrà chiedere una proroga con un’istanza prima che decorra il termine prefissato dal Giudice nel provvedimento”.

*rubrica legale a cura dell’avvocata

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