Castel del monte, da residenza imperiale ad aristocratica prigione. Delusione?

Castel del monte, un fascino straordinario per gli amanti dell’occulto e del mistero, ma pure della perfezione architettonica. Fu solo un’aristocratica prigione per alcuni storici invece di una residenza imperiale. Delusione?

Una favola medievale: Castel del monte

di Pino Gadaleta*

Il castello ottaedrico si richiama alla corona del Sacro Romano Impero di Ottone I (962) di forma ottagonale, custodita all’Hofburg di Vienna e in copia nella cappella ottagonale di Carlomagno ad Aquisgrana. Ottagoni dappertutto. Federico II reduce dalla vittoria di Cortenuova sulla Lega Lombarda (1237) è a Gubbio quando parte il suo mandato al giustiziere di Capitanata, Riccardo di Montefuscolo, il 29 gennaio 1240, di approvvigionare il materiale edilizio “pro castrum quod apud Sanctam Mariam de Monte”. In effetti, è attestata in quel posto la presenza di un monastero benedettino dedicato alla Madonna. Questo è il dato di partenza, documentato e certo. Si parla di castrum, non templum, domus, solacium. Il castello in stile gotico è stato completato tra il 1241 e 1246, com’è confortato da un documento che affida la sua manutenzione ai cittadini di Bitonto, Bitetto e Monopoli.

Esistono edifici ottagonali nel mondo classico, come il battistero di Costa Balenae IV sec. d.c. a Riva Ligure, un altro a Hierapolis in Frigia, risalente al periodo ellenestico-romano in cui si utilizzava l’acqua termale che sgorgava nelle vicinanze. Questo, forse, ha suggerito l’idea che Castel del Monte fosse un centro benessere scaturito dalla fertile creatività di alcuni, un’amenità che ha avuto fortuna anche nei media. Federico utilizzò le acque termali, ma a Pozzuoli, per curarsi di un male contratto a Brindisi che gli impedì di partire per la crociata.

Un castello, meglio un maniero, costruito su una collina che domina una veduta che spazia dal Vulture al mare Adriatico e che era funzionale alla “costellazione” castellare per il controllo e la gestione del territorio, una funzione complementare e più strategica rispetto alle torri segnaletiche erette per comunicare con bandiere, fumi e fuochi. A pochi chilometri lungo la via Appia verso Gravina vi sono i resti della domus del Garagnone L’importanza del Castel del Monte come punto di riferimento per la navigazione è attestato nel “compasso de navigare” del 1250 che indicava ai marinai l’ingresso nelle acque di Barletta.

Non è mai esistita una cupola d’oro, né una vasca ottagonale per battesimi iniziatici, non era una novella Stonhenge. Domenico di Gravina racconta nel suo Chronicon che nel luglio del 1349, era tanto il caldo che i cavalli soffrirono e uno ne morì: la vasca ottaedrica doveva essere proprio asciutta!

È solo un castello di forma ottaedrica, strategico militare e residenziale completo di cinte murarie. Rimandiamo a una lettura del prof. medievista Giosuè Musca quale suo contributo all’analisi storica di Castel del Monte che chiarisce tutti gli aspetti residenziali delle stanze trapezoidali del castello.

Nel 1246 il principe Manfredi, vivente Federico, fece imprigionare in Castel del Monte due feudatari ribelli Marino e il figlio Riccardo di Eboli. Una prigione provvista di hamman, piscina, e iniziazione al Graal. Prigione che toccò, dopo la sconfitta degli svevi, agli stessi figli di Manfredi. Nel Chronicon si racconta di un prigioniero che per l’ora di aria poteva circuitare su un mulo e fuggì scavalcando le mura esterne del castello. Da residenza imperiale altamente simbolica diventa allora solo un’aristocratica prigione? Che delusione, che tristezza!

Episodi più felici sono raccontati, ad esempio, nel-1249 (?) si celebrò il matrimonio tra la figlia di Federico nata da Bianca Lancia, Violante con Riccardo Sanseverino, conte di Caserta, ma la festa nuziale si tenne nel castello di Barletta. Altri matrimoni furono celebrati in seguito, era una location gettonata ma niente foto, quindi non sapremo mai se Federico accompagnasse la sposa, con nostro grande dispiacere.

Castel del Monte costituisce una fonte inesauribile di favole, leggende esoteriche, che ha alimentato il marketing delle bufale, e questo costituisce senza dubbio il suo successo come monumento, ma beffa la sua verità storica. Noi siamo con la storia.

*Bibliografia

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