Diritto alla difesa in Tribunale: se un cittadino non può pagare l’avvocato, ci pensa lo stato

La difesa è un diritto, e se un cittadino non può permettersi l’avvocato, ci pensa lo stato a pagarlo. Ma in quali casi è possibile accedere al patrocinio gratuito?

di Barbara De Lorenzis*

Tutti abbiamo diritto ad essere assistiti in tribunale, allo scopo di far valere le nostre legittime ragioni, pertanto è fisiologico che ognuno abbia bisogno di essere assistito da un avvocato, il quale, di regola, viene da quest’ultimo retribuito. Tale diritto non viene meno se il cittadino non è nelle condizioni economiche di sostenere le spese legali. A ciò sopperisce il patrocinio a spese dello stato, ovvero il c.d. gratuito patrocinio: quando un cittadino non ha la possibilità economica di retribuire un avvocato che lo difenda, a retribuire quest’ultimo provvede lo Stato. In questo modo la prestazione dell’avvocato diventa del tutto gratuita per l’assistito.

Al fine di godere dei benefici del gratuito patrocinio occorre però avere i necessari requisiti reddituali e proporre anticipatamente un’apposita domanda all’Autorità giudiziaria procedente che, verificati i requisiti, ammette il cittadino a godere del beneficio. Ai sensi dell’art. 76 del D.P.R. 115/2002, può esservi ammesso chi è titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 11.528,41.
Ma bisogna precisare che, se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso il richiedente.
La legge tiene conto del solo reddito personale quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi.
Anche la persona offesa dai reati di cui agli articoli 572, 583-bis, 609-bis, 609-quater, 609-octies e 612-bis, nonché, ove commessi in danno di minori (reati di cui agli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602, 609-quinquies e 609-undecies del codice penale) può essere ammessa al patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal presente decreto.

Categorie ammesse al patrocinio a spese dello Stato. Sono ammessii cittadini italiani, gli stranieri regolarmente soggiornanti al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del processo, gli apolidi, gli enti e associazioni senza fini di lucro e che non esercitano attività economica.

Voglio specificare che il beneficio non è ammesso nelle cause per cessioni di crediti e per ragioni altrui, mentre, nei procedimenti civili per il risarcimento del danno o restituzioni derivanti da reato l’ammissione al patrocinio ha effetti per tutti i gradi di giurisdizione.

Una importante pronuncia è intervenuta in materia di parametri proprio giorni fa. Con legge n. 4 del 11 gennaio 2018, pubblicata su Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1 febbraio 2018 ed in particolare all’art. 1(entrata in vigore il 16 febbraio 2018) nonchè l’art.76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, il nostro ordinamento ha introdotto altri parametri utili al godimento del beneficio, aggiungendo il comma 4-quater: << I figli minori o i figli maggiorenni economicamente non autosufficienti rimasti orfani di un genitore a seguito di omicidio commesso in danno dello stesso genitore dal coniuge, anche legalmente separato o divorziato, dall’altra parte dell’unione civile, anche se l’unione civile è cessata, o dalla persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza, possono essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato, anche in deroga ai limiti di reddito previsti, applicando l’ammissibilità in deroga al relativo procedimento penale e a tutti i procedimenti civili derivanti dal reato, compresi quelli di esecuzione forzata>>.

Si è così ritenuto che anche i proventi dell’attività illecita del soggetto richiedente debbano essere valutati dal magistrato in un’ottica coerente. Lo stesso, a questo fine, dovrà tener conto delle risultanze del casellario giudiziale, del tenore di vita, delle condizioni personali e familiari e delle attività economiche, eventualmente svolte e, pertanto, stanare i c.d. redditi di fonte illecita .

A proposito di stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, “il trattamento previsto per il cittadino italiano è assicurato, altresì, allo straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del processo da instaurare o all’apolide. Il concetto di “straniero regolarmente soggiornante” deve essere interpretato in senso estensivo, comprendendovi anche lo straniero che abbia in corso un procedimento (amministrativo o) giurisdizionale dal quale possa derivare il rilascio del permesso di soggiorno”. (Corte di Cassazione, Sezione II Civile, con la sentenza del 5 gennaio 2018, n. 164).

Chi non ha diritto al gratuito patrocinio. E’ escluso dal gratuito patrocinio: nei giudizi penali, chi è indagato, imputato o condannato per reati di evasione fiscale, chi è difeso da più di un avvocato; negli altri giudizi: chi sostiene ragioni manifestamente infondate; chi intenti, come già precisato, una causa per cessione di crediti.
Il giudice può anche revocare il gratuito patrocinio anche dopo che lo stesso è stato ammesso, se al momento della liquidazione della parcella al professionista, si appura che i parametri della persona ammessa al beneficio sono cambiati, rectius aumentati.
La domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato si presenta presso la Segreteria del Consiglio dell’Ordine degli avvocati del luogo ove: ha sede il magistrato presso cui si svolge il processo.
La domanda deve essere presentata personalmente dall’interessato che non abbia un proprio legale di fiducia abilitato al gratuito patrocinio, dopo di che l’Ordine inviterà il richiedente a sceglierne uno nella lista presente in Tribunale. Qualora, invece, lo stesso abbia già il nominativo del suo difensore di fiducia, sarà quest’ultimo ad incaricarsi di depositare per suo conto tutta la documentazione occorrente, ovverosia: la richiesta di ammissione al patrocinio, le generalità anagrafiche e codice fiscale del richiedente e dei componenti il suo nucleo familiare, l’attestazione dei redditi percepiti l’anno precedente alla domanda (autocertificazione), l’impegno a comunicare le eventuali variazioni di reddito rilevanti ai fini dell’ammissione al beneficio, se trattasi di causa già pendente, le generalità e residenza della controparte, le ragioni di fatto e diritto utili a valutare la fondatezza della pretesa da far valere, le prove (documenti, contatti, testimoni, consulenza tecniche ecc. da allegare in copia). Il Consiglio dell’Ordine, dopo il deposito della domanda, valutata la fondatezza delle pretese da far valere e se ricorrono le condizioni per l’ammissibilità:
– emette entro 10 giorni, un provvedimento che può essere di accoglimento o di rigetto;
– trasmette copia del provvedimento all’interessato, al giudice competente e all’Ufficio delle Entrate, per la verifica dei redditi dichiarati.
Nell’ipotesi che il giudice adito abbia respinto l’istanza di ammissione, il richiedente può fare opposizione. Solo in caso di vittoria del patrocinato, l’avvocato di questi viene pagato dallo Stato.

Naturalmente non finisce qui, e, come spesso mi accade durante il mio lavoro, l’assistito in difficoltà economica comprovata, di primo acchito crede che lo Stato gli debba anticipare tutto fino alla fine del giudizio. Lo Stato, dopo aver anticipato le spese, può rivalersi nei confronti della parte soccombente. Se non recupera le somme nei confronti di quest’ultima, può rivolgersi alla parte ammessa al patrocinio ma solo a condizione che questa, con la vittoria della causa, abbia ottenuto un importo equivalente almeno a sei volte le spese. Lo Stato ha poi anche anticipato le c.d. spese vive. Per queste ultime, lo Stato può agire nei confronti del patrocinato indipendentemente dalla somma o dal valore conseguito. Dunque, per riassumere, se la parte ammessa al gratuito patrocinio vince il giudizio: le spese processuali saranno tutte a carico dello Stato che, eventualmente, si rivale nei confronti della controparte. Se la parte ammessa al gratuito patrocinio perde il giudizio: se non c’è condanna alle spese, allora questa non deve sostenere spese poiché il suo avvocato viene pagato dallo Stato; viceversa, se c’è condanna alle spese la parte ammessa al gratuito dovrà pagarle e, quindi, corrispondere l’importo stabilito dalla sentenza in favore della controparte (o del suo avvocato)”.

*rubrica legale a cura dell’avvocata

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