Casamassima, sequestrato il Castello. Avvisi di garanzia erano stati inviati all’ex sindaco Cessa, all’ex capo dell’ufficio tecnico Sangirardi e al segretario comunale Lorè

Il Palazzo ducale di Casamassima – detto Castello – è stato sottoposto, ieri mattina, a sequestro preventivo da parte della Guardia costiera di Bari e dai Carabinieri su richiesta della Procura di Bari.

[m.r.]

Torna a far parlare di sé il Palazzo ducale di Casamassima, il cosiddetto Castello, il punto più alto della città. Di proprietà comunale per una parte, e privata l’altra parte, ieri ha subito – dopo decenni di incuria – il sequestro preventivo. Ad apporre i sigilli, ieri mattina, sono stati gli uomini della Guardia costiera di Bari e i Carabinieri del Nucleo di Bari del Comando tutela patrimonio culturale, su richiesta della Procura della Repubblica di Bari.

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La decisione è arrivata a seguito della indagini svolte dalla stessa Procura – partite nel 2016 dopo un esposto a carico del Comune di Casamassima – tese a ricostruire la vicenda relativa a presunte omissioni di lavori sul Palazzo ducale e al fine di determinare l’attuale pericolo di rovina con intuibili rischi per le persone. Sarebbe risultata, inoltre, omissione di adempimenti previsti dal Codice dei beni culturali ed ambientali e condotte di danneggiamento in seguito ad interventi edilizi effettuati negli anni passati all’interno della stessa struttura. Ricordiamo che nel novembre 2016 erano stati emessi dal pm Baldo Pisani 3 avvisi di garanzia a carico dell’ex sindaco Vito Cessa, dell’ex capo dell’ufficio tecnico Giuseppe Sangirardi e del segretario comunale Pietro Lorè (come riportato in un articolo pubblicato allora). L’ipotesi di reato oggetto dell’avviso di garanzia era stato ‘Omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina’, ovvero l’art. 677 c. I e c. III. Nel procedimento era risultata parte offesa anche la Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Bari. La polizia giudiziaria, il servizio Spesal della Asl e i consulenti tecnici avrebbero ricostruito dettagliatamente la vicenda.

L’immobile – di notevoli dimensioni e la cui edificazione ha avuto inizio nel XII secolo con ampliamenti successivi – è di interesse storico-culturale (decreto del Direttore regionale  per i Beni culturali della Puglia del 20 settembre 2010): ha un’area di sedime di 1.080 metri quadrati ed è diviso in varie unità immobiliari, per un totale di 47 vani, 17 situati a piano terra, 20 al primo piano e 10 al secondo.

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