La nuova mafia: le facce pulite. A Casamassima, ieri, Giovanni Impastato con gli studenti di Rodari e Majorana

La nuova mafia, quella dei colletti bianchi, delle facce per bene, della borghesia. Giovanni Impastato a Casamassima, ospite della scuola Rodari e dell’istituto Majorana.

di Marilena Rodi

La nuova mafia. Sembra il titolo di un saggio-romanzo e invece è la riflessione che fa Giovanni Impastato, fratello di Peppino vittima di mafia, davanti agli studenti della scuola Rodari e dell’istituto Majorana durante un incontro sulla legalità a Casamassima. “La mafia – spiega Impastato – oggi si caratterizza per essere una realtà criminale al di là del proprio bacino di origine. La mafia oggi è ancora più strutturata per proiettarsi sul proprio territorio e coinvolge imprenditori, avvocati, ragionieri, funzionari della Pubblica amministrazione, professionisti, medici.. Queste figure convergono per realizzare il malaffare”. Parole pesanti come pietre, ma cariche di significato.

«Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!». Queste, invece, erano state le parole di Peppino, riprese nel film I cento passi, un film del 2000 diretto da Marco Tullio Giordana dedicato alla vita e all’omicidio di Peppino Impastato, impegnato nella lotta alla mafia nella sua terra, la Sicilia. I cento passi è poi diventato un libro edito da Mondadori.

Il giovane Peppino Impastato vive cercando di sfuggire all’inesorabile legame con l’ambiente mafioso che il padre, Luigi Impastato, un po’ per inerzia, un po’ perché ha una famiglia da proteggere e due figli da crescere, non ha la forza di rompere. Anche di fronte alla vulnerabilità sua e della propria famiglia, Peppino, animato da uno spirito civico irrefrenabile, non esita, con l’involontaria complicità del fratello Giovanni, ad attaccare il boss Gaetano Badalamenti, “don Tano”, e a denunciarne pubblicamente le malefatte. Il percorso ‘controcorrente’ di Peppino nasce quando, da bambino, vede scorrere davanti a sé gli albori della lotta politica contro la mafia e il potere a essa colluso, lotta a cui poi prenderà attivamente parte diventato prima adolescente e poi adulto.

Rimbomba oggi la data dell’omicidio, quel 9 maggio 1978, giorno in cui fu trovato il corpo trucidato di Moro, e che per anni fu l’evento da ricordare. L’attenzione allora fu spostata sul terrorismo, tentando una commistione con la mafia. Ma non ha funzionato. La verità è lenta, ma arriva. E Peppino oggi trova riscatto nella testimonianza affidata a suo fratello, che incessantemente prosegue da allora la sua missione di sensibilizzazione. “Se questa azione di dialogo con i giovani, con gli studenti, quest’azione di sensibilizzazione e di divulgazione non si spegne c’è speranza. Speranza che questi giovani possano sapere”, ha sottolineato Giovanni Impastato.

La nuova mafia è quella dei colletti bianchi, delle facce pulite, della borghesia e delle mani bianche. Quella degli insospettabili che diventano intoccabili. Non si spreca più nel sangue versato – quello fa notizie e soprattutto produce leggi contro la mafia – ma fa scorrere nel sangue dei conniventi il desiderio di potere, di soldi e di scalata sociale facile. Tutto questo fa riflettere. Perché? Perché mai si dovrebbe desiderare di essere ‘cattivi’, collusi, contigui alla mafia? E come fanno i giovani, le cui parole “contano zero” nella società, a far sentire la loro voce?

“La mafia – ha detto poi Impastato – è la negazione dei nostri diritti. La mafia ci vuole subalterni”.

La società che vede allargare la forbice delle differenze. Da una parte gli inutili, quelli che non contano e che possono pure morire dimenticati. Ma sono quelli che pagano le tasse, che aspettano il loro turno, che fanno le code per ottenere un servizio, e che versano i contributi per pagare le pensioni. Dall’altra parte i furbi in malafede, quelli che godono delle amicizie che contano, che con una telefonata ottengono agevolazioni e sorpassano per una prestazione sanitaria, quelli che – tanto – “il mondo si regge sui favori” e sul consenso.

Troppo poco un incontro per tentare la diffusione sana di uno stile di vita. Oggi le serie tv ci mostrano la mafia e i giovani restano incollati allo schermo. Qual è il modo più intelligente per mettere in guardia?

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