Sovraindebitamento, un giudice può cancellare i debiti?

Sovraindebitamento, un giudice può cancellare i debiti? E’ una delle principali domande che oggi si pone il commerciante, il libero professionista, il cittadino indebitato che, per colpa delle congiunture economiche non proprio favorevoli, non riesce a far fronte ai debiti.

Barbara De Lorenzis

di Barbara De Lorenzis*

Chi ha troppi debiti da non potervi fare fronte ha sempre visto il tribunale come una striste ultima spiaggia, meglio come un patibolo. Invece, è possibile vedere il tribunale proprio come la soluzione per togliersi dai guai. La possibilità che un giudice cancelli i debiti del cittadino con una semplice firma è stata introdotta n. 3 del 27/01/2012 con la c.d. legge sul sovraindebitamento, meglio nota di più come «legge salva suicidi» o come esdebitazione. Grazie ad essa, famiglie ed imprenditori che non riescono a far fronte alle proprie obbligazioni e non hanno sufficienti redditi per estinguerli, trovano un modo per ripartire da zero e cancellare il passato con una soluzione realistica per sè e per i propri creditori. Tale legge trova applicazione nelle ipotesi di finanziarie, carte revolving, mutui e rinegoziazioni, cartelle di pagamento e rateazioni troppo gravose, ipoteche e minacce di pignoramenti: con la suddetta legge è spesso possibile trovarvi un rimedio a misura. Cosa significa? Si tratta di un beneficio a cui non può accedere chiunque, ma solo chi si è indebitato non per propria colpa. Il soggetto beneficiario della procedura è, ad esempio, colui che ha perso il lavoro o ha subito un tracollo imprevisto dell’attività d’impresa e che, anche lavorando per una vita intera, non avrebbe la possibilità di coprire il debito. Insomma, la legge sul sovraindebitamento da un lato accontenta il creditore che, altrimenti, pur col ricorso al tribunale non riuscirebbe a ottenere tutti i propri soldi, sia il debitore che, pur incompevolmente, entrerà in una spirale economica e non solo, da cui non potrà uscirne quasi con certezza. Dunque il giudice può cancellare i debiti? Si, in determinati casi e nonostante il dissenso dei creditori. Non parliamo di uno sconto o di una semplice dilazione ma spesso di veri e propri tagli singolarmente attribuiti dal giudice stesso. Vantaggio di non poco conto considerando che, prima di questa legge, i debiti non solo potevano rimanere a vita ma passavano anche agli eredi e non c’era modo di liberarsene . Oggi, invece, con la legge sul sovraindebitamento, il debitore può dire “basta”.

I beneficiari della legge sul sovra indebitamento sono: 1. l’imprenditore non soggetto a fallimento in quanto “piccolo” imprenditore  oppure perché imprenditore non commerciale; 2. il debitore civile, ad esempio il professionista, anche organizzato in forma di associazione tra professionisti, non soggetto o assoggettabile a procedure concorsuali; 3. il consumatore, ossia il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale.

Il debitore deve essere dunque meritevole, ovverosia non si deve essere indebitato per propria colpa, sapendo cioè che non avrebbe mai potuto adempiere. Il debitore non deve aver assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere o abbia colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali, per meglio dire una definitiva incapacità di adempierle regolarmente».

Requisiti del debitore: Per accedere alle procedure previste dalla L. n. 3/2012 il debitore deve trovarsi in stato di sovraindebitamento che ai sensi dell’art. 6, co. 2, è: 1) Situazione prolungata nel tempo di uno squilibrio tra gli obblighi assunti e il suo patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni; 2) Definitiva incapacità ad adempiere alle obbligazioni in modo regolare.

Come funziona l’esdebitazione. Innanzitutto il consumatore, per ottenerla, deve rivolgersi ad un intermediario abilitato (a Bari esiste Esdebitalia, la prima società di consulenza composta da un pool di avvocati e commercialisti, specializzata nel sovraindebitamento) e, successivamente, presentare un piano del consumatore o una liquidazione di patrimonio, successivamente il Giudice del Tribunale fatte le dovute valutazioni, emette il decreto di esdebitazione a patto che il consumatore si sia dimostrato collaborativo e ben disposto alla risoluzione del piano o della liquidazione, non abbia beneficiato negli ultimi 8 anni un’altra esdebitazione, non sia stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per uno dei reati previsti dalla legge e che abbia svolto negli ultimi 4 anni o abbia cercato attivamente una nuova occupazione senza rifiutare buone proposte di lavoro e infine che siano stati soddisfatti in parte i creditori.

Debiti per cui non si ha diritto all’esdebitazione. Debiti che derivano da obblighi di mantenimento e alimentari, debiti da risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti, debiti fiscali anche se contratti prima del decreto di apertura delle procedure del sovraindebitamento, ma successivamente accertati.

Sono, allo stato, tre i tipi di risoluzione offerti dalla legge 3 del 2012. Il primo è il cosiddetto <<piano del consumatore>> in cui non è necessario il consenso dei creditori e il debitore si rivolge direttamente al giudice per la decurtazione delle sue passività. Esso è redatto con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi e avente le medesime finalità dell’accordo di cui al precedente punto. Tale procedura, laddove riceva l’omologazione da parte del tribunale, produce effetti esdebitatori nei confronti di tutti i creditori; Il secondo è chiamato <<accordo coi creditori>>, in cui il debitore propone ai creditori, con l’ausilio sempre di un organismo di composizione della crisi, un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che, ove approvato da parte dei titolari di almeno il 60% dei crediti complessivi, è depositato in tribunale per il procedimento di omologazione e, in caso di omologazione, l’accordo è obbligatorio anche nei confronti dei creditori non aderenti; Infine, quando il consumatore o altro soggetto ammesso al sovraidebitamento, non può accedere al piano del consumatore perché non ha i requisiti per poter scegliere quali beni cedere, deve ricorrere alla <<liquidazione dei beni>>, ossiala più vicina alla procedura fallimentare,  la quale non produce automaticamente effetti esdebitatori, salvo che non venga attivato uno specifico procedimento su ricorso del debitore e a determinate condizioni. In quest’ultima risoluzione si raggiunge, concordemente, un programma di liquidazione di determinati beni del debitore, ad eccezione dei beni impignorabili e, col ricavato, si soddisfano i creditori. Se il Giudice accetta il piano del consumatore o la procedura di liquidazione, per effetto della legge sul sovraindebitamento il consumatore è esdebitato, ossia, beneficia della liberazione da tutti debiti residui che non riesce a pagare. Tale procedura che è già da anni in vigore in altre paesi europei, in Italia è stata già attuata nei vari distretti giudiziari, con esito talvolta assai favorevole. E’ il caso, ad esempio, del Tribunale di Varese, che ha ridotto il debito della cartella esattoriale da 87mila euro a 11mila euro perché era ciò che poteva pagare il debitore, mentre per i restanti 76mila euro è stata prevista la cancellazione definitiva, fatta eccezione dei beni impignorabili, per pagare i debiti ed ottenere quindi l’esdebitazione.

*rubrica legale a cura dell’avvocata

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