Casamassima, dimensionamento scolastico: il Comune conferma l’autonomia delle scuole

Per il dimensionamento scolastico 2018/2019 il Comune di Casamassima conferma l’autonomia delle scuole. no all’istituzione dei comprensivi. la regione prenda atto

Il Comune di Casamassima – visti anche i pareri espressi da ciascuna scuola (Marconi, Rodari e Dante Alighieri) – conferma l’attuale assetto didattico-organizzativo per l’anno scolastico 2018-2019 e speriamo che la Regione Puglia ne prenda atto.

Intanto giova ricordare che il dimensionamento scolastico deve offrire alle istituzioni scolastiche un’adeguata stabilità nel tempo, dovrebbe inserire i giovani in una comunità educativa culturalmente adeguata e idonea a stimolare capacità di apprendimento e di socializzazione, ed evitare una eccessiva frammentazione nei casi in cui l’esigenza doi salvaguardare una scuola non sia resa necessaria da particolari e specifiche condizioni territoriali.

Più l’epidermide sociale diventa fragile, più le ferite diventano profonde, più l’epidemia del degrado si fa pervasiva, tanto più l’istituzione più importante del nostro mondo – l’architrave culturale della nostra società, insieme alla famiglia – non può essere smembrata e ridotta a un cumulo di banchi e sedie senza senso. Allora addio progettuatlità, addio didattica, addio autonomia e addio fondi. Senza autonomia scolastica come si fa ad attingere al diritto allo studio senza rinunciare – coercitivamente – a una buona parte dei fondi? E poi non parliamo della dispersione scolastica, un altro aspetto per cui Casamassima è diventata tristemente famosa in Puglia per il suo primato. E ancora: che ne pensiamo della perdita dei posti di lavoro del personale scolastico? Ma non solo. C’è anche e soprattutto un problema didattico-logistico.

L’istituto comprensivo aggrega in un solo organismo le scuole dell’infanzia, le primarie e le secondarie di primo grado di uno stesso territorio. Nell’istituto comprensivo è presente una sola Presidenza, un solo Consiglio di istituto e un collegio di docenti unitario. Quindi, per semplificare il discorso, gli istituti comprensivi sono luoghi in cui sono presenti in uno stesso edificio asilo, elementari e medie. Sono stati creati in quanto il numero degli alunni ai vari ordini era inferiore al numero previsto degli iscritti. Garantiscono continuità didattica per almeno 600 allievi con un’età tra i 3 e i 14 anni.

Non dimentichiamo che l’istituzione degli istituti comprensivi sta rivelandosi un fallimento (per chi volesse approfondire suggeriamo la lettura di Gli istituti comprensivi? Un problema, di Matteo Bocchetti.

Poi c’è anche da considerare che nell’ultima legge di Bilancio il fondo per il diritto allo studio è stato aumentato, ma da quest’anno i soldi sono erogati sulla base del fabbisogno delle Regioni e non più in base alla loro spesa storica: «Il nuovo meccanismo – aveva spiegato il Miur – prevede un incentivo per le Regioni virtuose che investono maggiormente sul diritto allo studio attraverso una quota premiale variabile in base all’investimento della Regione stessa».

Una buona ragione, per le nostre scuole, per fare pressione: prima sul Comune e di conseguenza sulla Regione Puglia.

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