“Chi e quando ha deciso l’estrazione del fossile dell’Uomo di Altamura? Quali esigenze scientifiche lo richiedono? Davvero non ci sono alternative all’estrazione per soddisfare comprensibili e rispettabilissime esigenze di ricerca e conoscenza scientifica? Quali garanzie e sicurezze offre un’operazione del genere in ordine alla preservazione del reperto? E ancora: quali sarebbero le garanzie e condizioni per assicurare che le successive fasi di musealizzazione, studio, fruizione, valorizzazione si svolgano nel territorio della sua scoperta, ad Altamura, nella Murgia?”
“Sono domande ineludibili – fa sapere Enzo Colonna, presidente del gruppo consiliare “Noi a Sinistra per la Puglia” – che la comunità altamurana (e non solo) si sta ponendo, allarmata, da alcuni mesi e a cui è indispensabile fornire risposte.
Torno dunque a ribadire l’urgenza di informare e coinvolgere la cittadinanza altamurana e la comunità scientifica in ordine a contenuto e obiettivi del progetto di ricerca ‘Rediscovering Altamura: advanced multidisciplinary investigations on the skeleton from the Lamalunga cave, Italy. The KARST project (Knowing the Altamura man thRough Science & Technology)’.

uomo di Altamura-grotta
Ricordo che si tratta di un progetto di ricerca di interesse nazionale (Prin) che stanno sviluppando alcuni ricercatori di biologia e antropologia delle Università di Pisa, Roma e Firenze, finalizzato, tra l’altro, a promuovere, previa eventuale estrazione, la conservazione e la futura musealizzazione dello scheletro fossile scoperto nel 1993 in una cavità dell’Alta Murgia ad Altamura (zona Lamalunga), meglio conosciuto come l’Uomo di Altamura, probabilmente il più completo scheletro di Neanderthal sinora rinvenuto”.
“Il progetto di ricerca – prosegue Colonna – ha preso avvio anche sul campo, da diverse settimane, con discese e rilievi in grotta. La prospettiva di una eventuale estrazione e spostamento del fossile dalla cavità, non accompagnata da adeguate informazioni, ha creato notevole allarme nella comunità e posto interrogativi e perplessità in ordine all’effettiva necessità, alla sicurezza e alle garanzie dell’operazione, trattandosi di un intervento drastico, definitivo e irreversibile che peraltro sottrarrebbe il reperto ad un contesto ambientale unico. Più volte nei mesi scorsi – sottolinea – ho sollevato la questione chiedendo che i responsabili del progetto e gli enti coinvolti fornissero tutte le informazioni utili prima di procedere alle operazioni. Ricordo, in particolare, di aver scritto circa cinque mesi fa al Direttore della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari, Luigi La Rocca, senza tuttavia, inspiegabilmente, ricevere alcun riscontro. Oltre tre mesi fa, ho richiesto l’audizione, nella VI Commissione (Cultura) del Consiglio regionale, dello stesso Direttore La Rocca, del Direttore del Segretariato regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la Puglia, Elena Vantaggiato e del Direttore del Polo Museale della Puglia, Fabrizio Vona. Chiedo pertanto al neopresidente della VI commissione, Mimmo Santorsola, di calendarizzare in tempi brevi l’audizione e di estenderla anche ai responsabili del progetto KARST, ai rappresentanti del Comune di Altamura, Parco Nazionale dell’Alta Murgia e Comitato cittadino ‘Salviamo l’Uomo di Altamura’.
Non è certamente immaginabile e tollerabile che la prospettiva dell’eventuale estrazione e spostamento del fossile (chissà dove?!) sia il frutto di una decisione assunta da pochi addetti ai lavori, senza che siano state adeguatamente informate e coinvolte le comunità del territorio e senza il supporto della comunità scientifica allargata per la verifica in ordine alla necessità e sicurezza dell’intervento, all’assenza di procedure di indagine e studio alternative, meno drastiche e rischiose. Non è ammissibile neppure, come ha fatto uno dei responsabili del progetto, bollare come ‘paure immotivate’ le perplessità e le legittime richieste di informazioni pervenute da diverse e numerose voci, riunite ora nel Comitato ‘Salviamo l’Uomo di Altamura’. È inoltre indispensabile – aggiunge il consigliere – con riferimento alle fasi successive, chiarire preventivamente, sulla base di puntuali intese e impegni tra istituzioni, le condizioni relative alla musealizzazione, studio, fruizione e valorizzazione del reperto, che devono svolgersi necessariamente nel territorio di scoperta”.
“In sintesi – conclude Colonna – qualunque prospettiva si ipotizzi a livello statale, non può che passare dalla piena e reale partecipazione e informazione di tutti i soggetti coinvolti (enti, comunità scientifica, cittadinanza altamurana e altre comunità locali) su un tema delicato e di rilevante importanza come il fossile dell’Uomo Arcaico di Altamura, un bene che certamente appartiene all’umanità intera ma che è e deve rimanere legato al territorio murgiano”.

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