di Marilena Rodi

Il Partito democratico di Casamassima fa outing su facebook, il nuovo media preferito dei politici. Noi ci saremmo aspettati una conferenza smart and fast all’indomani della fine del mandato dell’amministrazione Cessa, e invece dobbiamo andare a caccia di post sul social network per cercare di ricucire le vicende politiche. O meglio, per portare a sintesi le varie posizione e cercare di farci un’idea su quanto accaduto nel backstage. A cominciare l’outing (che potrebbe parere un’excusatio non petita, accusatio manifesta) è stato il sindaco Vito Cessa, il più veloce, che già il 29 luglio (all’indomani della bocciatura del rendiconto in consiglio il giorno prima, il 28) ammetteva che “Rifarei – scrive – con convinzione la scelta che ho fatto due anni fa, quando mi sono candidato a sindaco”. “Devo dire – continua – che, nonostante gli errori, le difficoltà e le burrasche incontrate lungo la rotta, che talvolta hanno reso quasi impraticabile il percorso, fare il sindaco è stata un’esperienza bellissima. Anche quando la nave perdeva pezzi, anche quando i marinai che avrebbero dovuto condividere con te la rotta ammainavano le vele, quando invece avrebbero dovuto spiegarle, o addirittura si ammutinavano”. Poi rivolgendosi alla squdra che lo ha sostenuto fa dei distinguo: “C’è stato un partito, il Pd, e una parte della lista civica ‘Vito Cessa per Casamassima’, che mi hanno sempre sostenuto; ci sono stati dei consiglieri che, con lealtà, correttezza e coerenza, nonostante i momenti difficili, mi sono stati sempre vicini; e ci sono stati 12 assessori che hanno fatto cose straordinarie”. Più avanti la stangata: “La bontà del lavoro di un’amministrazione – nel suo complesso – si deve valutare almeno in cinque anni, vale a dire nel tempo che, non a caso, la legge concede ad una consiliatura. Questo tempo non ci è stato concesso per la volontà di alcuni consiglieri che, eletti nel centrosinistra, hanno poi deciso di mettersi contro, in maniera ostinata e distruttiva. Mi aspetto che ci spieghino quale amore per il paese c’è stato nelle loro scelte, quale bene comune hanno voluto tutelare. Per quanto mi sforzi, io proprio non riesco a capirlo”.

A fargli eco, a distanza di 2 giorni, il suo segretario, Adriano Bizzoco, che sempre su facebook scrive: “Ho preferito trascorrere queste ore concentrandomi su altro e lasciando che gli animi, compreso il mio, si rasserenassero un po’, prima di scrivere qualcosa”. Poi l’ammissione: “Innanzitutto ringrazio Vito, il nostro sindaco, per le parole che ha speso nei confronti del suo partito. Siamo stati leali e collaborativi fino all’ultimo, nonostante non sempre le nostre idee e le nostre posizioni siano state condivise e difese nel percorso amministrativo. Ma questa purtroppo è la politica: non perdona le conseguenze di valutazioni sbagliate. E noi abbiamo fatto valutazioni sbagliate”.

Poi Bizzoco va sul personale politico, due ‘lezioni’ (così le chiama) apprese: “Una cosa che ho imparato sulla pelle è che quando decidi di fare politica, per quanto ti possa sforzare di fare o sostenere le scelte migliori, scontenterai qualcuno. A qualcuno diventerai antipatico. Per qualcun’altro diventerai una sorta di “nemico”. E questo significa imparare ad andare avanti lasciandosi scivolare addosso una serie di offese, attacchi gratuiti e cose assolutamente inventate. Non è semplice, ma si impara”. “La seconda lezione – prosegue – tutti gli attacchi più feroci si scatenano quando sei percepito come più debole. Nei mesi scorsi, a mano a mano che la situazione si complicava, si sono risvegliati rancori personali e gli attacchi sono aumentati. Oggi, ad amministrazione caduta, vediamo persone che per due anni hanno covato in silenzio le proprie antipatie ritrovare improvvisamente coraggio ed esprimere apertamente il proprio odio nei confronti del sindaco uscente, del sottoscritto o del partito che rappresento”.

Ancora il segretario del Pd fa l’analisi delle reazioni, dei commenti e ipotizza il tradimento degli alleati: “Ha ragione – scrive ancora – chi ha sottolineato che questa amministrazione non è caduta per mano di chi è stato eletto in alternativa al nostro progetto e sedeva tra i banchi dell’opposizione. Ha fatto benissimo Vito a sottolinearlo nel suo post di commiato, ringraziando anche i consiglieri di minoranza per il ruolo svolto. Ha ancora più ragione chi, nei commenti a quel post, ha sottolineato come l’anomalia di questa legislatura sia stata rappresentata da chi, eletto a sostegno di un progetto, l’ha avversato fin dal primo istante per ragioni ancora non del tutto chiare.
L’anomalia è sempre da ricercarsi nel tradimento”.

Questa mattina a Cessa e Bizzoco, sempre del Pd, si è aggiunta Pasqua Borracci,  presidente del consiglio uscente: “Che cosa rimpiango di questi due anni? Il fatto che purtroppo abbiamo speso molto poco tempo per discutere e cercare di risolvere, almeno in parte, i numerosi problemi che affliggono questa comunità, perché, la politica, è fatta prima che di azioni, di persone”. Poi passa a esaminare le cause che, secondo lei, hanno inciso sul crollo: “Una maggioranza che da subito ha visto al suo interno linee di rottura, sin dalla nomina della giunta. La giunta del sindaco, da lui scelta, così come vuole la legge, ma che, secondo alcuni, non rispettosa delle suddivisioni tra le diverse liste coalizzate. Troppo pochi agli uni e troppo agli altri. E qui il primo intoppo. Subito dopo si passa alla nomina del presidente del consiglio, questa, invece, prerogativa del consiglio.
Si ma i candidati sono due e per di più della medesima lista. E allora come si fa? Presto detto, mentre uno si fa promettere che tutta la maggioranza lo voterà, l’altra sottobanco si accorda con tutta la minoranza e, dulcis in fundo, con l’aiuto di due franchi tiratori di maggioranza, riesce a spuntarla. E qui è l’inizio della fine”.

Infine, a suo dire, il Pd ha avuto ragione: “alla prima occasione chi con l’assenza, chi con il voto contrario ha tirato giù la maschera”. E sottolinea che, nell’impasse dell’elezione del nuovo presidente del consiglio dopo la defenestrazione di Nica Ferri, il Pd – chiudendo il teatrino delle votazioni fantocce – abbia continuato a sostenere il sindaco facendo eleggere dai consiglieri Pd (4 + 1) un rappresentante dello stesso Pd (Pasqua Borracci medesima), pur avendo comunicato un appoggio esterno a Cessa dopo il licenziamento dei 3 assessori Pd, avvenuto circa 6 mesi prima. Un caso piuttosto anomalo, di per sé, ma che il Pd avrebbe accettato.

Intanto, al nostro articolo “Si fa presto a dire Pd. Scissione in vista?“, l’ex sindaco De Tommaso aveva replicato sottolineando che “un partito ben strutturato non può nè deve accettare ricatti politici da liste civiche che durano il tempo che trovano”, riferendosi al fatto che era stato accostato a LiberaCasamassima per errore.

La replica di LiberaCasamassima non si è fatta attendere, che sempre su facebook, nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto (poche ore dopo la dichiarazione di Vito De Tommaso) scriveva sulla propria pagina: “LiberaCasamassima è una “realtà politica”. Daremo sempre filo da torcere contro i giochetti, le ipocrisie e le falsità, per il raggiungimento della verità anche nella politica, dove pochi ci credono. Noi ci crediamo e in futuro continueremo a lottare per questo insieme a tutti coloro che ci credono”.

Ora, o il Pd deve cercare le cause del fallimento politico nelle scelte fatte sin dall’inizio, oppure LiberaCasamassima è strabica, che ha visto male gli accordi elettorali. Forse il peccato originale erano gli accordi, ‘scritti’ chissà dove. Delle due tutteddue, secondo noi, perché – e chiudiamo con una semplice riflessione – chi doveva trovare i voti per far ellegere il presidente del consiglio, 2 anni fa? Il capo del governo o il capo del partito? Cioè, il sindaco o il segretario?

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