[m.r.]

“È rabbia civile, chiunque al nostro posto avrebbe fatto lo stesso. Non abbiamo interessi politici, ma solo bisogno di avere risposte e tempi. Siamo genitori che lavorano e con la chiusura della scuola Rodari e poi il turno unico pomeridiano stiamo mettendo a dura prova la resistenza dei bambini – che scambiano la notte per il giorno – e noi stessi. Che dobbiamo inventarci soluzioni perché i bambini non possono restare in mezzo alla strada”. I genitori degli alunni della Rodari sono arrabbiati e si sfogano a Telemajg, emittente tv che trasmette sul digitale terrestre al canale 97, che questa mattina ha effettuato alcune riprese all’edificio e le interviste che andranno in onda domani. “Io – dice una mamma al direttore Gino Maiulli – ho dovuto rinunciare a un incarico come educatrice per la città metropolitana, di per sé già un lavoro precario. Ora il rischio serio è che, estromessa dalla graduatoria, io non sia più chiamata”. Ci sarebbero poi i nuclei monogenitoriali, le mamme che accudiscono anziani non autonomi, mamme che devono accontentarsi di recuperare lavoretti pur di campare etc. La situazione non è gestibile con superficialità.

“La nostra rabbia – aggiungono – deriva anche dal fatto che non ci hanno dato una soluzione definitiva. Sì – commenta un altro genitore – si parla della soluzione tampone delle aule prese in prestito, ma se i lavori dovessero allungarsi si dovrà ricorrere ai moduli abitativi da settembre (visto che a giugno le aule prestate andrebbero restituite) e non si sa per quanto tempo. Ma perché non avevano già previsto questa ipotesi? Non potevano prevedere un piano B?”.

La questione è delicata.

Fermo restando la soluzione dei moduli abitativi, sarebbe da mettere a bilancio l’eventuale spesa complessiva. Le aule prese in prestito al Majorana sarebbero comunque da adeguare a bambini di scuola elementare; i moduli abitativi hanno comunque costi fissi (si parlerebbe di 50mila euro circa, stando a uno dei preventivi giunti al presidente di circolo e comunicati ieri in riunione) e costi variabili di noleggio mensili; poi ci sarebbero i lavori eventuali da svolgere oltre quelli previsti, che potrebbero avere altri costi (se è vero che lo staff di Domenico Colapietro sta svolgendo il suo mandato a titolo volontaristico, sarebbe pur vero che se l’intero edificio dovesse essere ‘adeguato’ occorrerebbe mettere in cantiere altre spese (nuova progettazione, nuovi oneri, nuovi materiali etc): il Comune li ha questi soldi? E se non li avesse, li dovrebbe recuperare, con che tempi?

A quanto ammonterebbe tutto questo can can?

“Ci hanno proposto queste soluzioni – ha detto infine un altro genitore stanco – e noi speriamo che si possano concretizzare. Certo, se ce le hanno fornite: sapranno senz’altro di cosa parlano..”.

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