Casamassima, Cessa sempre più solo. Azzeramento della giunta a scoppio ritardato non risolverebbe

di Marilena Rodi

Ormai è il tempo di fare ammenda degli errori politici e amministrativi e di rimediare con un atto eroico, le dimissioni. Il sindaco di Casamassima Vito Cessa appare sempre più solo all’interno dell’emiciclo che lo vide – un anno e mezzo fa – incoronato primo cittadino circondato da tutti i suoi sostenitori, ma che lo vide solo (una manciata di giorni dopo) durante le fasi concitate della votazione del presidente del consiglio, e che lo vede oggi abbandonato dalla coalizione. Coalizione, c’è da dire, che in tutti questi mesi ha tentato di ricucire persino i cenci (cercando più volte il dialogo e l’accordo politico), ma che adesso si guarderebbe dal cercare anche solo un contatto con lui. E i motivi potrebbero essere molti.

Prima di tutto la vocazione alla solitudine. Passeranno alla storia le dichiarazioni rese dalla ex assessora Silvia Lioce in occasione delle sue dimissioni: “In considerazione dell’impossibilità di proseguire il mio ruolo di assessore con profitto e incisività – aveva scritto nella nota delle sue dimissioni – a causa di questa amministrazione che si è mostrata incapace di perseguire per un verso gli obiettivi del programma propostosi, per altro verso l’interesse esclusivo dei cittadini, e per le fibrillazioni all’interno della lista Cessa che hanno visto la defezione di due consiglieri comunali, sono costretta a rassegnare le irrevocabili dimissioni”. Le due defezioni avevano dato il via al gruppo misto, ma in questo anno e mezzo di mandato sarebbe rimasta l’ombra di una maggioranza che da tempo non si riunirebbe nemmeno più: oltre alle defezioni di Stefania Verna e Donato Fortunato, vedi le numerose assenze di Raffale Bellomo che ha poi contribuito a fondare un altro movimento; il passaggio all’opposizione di Giuseppe Nitti e l’addio al gruppo consiliare della consigliera Arianna Zizzo; per finire con una recente – ma silenziosa – richiesta di verifica politica pare cercata dalla superstite della lista ‘Vito Cessa per Casamassima’ Maria Giovanna Nero.

Sindaco ostaggio di chi? Nonostante l’acclamazione popolare delle primarie e delle urne Vito Cessa è parso sin da subito ‘vittima’ del partito che lo avrebbe scelto per guidare la città. Almeno questo è quello che le voci di popolo, oggi, tendono a far intendere. Ma il quesito su cui interrogarsi potrebbe essere: è Vito Cessa vittima del partito o è il partito vittima di Vito Cessa?

Le emergenze, la sfiga (?) e i guai possibili. Non si può dire che sia stato un anno e mezzo sereno. Da subito le emergenze sono state impattanti, e la prima è stata quella politica gestita in aula consiliare con il silenzio e il distacco in occasione della elezione del presidente del consiglio. Allora Cessa rimase seduto alla sua sedia in aula mentre la sua maggioranza si spaccava sul voto (segreto) concependo il peccato originale di questa amministrazione. Un conto aperto da pagare. Poi è venuto il passo indietro di Francesco Cristofaro creando le prime avvisaglie di un mal di pancia interno; poi Silvia Lioce se n’è andata sbattendo la porta. Ma intanto i referenti degli altri partiti della coalizione (non rappresentati in consiglio) si erano già dispersi. Poi la sfiga (l’avrebbe definita qualcuno): l’emergenza acqua contaminata batteriologicamente; l’urgenza rifiuti con una raccolta differenziata mai partita; l’emergenza scuola con le famiglie in rivolta; l’emergenza giudiziaria con l’avviso di garanzia; poi di nuovo l’emergenza scuola Rodari chiusa in seguito a interdizione dei Vigili del fuoco (ma la vicenda, per la verità, sarebbe appena cominciata, visto che ieri mattina i funzionari del Genio civile della città metropolitana potrebbero aver riscontrato atti e fatti di ‘notevole interesse’ anche per la Procura). E non finisce qui: ci sarebbe anche un’emergenza amministrativa: il Tar, infatti, avrebbe concesso al Comune di Casamassima 60 giorni di tempo per risolvere la questione urbanistica di Michele Pastore (fabbricato di via Bari, finito sotto processo circa 3 anni fa, ma su questo torneremo con apposito articolo).

Che farebbe, dunque, un sindaco in questa situazione? Fosse stato avveduto – almeno sulle questioni politiche – avrebbe quadrato il cerchio accontentando tutte le parti che lo hanno sostenuto in campagna elettorale sin da subito. Sul resto, fosse stato edotto sul piano amministrativo (o si fosse circondato di consiglieri efficienti ed efficaci), qualche pasticcio l’avrebbe pure evitato. Sulla sfiga dell’anno – forse del decennio – avrebbe chiesto conto all’Acquedotto. Fosse furbo, un sindaco in queste condizioni, invece di convocare una maggioranza o la coalizione che non esiste più, si dimetterebbe. Eroicamente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...