[m.r.]

“Non si difende l’indifendibile”. Il personale docente del II circolo Rodari spinge sull’acceleratore e protesta contro l’amministrazione in merito alla vicenda che da mesi, ormai, coinvolge le 2 scuole del circolo didattico. “Ringrazio la preside Brucoli e il presidente di circolo Vacchiano – aveva detto non più tardi di venerdì il sindaco in consiglio comunale – per la collaborazione”, riferendosi al fatto che la Rodari e la Collodi, costrette alla chiusura, non potevano più ospitare i piccoli frequentanti e che sarebbero stati costretti al turno pomeridiano presso la Marconi e la Ciari. In consiglio comunale, inoltre, il sindaco sottolineava il fatto che le scuole fossero state chiuse per la mancanza di riscaldamento la Rodari e per richiesta dei docenti e dei genitori la Collodi.

Se la decisione può essere vera per la scuola Collodi (come denunciato dai docenti nella lettera aperta che da qualche ora, per disperazione, è stata affidata a facebook), sarebbe inesatta per la Rodari, costretta alla chiusura dopo che i Vigili del fuoco erano intervenuti su richiesta dei genitori perché preoccupati delle fessurazioni evidenti presenti nelle aule (poi interdette). Insomma, sulla questione si sarebbe creato un polverone di notizie che avrebbe fatto perdere di vista persino la relazione dell’ingegnere stutturista Domenico  Colapietro che – in parole povere – avrebbe invitato l’amministrazione a chiudere la scuola, rivedere il progetto di adeguamento, ri-chiedere le autorizzazioni all’ufficio sismico della Città metropolitana, completare successivamente e a struttura scarica i lavori e infine a provvedere al collaudo. La demolizione di un’intercapedine a struttura carica (come da relazione di Colapietro), che poi potrebbe aver inciso sull’assestamento dell’edificio, rientrerebbe tra gli interventi in discussione. Fatto sta che intorno a quanto accaduto alle due scuole, i nervosismi e le polemiche non mancano.

“Leggiamo – scrive il personale docente – e ascoltiamo di tutto ormai. Si parla addirittura di ‘personali isterismi’. C’è stato un errore di fondo che ha procurato a valanga una serie di disagi fino ad arrivare a questa ultima ‘risoluzione’. Il nostro governo cittadino non ha la capacità di programmare. Se ci fosse stato uno studio attento della questione:

1)si sarebbe provveduto, prioritariamente, alla individuazione di locali alternativi atti alla frequenza degli alunni;

2) si sarebbe proceduto con un cantiere per volta. La megalomania non serve, se non hai locali alternativi per una scuola, figuriamoci per due;

3) con un atto di umiltà, si costituisce un gruppo di lavoro tecnico ‘satellite’ che tuteli gli interessi della collettività e programmi nei tempi.

Era ed è un impresa titanica , lo si doveva riconoscere. Ora, come sempre sosteniamo: con i ‘se’ e con i ‘ma’, la storia non si fa. La scuola è stata messa nelle condizioni di chiedere la chiusura.

Quello che l’amministrazione non ha voluto fare, chiudere due scuole, è una scelta impopolare che si paga in termini di consensi. Lo abbiamo fatto noi con senso di responsabilità e a tutela dei nostri alunni. È comodo scaricare vagonate di fango, sulla scuola e sulle docenti. Ma… in questo paese tutti si fermano all’apparenza, analizzare i percorsi richiede tempo e studio. Meglio il giudizio pret-a-porter. Siamo giunti a questo perché su un’unica alternativa presentataci dall’amministrazione, su quell’unica proposta, dovevamo ingegnarci. La scuola tutta si è riunita e ha studiato per giorni le possibili variabili da applicare a un’unica proposta: ‘Vi diamo dei locali alternativi dove frequentare, questi locali sono disponibili dal lunedì al sabato a partire dalle ore 14’. Tenuto conto che i nostri alunni svolgono altre attività, compreso catechismo, andava sacrificato un giorno da restituire al gioco/hobby e alla vita del fanciullo in famiglia.

Siamo pronti – conclude la lettera aperta dei docenti – ad andare avanti dignitosamente con il nostro lavoro e ad accogliere critiche costruttive. Non siamo pronti, invece, ad assumerci responsabilità che non ci appartengono”.

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