Casamassima, ‘Il giardino dei ciliegi’ è pronto, manca la rete dei produttori

di Marilena Rodi

Prendi Casamassima, falla sentire importante, falle respirare profumo di gloria e la vedrai schierata tra i sognatori a fantasticare la celebrità. A chi si nega un quarto d’ora di celebrità?, diceva Wharol. Così, all’architetto Gerardo Manca, ieri sera il coro dei mugugni ha fatto intendere che Casamassima vuole sognare. Immaginare le proprie ciliegie lanciate nel panorama nazionale e internazionale, perché no. “Noi siamo pronti – ha detto infatti Rocco Bagalà, assessore alle Attività produttive del Comune di Casamassima – ieri sera. Ci abbiamo messo 20mila euro, l’impegno a sviluppare una start up per la valorizzazione del nostro oro rosso, le ciliegie, ma ora manca il soggetto giuridico. A questo, però, ci devono pensare i produttori”.

Alle Officine ufo, al convegno ‘Una rete di imprese per valorizzare il territorio’, l’assessore ha dato un po’ di numeri e tentato di avviare una collaborazione con i protagonisti: “In Italia – ha riferito – si commercializzano circa 150mila tonnellate di ciliegie, l’80% del quale proviene dalla Puglia (nei momenti più intensi). Di quelle 150mila tonnellate, Casamassima offre al mercato – nei momenti migliori – anche 10-12mila tonnellate. Sono numeri importanti, perché restare a guardare?”. “Io non lo sapevo – ha poi aggiunto – ma il primo paese produttore al mondo di ciliegie è la Turchia. Segue l’Iran. L’Italia si contende il 3° posto con gli Stati Uniti”.

Da cosa deriva, dunque, l’incapacità italiana di fare la voce grossa nei mercati internazionali? Pare non sia una prerogativa tutta meridionale, stando a sentire Gaetano Mele, esperto di reti di impresa. “Mi occupo di reti da anni – ha commentato – e in lungo e in largo in giro per l’Italia. Al Nord mi sento dire che non può funzionare, proprio come mi sento dire al Sud. C’è qualcosa che non va. Qualche tempo fa, durante un incontro internazionale – stavamo promuovendo il settore lattiero-caseario – un compratore giapponese guardò i nostri prodotti (tutti simili tra loro) e disse: ‘Ma perché non fate un soggetto grosso unico, così per noi è più semplice fare grossi ordini?’. Capite?”.

Allora, passo indietro. Se tutto è pronto, come dice Bagalà, a chi tocca prendersi l’onere di promuovere una rete di imprenditori locali per fare squadra? Chi dovrebbe prendersi, dunque, la briga di incontrare uno per volta, poi tutti insieme, almeno i più grossi produttori sul territorio? E poi, solo casamassimesi? “Capisco il campanile – aveva detto nel suo intervento Gerardo Manca, l’architetto di cui sopra – ma non pensate solo a Casamassima. Ci sarebbe un ente sovracomunale che aiuterebbe a guardare in grande e si chiama Città metropolitana. Non si può partire con un progetto grosso avendo poche risorse” (il riferimento era andato alle azioni di marketing, prevalentemente). Il giardino dei ciliegi – era stato il ragionamento – è anche un lavoro di Anton Čechov, una commedia. Nel testo Čechov narra la farsa di una famiglia borghese, proprietaria di una villa con un giardino di ciliegi, talmente bello da doverlo mantenere. Ma la famiglia, con problemi finaziari, deve fare i conti con la realtà. Tenerlo e valorizzarlo o abbatterlo?

Il soggetto giuridico. Il contratto di rete è un soggetto giuridico e come tale può accedere ai bandi: “Noi siamo pronti a finanziare la rete – ha sottolineato ancora Bagalà – e con il soggetto giuridico è possibile ottenere finanziamenti. Ma adesso gradiremmo che ognuno faccia la sua parte”. “La rete d’impresa – aveva spiegato Gaetano Mele – è uno strumento giuridico. Se non c’è progettualità la rete non funziona e le imprese che ne fanno parte ci rimettono. La rete è un’opportunità per l’imprenditore, ma per funzionare è giusto che ve ne facciano parte – otre ai produttori – anche soggetti che operino nell’incoming, nel turismo, oltre a varie figure professionali”. “L’agricoltura si sta evolvendo – aveva esordito Oronzo Milillo, presidente della Consulta degli ordini professionali e agronomo – e non esistono tuttologi. Spesso perdiamo tempo e siamo improduttivi. La rete è un’opportunità di aggregazione e questa è in grado di offrire migliori prezzi perché rientra in un’economia di scala”.

Da un lato ci sono i promotori dell’iniziativa, dall’altro le associazioni di categoria e i produttori. “Ci sono molte cose da dire – ha detto infine Franco Monfreda, un medio produttore casamassimese – ma mi fermo a una parola: tracciabilità. Ritengo che passi tutto da qui”.

All’incontro sono intervenuti anche i rappresentanti delle associazioni di categoria, mentre Gennaro Gigli ha spiegato il progetto start up di Casamassima. Ha moderato Luna Pastore, del gruppo promotore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...