Casamassima, lavori in corso a Santa Chiara. Verso il museo

di Gianluca Zaccheo

Impalcature tirate su e architetti, esperti e operai al lavoro. Sono cominciati nei giorni scorsi gli interventi di riqualificazione, restauro, e adeguamento funzionale e impiantistico di una prima ala dell’ex monastero di Santa Chiara, nel centro storico cittadino. Un’ala – quella al piano terra della struttura – nella quale a breve dovrebbe vedere la luce il nuovo ‘Museo della civiltà mediterranea, terra del Sud’. Questo contenitore museale, realizzato con finanziamenti della Comunità europea, fondi Fesr, (fondo europeo di sviluppo regionale), poi diventati Fsc (fondi sociali di coesione), rappresenta soltanto una prima parte dei lavori in programma a Santa Chiara, assieme a una sala convegni e servizi per studenti – da realizzarsi sempre al piano terra più in là nel tempo – e agli alloggi per studenti, previsti al primo e secondo piano dell’edificio.
Andrea Palmieri buono“Nei giorni scorsi, per seguire l’inizio delle opere – osserva il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici, Andrea Palmieri – è venuto qui a Casamassima l’architetto Giuseppe Teseo della Soprintendenza. Adesso gli interventi andranno avanti, per far sì che finalmente Santa Chiara non apra i battenti soltanto per la rimozione delle erbacce o per la pulizia attorno al campanile. Non è stato facile conservare questo finanziamento, che rischiava di andare perso, ma pur tra mille difficoltà – l’autunno scorso – riuscimmo a ottenere prima una proroga, e poi a indire la gara entro il 31 dicembre, dunque la fine dello scorso anno. E così adesso, finalmente, possiamo dare il via al recupero di Santa Chiara, che deve diventare nel tempo il cuore pulsante del nostro centro storico e dei percorsi culturali casamassimesi. Per dare inizio al restauro e all’adeguamento funzionale e impiantistico di questa prima ala dell’ex monastero – prosegue Palmieri – sono state invitate, attraverso la piattaforma Enpulia, 86 ditte. Tra queste, 19 hanno partecipato alla relativa gara, per un importo complessivo, a base d’asta, pari a 492.303,14 euro. Finalmente, dopo decenni di abbandono, questo gioiello della storia e dell’architettura casamassimesi potrà presto riaprire i suoi spazi. Da anni, inoltre, questo contenitore è oggetto di studi da parte di giovani architetti e ingegneri del Politecnico di Bari, ed è sotto osservazione da parte dell’ufficio beni culturali della Regione e della direzione musei della Soprintendenza. E sin da adesso – conclude il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici – siamo al lavoro per dare nuova linfa e nuovo impulso ai progetti di recupero, già finanziati, di altre ali della struttura. Senza dimenticare la chiesa, per la quale siamo alla ricerca di nuovi finanziamenti. Ringrazio per quanto fatto sinora l’ex responsabile dell’ufficio tecnico cittadino, Francesca Sorricaro, il responsabile unico del procedimento, Francesco Ladisa, il direttore dei lavori, Giulia Minurri, e il geometra Eligio Massaro.
“In questo momento – fa presente dal canto suo l’assessore all’ubanistica e architetto Francesca Baronenella sua vita professionale, Francesca Barone – la mia ‘essenza’ tecnica prevale sul mio ruolo da amministratore di questo Comune: sono semplicemente entusiasta della polvere di un cantiere storico, che si respira in questi giorni tra i vicoli del borgo antico di Casamassima. Il termine ‘cantiere’ nasce in ambito edilizio come momento del costruire e della produzione del manufatto, ma – a mio avviso – trova la sua massima espressione quando allo slancio verso l’innovazione si riesce a coniugare la rinascita del passato. Solo pochi giorni fa abbiamo affrontato, nel primo convegno dedicato al complesso di Santa Chiara, il tema del restauro come il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro. Oggi, finalmente, possiamo essere testimoni di un cantiere storico in evoluzione continua, in cui l’aggiungere o il sottrarre dovranno essere obiettivati a una corretta lettura degli spazi e delle parti, con la consapevolezza che non si possono cancellare pagine importanti di quella storia che stiamo contribuendo a perpetuare, e nei cui confronti non sono ammesse comunque omissioni o tanto meno ignoranze. Il complesso di Santa Chiara è semplicemente e realisticamente un’opera d’arte, e come tale sarà rispettata e valorizzata al meglio durante queste primissime fasi di lavorazioni: la bellezza di questo cantiere storico consiste nel fatto che ogni giorno è una scoperta, ed ogni operazione è valutata con coscienza e competenza in accordo con la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Bari. L’invito che in questo momento sento di rivolgere ai miei concittadini è quello di riappropriarsi di questo prezioso gioiello urbano, di intuire quel rapporto che il tempo ha costruito tra l’edificio storico e il suo intorno. Rapporto che per troppi anni è stato manomesso o atrofizzato. E infine di restituire al complesso monastico di Santa Chiara una nuova vita culturale e urbana”.

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