Casamassima, Cessa: “Ora è il tempo della legalità”

annamaria latrofadi Gianluca Zaccheo

“Nel corso del consiglio comunale monotematico straordinario del 13 maggio scorso, quello in cui si è affrontato il problema dell’emergenza acqua qui a Casamassima, sono state fornite delle giustificazioni, da parte di Acquedotto pugliese, circa le cause che hanno determinato la contaminazione dell’acqua stessa. Adesso chiedo all’amministrazione: quali sono state le cause che hanno generato il problema? E quali le iniziative successivamente messe in atto dall’amministrazione per far fronte all’emergenza?”. A porre questi interrogativi, nel corso della pubblica assise cittadina del 23 maggio scorso, il consigliere comunale e capogruppo di Autonomia cittadina, Annamaria Latrofa.

“Nella gestione dell’emergenza – questa la risposta del sindaco, Vito Cessa – ho cercato di lasciare da parte l’emotività, e ho agito basandomi sui dati oggettivi. Allo stato attuale, spazio per iniziative approssimative non ce n’è. Ora è il tempo della legalità, dell’accertamento delle responsabilità, e anche della Procura. Solo seguendo questo iter si potrà poi cedere il passo ad altri tipi di interventi. Il 18 maggio scorso – ha spiegato ancora il primo cittadino – Acquedotto pugliese ci ha fatto sapere che ci avrebbe fornito l’ipoclorito di sodio e tutto il materiale (occhiali, guanti) per sanificare le cisterne, facendo presente che la loro distribuzione e la diffusione delle informazioni sul loro corretto utilizzo sarebbe stata responsabilità dell’amministrazione comunale. Tutte le iniziative da me intraprese in qualità di sindaco, durante il periodo dell’emergenza, hanno seguito una tempistica precisa, dettata dalle decisioni prese da Asl (azienda sanitaria locale, ndr) e Arpa (agenzia regionale per l’ambiente, ndr). Il 19 maggio poi, abbiamo fatto notare che Acquedotto pugliese, così facendo, si esonerava in maniera unilaterale dalle responsabilità, attribuendo quanto avvenuto a un fatto eccezionale e imprevedibile, a suo dire gestito con la massima professionalità. Noi abbiamo contestato tutto questo all’Acquedotto, specificando che la decisione di fornire gratuitamente ipoclorito alla cittadinanza fosse inapplicabile, soprattutto perché ci si sarebbe dovuta assumere la responsabilità di consegnare l’ipoclorito, senza ricevere in cambio alcuna assicirazione circa quello che sarebbe stato il suo utilizzo. Dato che Acquedotto sollevava anche dei dubbi circa la necessità che tutti i serbatoi fossero sanificati, noi gli abbiamo scritto che, per deflazione, il pressoché certo contenzioso da mettere in atto avrebbe suggerito la necessità che Acquedotto presentasse ai cittadini, per il tramite dell’amministrazione comunale, una concreta proposta di riduzione delle bollette dell’acqua, a compensazione dei costi sopportati dalla cittadinanza per la sanificazione delle cisterne. Il 20 maggio Asl, dal canto suo, ci ha fatto sapere che erano venute meno le condizioni che avevano portato all’ordinanza di divieto di bere l’acqua, chiedendoci anche di ordinare a tutta, e sottolineo a tutta, la cittadinanzadi sanificare i serbatoi, prima che dell’acqua si tornasse a fare un utilizzo potabile. Adesso, comprendo perfettamente che i casamassimesi siano stati messi in difficoltà e siano stati disorientati da tutta questa situazione, ma ricordo anche che noi ci siamo trovati a gestire, e quindi ad agire, in una situazione di emergenza. Acquedotto ci ha fatto anche presente di essere responsabile, in qualità di gestore del servizio, della qualità dell’acqua, ma solo fino al punto di consegna, addossando poi le responsabilità successive all’allaccio ai privati o agli amministratori di condominio. Io però – ha rimarcato con forza Cessa – respingo categoricamente l’idea che spetti a noi fare le analisi dell’acqua, sottolineando anche che i dati delle analisi che fanno testo, gli unici ufficiali, sono quelli dell’Arpa. Acquedotto invece sostiene che ogni cittadino avrebbe dovuto controllare o far controllare la qualità dell’acqua erogata in casa sua. In ogni caso – ha concluso Cessa – sono già in contatto con dei legali per valutare il da farsi”.

“Il 13 maggio scorso – ha poi replicato ancora Latrofa – Raffaele Bellomo, consigliere comunale di maggioranza facente parte del gruppo misto, ha detto che l’emergenza idrica non è stata gestita bene ma con superficialità da parte di alcuni collaboratori del sindaco. Oltre a gestire l’emergenza, il sindaco si doveva preoccupare di capire quale fosse la causa della contaminazione, perché anche un’eventuale azione legale avrebbe avuto più peso alla luce di questa verifica. Sarebbe anche stato opportuno istituire uno sportello da hoc per informare i cittadini sul da farsi durante l’emergenza. Nel consiglio comunale straordinario Francesca Portincasa di Acquedotto pugliese, e Angela Carenza di Asl, hanno dichiarato che l’ultimo controllo sull’acqua, prima dello scoppio dell’emergenza, risaliva a marzo 2016. Questa cosa mi sembra gravissima”.

[pubblicato su il foglio di Maxima del 27 maggio 2016]

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