Casamassima, Ok fiducia, ma Cristantielli perché vota?

cristantiellidi Gianluca Zaccheo

Un 1-0 sofferto. Una vittoria di misura che permette di portare a casa il risultato, senza però passare attraverso il bel gioco, né tantomeno una manovra convincente. Prendo in prestito questa metafora calcistica, suggeritami da un interlocutore di lunga esperienza politica e di riconosciuta serenità di giudizio, per fotografare il momento politico casamassimese, all’indomani della rinnovata fiducia al sindaco Vito Cessa espressa dal consiglio comunale. Una fiducia – e qui torniamo all’osservazione proposta in apertura – che adesso si spera – i cittadini se lo augurano – possa condurre a quella tranquillità (per quanto in politica tranquillità possa esserci) in grado di portare l’amministrazione a risolvere pian piano i tantissimi problemi della città e dei suoi abitanti. Non è detto infatti che anche dopo un 1-0 sofferto, non entusiasmante, non possa esserci una serie di risultati importanti, in grado di far risalire Casamassima nella classifica del decoro urbano, della vivibilità, di tutto quello che rende più bella e più semplice la quotidianità. Il sindaco Vito Cessa e la sua squadra hanno dunque la possibilità di far bene, hanno ottenuto la fiducia in aula, passata con 8 voti in suo sostegno e 7 contrari, oltre alle astensioni del sindaco stesso e della presidente del consiglio comunale, Nica Ferri. E con Giuseppe Nitti passato dalla parte opposta, avendo negato la fiducia a Cessa dopo aver già espresso contrarietà al momento di votare per il bilancio di previsione.

Ma torniamo all’8-7 in aula, l’1-0 (in virtù di un solo punto di scarto tra maggioranza e opposizione) di cui abbiamo parlato in apertura del nostro pezzo. Il divario tra amministrazione e minoranza, per la verità, almeno in teoria dovrebbe essere più ampio. E questo perché, anche con Nitti all’opposizione, avremmo 15 consiglieri comunali così divisi: 10 a favore di Cessa (Pasqua Borracci, Arianna Zizzo, Giacinto Rella, Antonio Manzari, Raffaele Bellomo, Donato Fortunato, Stefania Verna e Giuseppe Cristantielli, tutti che gli hanno accordato la fiducia), 7 contrari (Giuseppe Nitti, appunto, Antonello Caravella, Gino Petroni, Rino Carelli, Mariagrazia Palmieri, Annamaria Latrofa e Vito Rodi) più i voti (mancati per astensione al voto di fiducia) degli stessi Cessa e Ferri. Ecco, dunque, che d’ora in poi la maggioranza dovrebbe poter contare su una distanza di sicurezza di 3 voti rispetto all’opposizione.

Una distanza che al voto di fiducia si è ristretta per motivi di opportunità. Perché è ovvio che Cessa non potesse accordare la fiducia a se stesso, così come comprensibile è stata la scelta della presidente Ferri di volersi mantenere super partes (anche se di fatto pure la presidente del consiglio è – almeno in teoria – espressione della maggioranza, e dunque comunque schierata politicamente). Ma adesso una domanda si pone. Che poi è l’interrogativo che sta rimbalzando prepotente in città negli ultimi giorni. Se il sindaco Cessa, giustamente, non ha votato perché parte direttamente ‘interessata’ dalla votazione, perché il consigliere comunale fino all’ultima assise cittadina, Giuseppe Cristantielli, oggi assessore, non ha fatto altrettanto? Perché, avendo già in tasca la nomina di assessore a pubblica istruzione, turismo, sport, ambiente e tutela delle acque, ufficio relazioni con il pubblico, servizi demografici ed efficientamento energetico non ha adottato lo stesso criterio del sindaco astenendosi al momento del voto? Sia chiaro: Cristantielli, accordando la fiducia a Cessa, ha esercitato un suo sacrosanto diritto stabilito e riconosciuto dalla legge. Non ha fatto nulla di male o di anomalo, o di irregolare. Per una questione di opportunità però, e solo per questo, avrebbe forse – e questo è il comune sentire di molti – dovuto astenersi a sua volta. Magari spiegandone i motivi prima del voto, sottolineando di avere fiducia nel sindaco, e di astenersi solo per questioni di mera opportunità. La fiducia non sarebbe comunque venuta meno, anche con un 7-7 finale. E Cessa sarebbe comunque stato rinforzato da 3 astensioni, e da un 10-7 che poi dovrebbe essere il vantaggio effettivo che nei numeri oggi ha rispetto all’opposizione.

[pubblicato su il foglio di Maxima del 15 aprile 2016]

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