Casamassima, Figli e figliastri. Giornalisti e giornalai

di Marilena Rodi

Saremo figliasti, e forse pure giornalai, va’. Non abbiamo padri nobili (ci siamo fatti da noi, come si dice, per cui non siamo ‘figli d’arte’) ma qualcosa, in questo paese, evidentemente, siamo riusciti a fare. Opinione. Il che è un obiettivo, semmai qualcuno non se ne fosse accorto. Abbiamo anche ricevuto valanghe di critiche: chi non ne ha? Ma guai se non vi fossero: chiuderemmo i battenti. Anzi, fermeremmo le rotative. E giornalisti, grafici, esperti, tipografia, consulenti, e distributori, li facciamo ancora lavorare. Ancora, grazie al Cielo. Non saremo miliardari, nemmeno milionari, ma un pregio lo abbiamo: siamo fastidiosi. E va bene così. Pur se qualcuno ci addita come giornalaio.

Però – e qui s’impone il fermo immagine – le notizie passano da noi. E forse pure qualche investitura, nella testa di quel qualcuno. #vatuttobene.

rino carelliE allora, se di investiture dobbiamo disquisire, questa settimana ci piace l’idea che Rino Carelli – meglio profilato nelle pagine avanti – possa essere il prossimo candidato sindaco delle forze di centrodestra. Dopo gli eccelsi Franco Pignataro, Antonio Lucio Episcopo, Peppino Carelli, Paolo Montanaro e Mimmo Birardi, Carelli potrebbe far convergere sulla sua figura ‘più moderata’ le simpatie della coalizione a formarsi. Sarebbe giovane, alto, occhi chiari, famigliola discreta, imprenditore laureato, nientemeno che rappresentante del Comune presso l’Anci (nella scorsa consiliatura), ex presidente del consiglio. E poi di Forza Italia, vicino a Raffaele Fitto e Francesco Paolo Sisto, oltre che di amicizie politiche vicine al nostro territorio (vedi Massimo Cassano, senatore e sottosegretario al lavoro). Le relazioni, in politica, non si devono distruggere mai. Del resto vale la regola nemici oggi-amici domani. E se le voci rimbalzate contano qualcosa, ci pare che la sua influenza sia stata determinante sulla mozione di sfiducia all’attuale sindaco Vito Cessa. Questo, per l’uomo dei tratturi, vorrà dir poco o nulla, ma negli ambienti politici distingue le iniziative.

Carelli – che dalla sua pagina di facebook critica la nostra investitura a Francesca Barone – avrebbe curiosità di sapere perché abbiamo definito l’architetta un assessore tecnico. Chiedo a Carelli: il governo Monti come fu chiamato, a suo tempo? Erano chiare le cariche di Mario Monti in Europa antecedenti all’ingaggio politico di Sir president Giorgio Napolitano, no? Carelli Carelli, suvvia. Non si può chiedere ai giornali di sostituirsi alla politica. Questo non si fa, non è corretto. L’endorsement è un’altra cosa, accidenti. E Francesca Barone non ha certo bisogno del nostro endorsement. Anzi, sa cosa le dico, caro consigliere? Le ricordo che tra le deleghe che personalmente avrei attribuito a Barone non ci sarebbe proprio l’Urbanistica, sa? Ora decida lei se trattasi di opportunità o escamotage..

E poi le dico un’altra cosa. Grazie per aver ravvivato questo mortorio.

[pubblicato su il foglio di Maxima del 1° aprile 2016]

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