Enzo Fiermonte, il pugile attore di Hollywood (2° puntata)

di Giovanni Memola*

Quando a casa Fiermonte si venne a sapere che il piccolo maschietto di casa era arrivato da solo fino a Roma, mamma Lucrezia e papà Donato s’affrettarono a fare i bagagli per raggiungerlo. Enzo, quel cocciuto del loro figliolo, c’era riuscito per davvero a diventare un pugile. E che pugile! Da dilettante, era salito sul ring almeno una cinquantina di volte, uscendone sconfitto in sole tre occasioni. La sua boxe era tutta fiato e cuore, ma riusciva ad essere anche potente ed efficace. Non appena entrato nel giro del pugilato professionistico, cronisti e addetti ai lavori si accorsero presto di lui, tanto da definirlo il più promettente atleta italiano nella categoria dei pesi welter.

Bravura, sì, ma anche audacia, determinazione e un pizzico di buona sorte, come accadde un giorno di primavera del 1926. Enzo Fiermonte, poco più che sedicenne, aveva cominciato a boxare da meno di un anno, e come tanti altri giovani atleti della sua età si trovava in un’arena della città di Roma per assistere ad un importante match tra due pugili di “prima serie”: da una parte l’idolo di casa, il romano Alberto Farabullini, dall’altra parte un mastino francese di nome Gaston Paumelle, un picchiaduro ostico e rognoso che soltanto un mese prima aveva messo in difficoltà nientemeno che lo sfidante al titolo europeo dei welter. Il match, attesissimo, sembrava però destinato ad essere rinviato. Farabullini era stato costretto a chiamare forfait all’ultimo minuto, ed era ormai troppo tardi per trovare un rimpiazzo. La notizia cominciò a circolare tra il pubblico, accolta da mugugni e fischi, finché, alcuni minuti dopo, comparve sul ring la sagoma di un ragazzino in mutande e guantoni. Diceva: «Lo affronto Paumelle». Si trattava di Enzo Fiermonte.

Il giovane casamassimese non aveva l’esperienza necessaria per combattere contro il forte francese, ma i gestori dell’arena si convinsero, contenti di non dover provvedere al rimborso dei biglietti. Chiesero la cortesia a Paumelle di “andare leggero” con il ragazzo, di tenerlo in piedi fino al quarto o quinto round per non scontentare il pubblico, e Paumelle accettò di buon grado, contento a sua volta di intascare una borsa per un match che lo avrebbe impegnato come fosse un allenamento. Tutto liscio, insomma. Finché non suonò il gong e Fiermonte, indiavolato, si scagliò contro Paumelle facendogli piegare le ginocchia una prima volta, poi una seconda, poi una terza. Al quarto round, il francese non ne poteva più. Colpì Fiermonte sotto la cinta e si fece squalificare, evitando l’umiliazione di un ko ormai inevitabile. Il pubblico non credette ai propri occhi: «Enzo Fiermonte… Il giovanotto venuto dalle Puglie… Il welter più promettente d’Italia… Dategli qualche anno e vedrete dove arriva…»

*autore del libro L’avventurosa vita di Enzo Fiermonte, pugile attore (Edizioni dal Sud, 2016, pp. 234)

[pubblicato su il foglio di Maxima del 18 marzo 2016]

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