Cause in tribunale: il ruolo del perito

Il ruolo del perito in tribunale durante le cause

di Giovanni Colucci*

‘Nella maggior parte degli uomini, l’amore della giustizia non è altro che timore di patire l’ingiustizia’ (cit.).

Invero, laddove si tratti di faccende ‘tecniche’ o ‘scientifiche’ l’unico auspicio consiste, perciò, nel delegare un perito forense. E qui casca l’asino.

Anche in quest’ultima situazione, parecchi individui sono convinti che sia sufficiente interpellarlo in causa ‘se necessario’, mostrandogli dei dati e porgendogli un paio di quesiti e attendere che si presenti in aula con la sua bella perizia tecnica.

A questo punto, il giudice sarà costretto ad accogliere la sua ‘verità’ e il caso sarà chiuso.

In questo modo, riprendo l’articolo della scorsa settimana. Grazie al cielo, in nessuna nazione civile, la ‘favella’ di un perito può decretare il destino di un individuo, non importa quanto ‘esperto’ sia il perito. Ciò che in realtà accade è che sia il pm che gli avvocati della difesa possono nominare uno o più periti, fra gli esperti nel settore.

Dunque, quando è opportuno interessare un perito?

Senza ombra di dubbio, il perito deve essere interpellato fin dall’inizio vale a dire fin dalle prime battute investigative. Tutto ciò, in altri termini, vale sia per i periti della pubblica accusa e degli investigatori (di solito ufficiali dei Ris) che per i periti della difesa. La partecipazione dei periti del pm e degli inquirenti è indispensabile sia per assicurare che gli ‘indizi’ vengano racimolati e analizzati nel modo giusto sia per guidare le indagini nella equanime direzione, via via che gli indizi vengono trovati ed esaminati.

Le indagini, appunto, seguono un ‘filone’ evolutivo (incrementale):

man mano che nuovi indizi vengono individuati e studiati, le indagini procedono nel verso che questi ultimi ispirano. In verità, abitualmente, non esiste un’indagine in cui prima si radunano tutti gli indizi e poi li si esamina. Entrambe le due attività marciano sempre all’unisono. Ebbene, l’intervento dei periti della difesa è imprescindibile per affermare i diritti dell’inquisito. In tutte le nazioni civili, le leggi prevedono espressamente il diritto dell’inquisito a farsi rappresentare da un perito di sua fiducia mentre vengono analizzati gli indizi a suo carico.

Innegabilmente, questo diritto ha dei limiti e di conseguenza l’accusato deve farsi assistere, il prima possibile, da un esperto legale (avvocato). Pertanto, sarà in seguito l’avvocato a far pesare tali diritti nel modo più giusto. È notoriamente risaputo che le èquipe di investigazione che raggiungono i maggiori successi sono molto spesso quelle in cui la cooperazione tra inquirenti tradizionali e ‘periti’ (nella fattispecie ‘indagatori tecnico/scientifici’) è più rafforzata. Con ciò, i periti si muovono frequentemente da ‘consulenti’ veri e propri per il resto dell’èquipe.

Lo stesso vale per la difesa.

I migliori studi legali sono, molto spesso, quelli che si avvalgono solitamente di una rete di esperti sin dall’inizio. Certi rapporti di collaborazione professionale devono essere instaurati dall’inizio e devono essere maturati e testati prima che si rendano basilari in un’aula di tribunale. Ovviamente, un unico perito, spesso, non può amministrare qualsiasi ‘grana’ tecnico/scientifica che si possa presentare, dal crollo di un edificio in cemento armato alla morte di un condomino a seguito dell’evento. Ciò nonostante, è indubbio che studi legali di un certo calibro dovrebbero avere il proprio perito di fiducia conservando operose, attraverso tale esperto, una sfilza di collaborazioni con studi tecnici e laboratori esterni in grado di somministrare assistenza sui vari temi che l’anzidetto studio perpetra.

Questo è ancor più vero quanto più lo studio legale si specializza. Un inquisito ha il santissimo diritto di pretendere la presenza di un tecnico professionista (perito) nel team di uno studio legale civilistico specializzato, ad esempio, in contenzioso edilizio/urbanistico (violazioni urbanistico/edilizie, abusi edilizi, etc.). Ebbene, un buon studio legale dovrebbe avere tra i suoi collaboratori abituali sia un investigatore privato che un ‘perito’ di supporto. Quest’ultimo, solitamente, è un professionista esperto in alcune materie tecnico/scientifiche in grado di provvedere a un primo supporto tecnico agli avvocati e di investire gli argomenti più articolati a degli studi esterni.

*consulente tecnico e perito forense

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