Turi, Turismo e urbanistica: politica litigiosa

di Mino Miale

Turi “giardino della città metropolitana barese”: speriamo di non ricordarlo come ulteriore slogan dopo la promessa di “città smart”. Temi echeggianti come lontani urli di tendenza free style, versione rap-politicante in salsa turese. A oggi i fatti ci dicono che percorrendo sia la strada Statale dei Trulli, sia la strada provinciale per Conversano, recandosi a Castellana-Grotte e per finire alla Sammichele-Turi, prima di giungere da noi è meglio trattenere l’istinto dei bestemmia-Turi. Possono anche piovere tabelloni pubblicitari… non si sa mai!

Del famigerato ponte su Lama Giotta (ex strada provinciale per Conversano) di inchiostro ne scorrerà chissà quanto ancora, senza venirne a capo. Tanto si preferisce un’elegante soluzione pilatesca in consiglio comunale, mentre con la stampa i diretti interessati, non sono accorti nel rilasciare interviste su dati inconfutabili. Le testate giornalistiche turesi non sono più terreno di conquista per esercizi linguistici astrusi. La gente sa leggere e scrivere, riflettere e ‘far di conto’: se 2 più 2 fa 4. L’abbattimento e la sostituzione del vecchio ponte riguardano solo l’attuale amministrazione comunale. Almeno così fa capire l’ex sindaco Onofrio Resta.

Ormai questo modo di fare politica rema contro il nostro paese, la nostra intelligenza, addirittura non coinvolge l’opposizione – solo per sterile ripicca – in programmi di sviluppo turistico (vedasi, ad esempio, l’adesione a Borghi autentici d’Italia). Per amministrare una comunità non bisogna rintanarsi nel “gioco della zitella dispettosa”. Comunque Il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti cosa verificherà se non la correttezza grafica del progetto, impegnato com’è a risolvere problemi nazionali ben più complicati (come il ponte dello Stretto, o viadotti autostradali chilometrici)?

Purtroppo a noi cittadini (presenti in aula quanto non mai) rimane il dubbio se quel tratto di strada poteva essere adeguato ai tempi, e quindi solo ristrutturato, visto che si è proceduto alla demolizione e alla ricostruzione, dopo che – ponte secolare – è stato attraversato da mezzi di trasporto fin dai tempi antichi. Questa demolizione si traduce in scarsa sensibilità culturale. È possibile che con un solo attimo di buon senso tutte quelle curve potevano anche addolcirsi, magari prevedendo anche l’innesto, imminente, con via Castellana? Ma ormai la pignatta è sfasciata. Quei soldi pubblici spesi rappresentano forse uno spreco. Non ci chiede l’Europa di recuperare l’antico invece di abbattere o costruire ex novo?

Un ponte antico, una posizione strategica tra Trulli (Alberobello e Valle D’Itria), grotte carsiche (Castellana e Putignano), mare (Polignano e Monopoli), arte (Conversano), artigianato artistico con la creta (Rutigliano, presa lungo la lama in questione), folklore (Putignano) gastronomia (Sammichele) e religiosità (Turi), e il nostro consiglio comunale invece di valorizzare.. Si poteva pianificare con maggiore sensibilità, magari coinvolgendo la città. Persino l’ex sindaco Gigantelli (non propriamente un esponente progressista) aveva avviato convegni di studio per l’attivazione del Parco comunale protetto in onore di Sant’Oronzo, e nessuno ha temuto la non continuità amministrativa pur attraversando la fase del Commissario prefettizio. Le lame pugliesi sono l’anima regionale; se a trascurarle sono gli amministratori comunali per questi comportamenti non so cos’altro pensare.

Ma parliamo di turismo e in che modo ne usciamo sconfitti: la Grotta di Sant’Oronzo deve il suo valore turistico per la vocazione al Culto delle acque dei nostri antenati (scoperta di Pina Catino). In un breve avvicendamento di amministrazioni comunali si è perso di vista il Parco di Sant’Oronzo forse. Intanto a oggi i diffidenti politici nostrani riescono a vanificare la politica culturale della Puglia distintasi a livello mondiale proprio su questi temi. Non è retorico affermare che la conoscenza di una città, di una località, comincia dalla gente e passa attraverso le molteplici attività culturali, religiose e folkloristiche che essa ha saputo esprimere finora. Per due anni abbiamo sentito certe belle intenzioni amministrative, però a deludere è stata proprio la sistemazione di una delle due lame che attraversano il nostro paese. Una “fortuna” geologica alla quale i nostri avi hanno sempre posto attenzione e valore. E pensare che L’Europa impiega le sue migliori energie per la tutela paesaggistica e il recupero delle antiche costruzioni in pietra, mentre abbiamo anche il ponte parallelo su via Cisterne in serio pericolo di crollo (dovuto al passaggio importante di pesanti pullman ed enormi tir con rimorchio). Chi punta sul turismo rurale (“giardino metropolitano barese”, non dimentichiamo lo slogan) lo sa per definizione, per vocazione di sinistra, ma ci lascia assistere al degrado urbanistico. Per ‘turismo rurale sostenibile’ si intende una forma di fruizione del territorio rurale che si basa sulle specificità ambientali, tanto naturali quanto culturali, che normalmente vengono sintetizzate con l’espressione ‘patrimonio locale’. Questa modalità di fruizione turistica non tende a banalizzare le risorse locali, ma a valorizzarle mettendo in evidenza gli aspetti di maggiore interesse. Il concetto di sostenibilità legato al turismo rurale, in sintesi, afferma che questa forma di fruizione non deve intaccare il patrimonio di risorse, ma favorire il godimento dei suoi frutti, che sono in primo luogo di carattere immateriale. Tale turismo si compone di segmenti legati alle possibili diverse forme di fruizione del territorio, fra le quali per importanza spiccano, ad esempio, quella ricreativa, quella escursionistica (legata al trekking e alla pratica di attività sportive all’aria aperta, come per esempio, il giro tra i ciliegi in fiore) e a quella scolastica (nella quale assume rilievo il valore didattico dell’esperienza turistica). Il turismo sostenibile nelle aree rurali si basa sul patrimonio locale, ed è quindi legato tanto agli ecosistemi naturali, quanto agli aspetti peculiari che caratterizzano le comunità locali e che si concretizzano nel patrimonio artistico, nell’artigianato, nella tradizione eno-gastronomica e, più in generale, nella cultura locale.

[pubblicato su il foglio di Maxima del 3 marzo 2016]

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