Turi, aree edificabili: a chi giova?

[fdb]

È nato a Turi qualche mese fa il Comitato delle aree edificabili con lo scopo di fare chiarezza sui temi urbanistici. Tra i documenti consultati, ecco alcuni spunti interessanti.

“Nelle scorse settimane – riporta uno di questi documenti – i cittadini di Turi, possessori di aree edificabili, hanno ricevuto dal Comune le raccomandate con cui vengono avvisati che i loro terreni agricoli, ubicati in aperta campagna, sono diventati aree edificabili. Moltissimi ignoravano questa novità introdotta con l’entrata in vigore del nuovo Piano urbanistico generale (Pug) e non immaginano ancora quali disgrazie li attendono. Si rammenta che gli alti valori fissati per le aree edificabili oltre a far pagare esose tasse (Imu e Tasi) ogni anno al Comune a partire dal 2011, continueranno a danneggiare i proprietari anche quando costoro li doneranno ai figli o li vorranno vendere. Saranno costretti, per questo, a versare alte somme all’Erario quale aumento di valore sui beni, che in realtà valgono ben poco in quanto sono terreni agricoli, ma che per il Fisco, come per il Comune, saranno aree edificabili con alti valori da tassare. In occasione dell’approvazione dell’ultimo Pug, la Regione Puglia dopo aver fatto due conti, ha preteso di recuperare diverse superfici mancanti a standard urbanistici (definiscono le quantità minime di spazi pubblici, aree per l’istruzione, aree per attrezzature di interesse comune, aree per il verde attrezzato, aree per i parcheggi, da prevedere in relazione agli insediamenti). Questo perché nessuno a Turi ha mai lasciato gli standard urbanistici previsti per legge. Ecco spiegato perché nell’ultimo Pug – è riportato ancora nei documenti – i terreni agricoli ubicati in aperta campagna sono chiamati a pagarne il conto con la trasformazione in aree edificabili solo per servizi e verde pubblico. Tale trasformazione è avvenuta solo per sopperire agli standard urbanistici che non sono stati ceduti in questi decenni di speculazione”.

“Altro artificio utilizzato dalla politica turese – spiega ancora il Comitato – è stato quello di utilizzare la proiezione demografica giustificando tale operazione di scempio dell’ambiente e di speculazione edilizia con ipotetiche previsioni di aumenti di popolazione che non si sono mai avuti e che mai si avranno in quella entità prevista. Tutto ciò è stato messo in atto al solo scopo di avere autorizzati nuovi “vani” e quindi altri suoli per poter costruire nelle zone residenziali, non certo nelle zone di estrema periferia, destinate a servizi e verde pubblico (Zone F). Secondo le leggi in vigore, il valore di dette aree edificabili da tenere in considerazione per il pagamento dell’Imu e della Tasi, deve corrispondere al reale valore commerciale delle stesse e cioè al prezzo di mercato. Il Comune, invece, dopo varie vicissitudini e dopo 4 perizie, di cui una a caro prezzo, ha stabilito, per dette aree, dei valori alti che sono palesemente fuori mercato”. “Sono – secondo il Comitato – solo valori teorici, incongruenti, non corrispondenti all’attuale valore di mercato e che non trovano alcun riscontro nella realtà, specialmente in questi anni di crisi con il mercato edilizio fermo e che lasciano intendere la sola finalità di far cassa”.

“Come Comitato aree edificabili – aggiungono – pensiamo che non giova a nessuno, né al Comune, né ai cittadini contribuenti. È un danno per tutti. Tale situazione infatti, creerà prima di tutto poca fiducia verso l’ente Comune e poi contenzioso oneroso per il contribuente e per il Comune; scarse possibilità per il Comune di incassare subito le entrate provenienti dalla tassazione delle suddette aree; tempi lunghi e incertezza per la soluzione”. “Tutti elementi negativi – dicono – sia per l’ente Comune che per i cittadini.

Potrà certo giovare a chi trarrà vantaggio dal contenzioso o forse a chi erroneamente pensa che le tasse siano solo un modo veloce di fare cassa, a prescindere da ogni senso di giustizia o di equità nella tassazione. Se si riuscisse ad evitare il contenzioso e i dispendiosi eventuali ricorsi alla Commissione tributaria, sarebbe un buon risultato sia per l’amministrazione comunale che per i cittadini”. Il principio che non riesce a passare – secondo il comitato – è quello che le aree in questione, come previsto per legge, debbono essere tassate con riferimento al loro valore di mercato, cioè di vendita.

[pubblicato su il foglio di Maxima del 25 febbraio 2016]

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