Internet: il 90% dei minori accede da cellulare

di Mariella Calisi

Lo smartphone si conferma in Italia come il principale strumento che permette ai minori di età compresa fra i 9 e i 17 anni, di accedere facilmente alla rete. Quasi il 90% di questi, infatti, si collega a social network o servizi di messaggistica istantanea come WhatsApp, almeno un volta al giorno e dal proprio cellulare.

Questo è quanto scaturito dal convegno tenuto dall’Ami (associazione Avvocati matrimonialisti italiani), venerdì 20 novembre proprio in occasione della 26° Giornata dei diritti del fanciullo, intitolato “I bambini e la rete: pericoli e diritti”.

La nuova generazione 2.0 risulta essere fortemente dipendente da internet con tutti i rischi che ne conseguono. La rete, infatti, ci offre la possibilità di collegarci da una parte all’altra del mondo apprendendo notizie in tempo reale, ma allo stesso tempo ci pone dinanzi rischi che sono in aumento soprattutto per i giovanissimi. Si pensi, ad esempio, a numerosi casi di bullismo o anche alla crescente esposizione a contenuti violenti e razzisti sui social network. Un altro fenomeno preoccupante è caratterizzato dal sexting, ovvero scambio di messaggi di natura sessuale fino ad arrivare al grooming in cui si parla di vero e proprio adescamento di minori.

I pericoli aumentano se gli stessi genitori non riescono a stare al passo con la moderna tecnologia e si rivelano fondamentalmente incapaci di controllare i propri figli. Spesso si tende a credere che i veri pericoli si annidino al di fuori delle mura domestiche piuttosto che nel “nido” familiare; di conseguenza anche se il proprio figlio passa molte ore in casa davanti al pc o allo smartphone, si tende a credere di avere la situazione sotto controllo. Non si è consapevoli della misura in cui i ragazzi siano esposti a possibili violenze, questo perché gli stessi genitori sono cresciuti in un sistema di riferimento in cui i rapporti tra individui erano reali e che oggi è stato totalmente ribaltato. Non è un caso se oggi ci troviamo ad assistere ad esempi di socializzazione inversa, in cui sono i figli che socializzano i genitori e non viceversa, creando un processo educativi bi-direzionale piuttosto che unidirezionale. Si pensi, ad esempio, ai figli che insegnano ai genitori l’uso del pc o di un’altra lingua in caso di emigrazione.

A questi si contrappongono coloro i quali sono diventati genitori in giovane età e che spesso, nonostante la responsabilità che comporta una tale scelta, hanno tutte le carte in regola per essere considerati degli eterni fanciulli. Come ha fatto presente l’avvocato divorzista Anna Maria Bernardini de Pace, durante il convegno: “Esistono i minori, gli anziani e al centro abbiamo gli adolescenti”. Ahimè gli adulti non pervenuti, ovvero abbiamo individui che sono adulti solo all’anagrafe. Durante la loro giornata sono impegnati per lo più in conversazioni telefoniche o virtuali, sms, selfie e video divertenti perdendosi, molto spesso, momenti o anche attimi importanti che vedono come protagonisti i propri figli e, cosa più grave, dando loro un esempio altamente diseducativo.

È lontana l’immagine della tipica famiglia italiana, riunita attorno allo stesso tavolo che si raccontava quella che era stata la giornata lavorativa e scolastica. Oggi siamo immersi nella liquidità scaturita dalla moderna tecnologia e non si può non riflettere sulla frase pronunciata da Albert Einstein: “Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti”.

[pubblicato su il foglio di Maxima del 27 novembre 2015]

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