Casamassima, corteo storico. La protesta dei commercianti: accorata e lecita

di Gianluca Zaccheo

Partiamo subito dal dizionario. E dalla definizione di protesta. Che è una dichiarazione aperta e ferma di opposizione a un’affermazione o a un atto altrui. O, se preferite, è anche l’esprimere – il manifestare – la propria disapprovazione o il proprio scontento verso qualcosa o qualcuno. E adesso veniamo a noi, e alle proteste – appunto – che alcuni commercianti del centro cittadino hanno espresso – attenzione, hanno espresso – dizionario alla mano – nei confronti del fatto che, in occasione del corteo storico del 3 ottobre scorso, il traffico sia stato interdetto con largo anticipo rispetto all’ora di inizio dell’evento, con conseguenti danni economici a loro carico.

Bene, fatta questa preliminare precisazione, torniamo al nostro pezzo di una settimana fa: quello attraverso il quale abbiamo dato voce ai commercianti che si sono lamentati del fatto che sempre, a loro dire, quando sono in programma manifestazioni in centro, il passaggio e la sosta dei veicoli vengono vietati con largo anticipo. Con la conseguenza che le strade si svuotano, e il loro lavoro subisce pesanti rallentamenti. Pezzo che – manco a dirlo – ha sollevato un’infinità di polemiche, tanto per restare in tema. Polemiche che registriamo e accettiamo – ci mancherebbe altro, da sempre sosteniamo la libertà di pensiero e di espressione, appunto – ma sulle quali vogliamo anche brevemente tornare. Fermo restando che non abbiamo né la velleità, né la pretesa di piacere a tutti, una domanda la poniamo: dov’è il problema? Scrivere che i titolari di esercizi commerciali hanno sollevato – legittimamente – dei malumori, è forse fare sterile polemica? E perché? Non è forse invece dar voce a loro – comuni cittadini – che forse meriterebbero di essere ascoltati in maniera più puntuale?

Sia evidente a tutti, lo scriviamo a chiare lettere: il corteo storico non è stato e non è da demonizzare, anzi. Va promosso e sostenuto. Ma forse andrebbe – ecco il senso delle parole degli esercenti a cui abbiamo dato spazio tramite queste colonne – organizzato e gestito in maniera diversa, più attenta.

Calma: scommettiamo che adesso saremo tacciati di andar contro gli organizzatori della manifestazione? Niente di più sbagliato. Noi abbiamo sentito il parere dei commercianti perché crediamo che se si ha la capacità di prendere le loro parole per il verso giusto non si può far altro che rendere migliore la gestione dell’evento in futuro. E questo – attenzione – non significa che finora gli organizzatori abbiano lavorato male – a loro vanno riconosciuti impegno e volontà, anche in considerazione del fatto che la portata dell’appuntamento meriterebbe un sostegno di forze maggiore, in meri termini numerici – ma che si possa far meglio da qui in avanti. A loro, dunque, ci permettiamo di suggerire di non prendere la polemica di una settimana fa come un qualcosa da ignorare e respingere a prescindere – quasi fossimo di fronte a tifo da stadio tra sostenitori e oppositori della manifestazione – perché sarebbero clamorosamente fuori strada. Ci auguriamo invece – e siamo convinti che alla fine sarà così – che in occasione dei prossimi appuntamenti vorranno tener conto anche dei punti di vista dei commercianti. Che a loro volta – come hanno già fatto sapere – potrebbero anche costituire una loro federazione, al fine di interagire meglio con le varie realtà del territorio, soprattutto con un’unica voce e unità d’intenti. Indicarci come gli ‘insoddisfatti’ del corteo, come coloro che non hanno manifestato passione per la rievocazione storica non è nient’altro di più sbagliato. E per rendersene conto basta anche soltanto riprendere i numeri precedenti di questo stesso settimanale. Non siamo nati e non abbiamo mai lavorato per compiacere tizio, caio, o sempronio. Ma andiamo avanti per la nostra strada, da sempre, con un unico obiettivo: essere dalla parte dei cittadini, dar loro voce, per tendere verso una Casamassima più bella, se possibile migliore.

È troppo facile, e anche riduttivo, derubricare qualsiasi voce fuori dal coro come distruttiva e non rispettosa dell’amore che tutti noi proviamo per Casamassima. Soprattutto se quella voce – quelle voci, al plurale perché tante in questo caso – evidenziano delle difficoltà reali per una categoria di vitale importanza come quella del commercio. Commercio che non si è schierato, lo ribadiamo ancora, contro il corteo storico, ma contro la gestione delle chiusure del traffico in occasione degli eventi. Non a caso, proprio nelle prime righe del pezzo sull’argomento di una settimana fa pubblicato sul nostro settimanale, si è fatto riferimento a un problema – il fatto che la chiusura del traffico blocchi il commercio – “atavico”. Che deriva dunque da lontano e si è manifestato – ancora una volta, per un caso – in occasione del corteo storico. Ma che si sarebbe presentato anche a fronte di qualsiasi altra manifestazione che avesse determinato la chiusura delle strade ad auto e mezzi per tante ore, per giunta di sabato.

Cosa avremmo dunque dovuto fare? Negare forse il diritto di espressione del malcontento (tornando al dizionario di cui parlavamo in apertura) manifestato dai commercianti? Il nostro compito – lo ribadiamo con fermezza – è quello di dar spazio ai cittadini, soprattutto quando nel rendere noto il loro pensiero ci mettono la faccia, qualificandosi con nome e cognome. Il nostro dovere non è quello di censurare. E se, caro lettore, da noi ci si aspetta questo, di sicuro si sta leggendo il giornale sbagliato.

[pubblicato su il foglio di Maxima del 16 ottobre 2015]

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