Casamassima, centro storico. Cristofaro: “Non vuole investire nessuno”

primo consigliodi Marilena Rodi

L’assessore alla Cultura e al Centro storico, Francesco Cristofaro, riferisce in consiglio comunale che il borgo antico, così com’è, non sarebbe attraente. Che da un sondaggio fatto in città, la maggior parte delle attività commerciali non sarebbe interessata ad aprire un punto vendita o show room o a trasferirvisi la propria sede, perché non piace. Sarebbe improduttivo. Bella scoperta, caro assessore. Benvenuto nel difficile mondo casamassimese. Da anni da queste colonne come da altre, scriviamo di politiche culturali, di necessità di pensare un progetto ingegneristico che ponga l’architrave dello sviluppo cittadino passando attraverso il paradigma culturale del centro storico, delle bellezze patrimoniali e intellettuali e delle potenzialità progettuali. Ma occorre un assessorato forte. E idee. E progetti. L’eventismo tout court non risolve un problema di sviluppo: né economico né territoriale. La Cultura non passa per gli eventi. Per carità, non facciamo l’errore di pensare che una sagra o una mostra o un corteo possano fare economia. E tantomeno ci venga in mente di favorire l’arricchimento istruttivo dei cittadini attraverso le manifestazioni. La parola stessa lo dice: la manifestazione e un’azione manifesta di un carattere. E Casamassima ha una serie di schizzi estemporanei. Perché non ha (più) un carattere, un’identità. Senza questi che manifeste azioni vuoi avere?

Detta così appare brutale, ma forse renderà l’idea, visto l’inchiostro fluito per tentare di comunicare un pensiero. La Cultura non è la gente in piazza. La Cultura non è l’attività commerciale che mette i tavolini fuori e vende una bevanda o un gelato. La Cultura non è il passeggio sul corso l’estate. Così come la Cultura non è la festa patronale. Forse tutte queste cose insieme sono un quadro d’insieme d’accoglienza, ma non un bigliettino da visita. Ragioni insieme a me, caro assessore. Se un imprenditore deve promuovere la propria attività da dove comincia? Dal chi sono, giusto? Poi passa al progetto. Allestisce un sito, un calendario di impegni, un listino prezzi. Poi comincia a comunicare. Ha preparato, per l’occorrenza, un bigliettino da visita che lo rappresenti. Ecco, Casamassima: qual è il bigliettino da visita. Chi è Casamassima? Cosa deve mettere nel sito? Su quale progetto identitario sta puntando? Che programmi ha per il futuro?

Nel dossier cultura dell’amministrazione non ci pare d’aver intercettato qualcosa che ci restituisca le risposte che cerchiamo. Lo so che in consiglio voleva accennare alla Economia della Cultura, ma mancano i soldati. Mancano i capannoni.

La cultura passa irrimediabilmente dal progetto urbanistico della città. Pensi a Bilbao, una cittadina a nord della Spagna, stesse dimensioni di Bari, ex città industriale. Ha fatto del suo passato una forza, e oggi milioni di turisti giungono ad arricchire le casse comunali. Si guardi la case history, ne avevamo parlato durante il focus organizzato a novembre dalla nostra redazione, ‘Officine 2015. Ripensiamo la città’.

La settimana scorsa abbiamo taciuto sulla questione Santa Chiara, ma ci torneremo. Un’idea di sviluppo esiste già da 4 anni. Passa per l’idea di ‘Quartiere culturale’. Quartiere, non evento.

[pubblicato su il foglio di Maxima del 24 luglio 2015]

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