La ‘Carmen’ di Moscato chiude la stagione del Teatro pubblico pugliese

carmen_petruzzelli
(ph. Teatro pubblico pugliese)

di Maria Caravella

Un’opera originale e inconsueta ha concluso con successo al Teatro Petruzzelli di Bari, la stagione di prosa 2014/2015 del Teatro Pubblico Pugliese: “Carmen” di Enzo Moscato, con l’adattamento e la regia di Mario Martone e la direzione musicale di Mario Tronco

L’arrangiamento musicale di Mario Tronco e Leandro Piccioni è davvero stravagante, le musiche sono ispirate alla Carmen di Georges Bizet, con l’esecuzione dal vivo dell’Orchestra di Piazza Vittorio: con Emanuele Bultrini, Peppe D’Argenzio, Duilio Galioto, Kyung Mi Lee, Ernesto Lopez, Omar Lopez, Pino Pecorelli, Pap Yeri Samb, Raul Scebba, Marian Serban, Ion Stanescu.

Le scene di Sergio Tramonti sono la perfetta cornice per la performance di Martone come anche i costumi di Ursula Patzak, le luci di Pasquale Mari e il suono a cura di Hubert Westkemper e per finire le armoniose coreografie curate da Anna Redi.

La Carmen di Martone, Moscato e Tronco è sicuramente una Carmen mediterranea. L’interazione di temperamenti e musiche della tradizione gitana a cui si sono ispirati Mérimée e Bizet migra dalla Spagna dell’Ottocento ad un’altra location piena di contaminazione etno-culturali: Napoli. La forma dello spettacolo si ispira come sceneggiata alla zarzuela, ma è anche un omaggio al grande autore partenopeo di teatro popolare, Raffaele Viviani, di cui Mario Martone ha realizzato una indimenticabile messa in scena de “I dieci comandamenti”.

Enzo Moscato, autore di autorevoli rivisitazioni di miti del passato, “reinventa la Carmen napoletana, quasi sciantosa” con la collaborazione de l’Orchestra di Piazza Vittorio già esperta dell’opera di Bizet, che attraverso la contaminazione tra musiche e canti di paesi lontani la spalanca al mondo.

Quel che di questo adattamento coinvolge è il fatto che la vicenda è rammentata: Mérimée immagina che Don Josè gliela racconti in prigione, la sera prima di morire impiccato. Enzo Moscato ha tratto da questa traccia un testo che si muove su due itinerari, “quello del racconto al presente e quello passato dell’azione rievocata”. In cui procedono di pari passo le parole di Mérimée e dei librettisti Meilhac e Halévy completamente reinventate da Moscato e la musica di Bizet è trasformata e rivisitata da Mario Tronco con Leandro Piccioni e l’Orchestra di Piazza Vittorio. L’opera originaria ne è totalmente trasfigurata: l’amore, la passione, il tradimento, la libertà e la violenza, l’allegria e il dolore, il mistero sono al centro di tutto. Napoli viene vista come fulcro delle migrazioni dei popoli del Mediterraneo, dalla Spagna alla Francia fino ad arrivare a Tunisi. Non c’è epoca delimitata, potremmo essere tranquillamente nella Napoli postbellica oppure in quella attuale. A differenza dell’opera originaria, nel testo di Moscato, la protagonista non muore e a rivelare quanto è successo al “forestiero” che poi simboleggia “tutti noi” non c’è più solo Don Josè ma la stessa Carmen che finalmente prende la parola.
Evidenti i consensi del pubblico del Petruzzelli che ha accettato di buon grado l’originalità di questa Carmen all’alternativa dell’ormai consumato testo classico. Fondamentale il ruolo degli interpreti principali:  Iaia Forte nel ruolo di Carmen e Roberto De Francesco in quello di Cose’, ma non sicuramente da meno quello di Ernesto Mahieux, Giovanni Ludeno, Anna Redi, Francesco Di Leva, Houcine Ataa, Raul Scebba, Viviana Cangiano, Kyung Mi Lee; che hanno dato brio e vivacità all’intera rappresentazione, contribuendo alla buona resa della stessa.

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