Il Decamerone di Accorsi, vizi virtù e passioni dell’uomo di ogni tempo

decameronedi Maria Caravella

Un leggio in apertura d’atto e dietro il leggio Stefano Accorsi – Panfilo – Mastro di Brigata; al centro della scena un furgoncino da food truck stile anni ’60 che sta quasi a simboleggiare il peregrinare della compagnia in giro per i teatri d’Italia. Semplici travestimenti da teatro di provincia, sullo sfondo delle tele, sul tettuccio del furgone delle palme che a seconda delle situazioni cercano di creare abbozzi di allestimenti scenici.

Al teatro Petruzzelli di Bari, di fronte a questa scarna scenografia, con la regia di Baliani, Stefano Accorsi, Salvatore Arena, Silvia Briozzo, Fonte Fantasia, Mariano Nieddu e Naike Anna Silipo hanno messo in scena il loro “Decamerone. Vizi, virtù, passioni”, una selezione di sette delle cento novelle di Giovanni Boccaccio scelte in base alla loro attualità, contestualizzate nella società attuale.
Il teatro è pieno e continua ad arrivare ancora gente. Vengono introdotti i personaggi, ciascuno caratterizzato da un particolare vizio o virtù umana. Ecco: Panfilo – Mastro di Brigata; Filostrato – Il fedele; Elisa – La generosa; Pampinea – La giovine; Dioneo – lo scaltro e Fiammetta – l’innamorata. Le diverse novelle si susseguono con dei cambi di scena in cui chi narra le storie è sempre un personaggio diverso ed ogni attore interpreta ruoli differenti modificando velocemente l’abito, il tutto reso possibile grazie alla semplicità dei costumi usati, principalmente mantelli. Fulcro essenziale della messa in scena, attorno a cui si costruiscono le varie novelle e la relativa scenografia in continua trasformazione è sempre lo stesso furgoncino stile carrozzone, parcheggiato al centro della scena, il quale si trasforma a seconda delle narrazioni nell’ambientazione scenica. Il linguaggio usato è piacevole, grazie ad un lavoro di adattamento compiuto dal regista Marco Baliani, che snellisce la lingua arcaica e complessa usata dal Boccaccio. Per rendere fruibile la narrazione sono stati utilizzati nella messa in scena delle varie novelle diversi dialetti, in base alla città in cui era ambientata la novella rappresentata. Principale chiave di lettura di tutte le novelle: l’Eros e l’Inganno, considerati da Boccaccio due peculiari aspetti della natura umana. L’intento della regia è quello di rendere l’intero spettacolo metafora della società contemporanea, minacciata da una novella e simbolica peste, che questa volta però non ammorba il corpo, ma bensì lo spirito, ed è rappresentata dalla corruzione, l’ingordigia, la falsità, la grossolanità dei sentimenti. Questa vuol essere la “dichiarazione d’intento” offertaci dallo stesso Mastro di Brigata, interpretato da Stefano Accorsi. Sulla scena però l’intento si perde strada facendo e il distinto obiettivo di ritrarre la società odierna e far riflettere sui suoi vizi viene raggiunto in maniera poco soddisfacente. Lo spettacolo è spesso privo di una vis comica adeguata e l’esame previsto sembra mancare di un accurato spessore. Nonostante tutto, le risate non mancano e il pubblico si mostra divertito, anche se andare oltre “la risata di pancia” diventa difficile. Lo spettacolo è da ritenersi comunque riuscito, bravo Accorsi e gli altri interpreti. Un encomio va sicuramente a Boccaccio e alla sua straordinaria attualità nel descrivere i nostri vizi, le nostre virtù e le nostre passioni.

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