Bari, Placido porta al Petruzzelli la tradizione scespiriana

michele placido_re leardi Maria Caravella

La tradizione scespiriana e la professionalità di Placido hanno trascinato a teatro numerosi spettatori, tra cui anche tanti non ordinari frequentatori del Petruzzelli.

Successo per la performance Re Lear, presentata nella stagione di prosa del Comune di Bari organizzata dal Teatro pubblico pugliese, con Michele Placido, di William Shakespeare, scene Carmelo Giammello musiche originali Luca D’Alberto costumi Daniele Gelsi light designer Giuseppe Filipponio; con Gigi Angelillo, Francesco Bonomo, Federica Vincenti, Francesco Biscione, Giulio Forges Davanzati, Peppe Bisogno, Brenno Placido, Marta Nuti, Alessandro Parise, Giorgio Regali, Gerardo D’Angelo, Riccardo Morgante, regia di Michele Placido e Francesco Manetti.

Un’enorme corona di legno, spezzata in due e una caterva di macerie sovrasta la scenografia dello spettacolo. Le macerie sono il segno ripensante del tempo e dell’uomo che non cambia. Infatti la forza del “Re Lear” non si spegne, rendendo così l’opera un’immortale riflessione e un’altissima esplorazione intorno al potere, alla sua evoluzione e al suo tramonto. Come i grandi artisti che sanno penetrare la quotidianità trasformandola in opera d’arte, Shakespeare nel 1605 prese spunto per scrivere questa tragedia da un fatto di cronaca realmente accaduto l’anno precedente: “un nobile proprietario terriero aveva tre figlie, di cui due sposate. Queste ultime cercarono di interdire il vecchio padre per impossessarsi velocemente del patrimonio, ma la terza figlia di nome Cordell si oppose, guadagnandosi la fiducia del padre che la nominò, alla sua morte, unica erede”. Nel testo di Shakespeare, King Lear abdica prima del tempo, e si propone di suddividere il suo regno in tre parti da donare alle sue due figlie sposate e alla nubile Cordelia. Nel decidere il valore e la grandezza dei possedimenti da assegnare, si affida però, all’amore e alla fiducia che le figlie riescono a dimostrargli a parole, paragonando così l’amore a qualcosa di misurabile.

Mentre le due sposate sono abili adulatrici, Cordelia, la sua preferita, è la più onesta d’animo e pertanto si rifiuta di ostentare i suoi veri sentimenti verso il padre al solo scopo di ottenere un maggiore tornaconto. Il regno così verrà suddiviso dal vecchio re soltanto in due parti e Cordelia verrà rinnegata. A questo punto però l’amore, così ben dimostrato a parole, dalle altre due figlie non è seguito poi dai fatti e ben presto queste ultime invitano il padre a ridurre il suo numero di difensori, colpendolo nel suo smisurato orgoglio. Non potendo riprendersi i suoi possedimenti e nemmeno farli tornare alla rinnegata Cordelia, il re si ritrova solo, smarrito e preda di un dolore immenso che lo condurrà alla pazzia. Intanto Edgar, figlio del conte di Gloucester, calunniato dal fratellastro Edmund, lascia i suoi panni per indossare quelli del “pazzo Tom”. Anche lo stesso conte cade nella trappola del figliastro, e per questo gli verranno estirpati entrambi gli occhi con l’accusa di alto tradimento. A questo punto i due si incontrano nuovamente ed Edgar aiuta il padre ormai cieco a salire sull’alta scogliera di Dover, dove intende suicidarsi. Edgar però lo salva e inizia a nutrire il desiderio di vendetta nei confronti del malvagio Edmund, che complotta con l’intento di diventare l’erede al trono. Nello scontro a duello che ne deriverà, il fratellastro avrà la peggio e solo in punto di morte farà la sua unica buona azione: cercare di salvare Cordelia, ma non ci riuscirà. ”Diciamo quello che sentiamo e non quello che conviene”, sarà il monito di Edgar nel finale, unico sopravvissuto in questa importante tragedia”.

“La straordinaria attualità del messaggio che Shakespeare intende proferire in Re Lear percorre la natura stessa dell’esistenza umana: l’amore e il dovere, il potere e la perdita, il bene e il male, racconta della fine di un mondo, il crollo di tutte le certezze di un’epoca, lo sgomento dell’essere umano di fronte all’imperscrutabilità delle leggi dell’universo”. Lear rinuncia al suo ruolo regale, consegna il regno alle figlie, si spoglia delle sue vesti regali, pilastro e centro del mondo, per tornare uomo tra gli uomini e rifarsi bambino e come egli stesso recita “gattonare verso la morte” in serenità.

Il testo è reso attuale da molti espedienti scenici, che comunque restano prevalentemente classici e congruenti al Teatro scespiriano. Lo stesso può dirsi per la scenografia e i cambi di scena. Qui l’adeguamento al contemporaneo viene reso in modo intelligente e soprattutto non forzato.

Sul palcoscenico le scene si susseguono rapidamente e ben costruite, nelle dinamiche le spade vengono usate per duelli all’ultimo sangue, capaci di esaltare tutta la violenza fisica e morale dei protagonisti e le storie d’amore sono molto carnali. Il gradimento del pubblico è stato notevole, oltre che per il testo bellissimo e coinvolgente, soprattutto per la professionalità che l’intero cast ha dimostrato nel porgere con talento e maestria.

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