La nostra redazione a Roma, Violante: “Il contrario del compromesso è il fanatismo”

luciano violante

di Marilena Rodi

“Da sempre il Parlamento è il luogo del confronto, della discussione: il luogo tipico del compromesso. Se non si ascolta la ragione degli altri si scade nel fanatismo, e questo è la morte della politica”. Con queste parole il presidente Luciano Violante ha voluto sollecitare la riflessione durante la mattinata dei lavori che si svolgono a Roma da ieri (venerdì per chi legge, ndr). “Spesso, da un po’ di tempo a questa parte, se si parla tra avversari, quest’azione passa per inciucio, mentre è solo la mediazione tra parti politiche che dialogano per trovare una soluzione che metta insieme le volontà di tutte le espressioni politiche che devono prendere decisioni per l’Italia”. “Non è detto – ha aggiunto – che parlare con gli altri (gli avversari) significa tradire”.

“Avere un’assemblea rappresentativa – aveva detto a inizio intervento – è segno di civiltà. Quando il Parlamento non conta più nulla?”. Per questo motivo – era il ragionamento – assistiamo a un calo di fiducia diffuso che provoca un problema di democrazia: c’è scarsa rappresentatività. “Pensiamo che durante la I legislatura (1948-1953) – erano gli anni del Patto atlantico, Guerra fredda.. – su 1114 sedute parlamentari, si è ricorso al voto segreto solo in 175 casi”. Con gli anni – ha voluto precisare – si è passati a utilizzare il voto segreto (che storicamente è sempre servito a fiancheggiare le minoranze dissidenti) molto più spesso: “Più i partiti sono deboli più usano il voto segreto per tentare di bloccare l’attività parlamentare”. Viene meno, dunque, la capacità dei grandi partiti – potrebbe essere la conclusione – fanno ormai fatica a tenere unite le persone. “Negli anni Settanta – ha ricordato – durante il periodo della crisi della grande fabbrica (bacino elettorale soprattutto di Dc e Pci) è venuta meno proprio la funzione aggregante e rappresentativa di quei grandi partiti. Venendo meno il rapporto tra partiti ed elettorato quando la robotica, per esempio, ha sostituito i lavoratori”.

“E adesso vi chiedo: da quanto tempo un partito italiano non tiene un convegno sulla cultura italiana?. Il partito politico ha esaurito la sua funzione o bisogna trovare una nuova formula?. Pensate: il centrodestra ha un grande elettorato ma non un partito che lo rappresenti. Il centrosinistra ha una serie di partiti organizzati ma poco elettorato”. Insieme alle domande anche le riflessioni: “Una volta si parlava di sezioni, oggi si parla di circoli. La sezione è una parte del tutto, il circolo è un’organizzazione intorno a un cerchio. Abbiamo assistito a uno scivolamento personalistico della politica divenuto prevalente. La comunità è l’insieme di persone in cui si riconosce l’esistenza dell’altro. E in questa deriva frammentaria della società occorrerebbe ripuntare sull’unità”. La politica della comprensione, quindi. “Chi ha rancore dentro di sé – ha concluso – si sente rappresentato dal Movimento 5stelle”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.