Cellamare, amministrazione non “sorda alla crisi”, ma conferma i compensi

Cellamare, Municipiodi Marilena Rodi

È di qualche giorno fa la dichiarazione del giovane assessore alle politiche sociali, Gianluca Vurchio, rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno, in merito alla scelta di rafforzare il budget messo a disposizione delle fasce di popolazione meno abbiente: “Stiamo mettendo in campo tutte le forze per contrastare la povertà”, aveva detto. Non proprio tutte, però, perché a quanto pare quel “tutte” non si riferirebbe anche alla rinuncia dei compensi collegati al gettone di presenza in consiglio comunale. Una ‘fesseria’, per carità, ma durante una seduta dell’assise cittadina in cui l’opposizione aveva chiesto di tagliare l’emolumento (per consiglio comunale e giunta) la maggioranza aveva preferito confermare il compenso derivante dalle novità introdotte dalla riforma Del Rio (la legge Del Rio stabilisce l’aumento di 2 consiglieri per i comuni superiori a 3mila abitanti e fino a 10mila a spesa invariata. Quello che percepivano prima i 10 consiglieri ora sarà ripartito per 12). Era stato il sindaco Michele De Santis a ricordare la novità. L’assessore Vurchio, dal canto suo, aveva fatto presente che l’amministrazione comunale di Cellamare, già in passato aveva ridotto del 20% gli emolumenti. Ma l’opposizione non se l’è fatto ripetere due volte: sappiamo – era il ragionamento della consigliera di ‘Cellamare cambia’ Margherita Salvemini che rinforzava la proposta del capogruppo Nicola Digioia – che si tratta di un intervento che non cambierà le sorti di Cellamare, ma la rinuncia al gettone potrebbe rappresentare più che altro un atto di solidarietà nei confronti delle famiglie bisognose (il ‘risparmio’ poteva aggirarsi sulla cifra di 1600 euro circa annui per il consiglio comunale; intorno ai 30mila euro circa per la giunta). C’è da dire, per la verità, che già nel 2011, fu la giunta del Comune di Muro lucano a tagliarsi gli stipendi istituzionali e a orientare i loro 30mila euro ad attività assistenziali, culturali, di potenziamento turistico e opere urbanistiche.

Delle due l’una: il consiglio comunale dunque – con 9 voti contrari al taglio e 4 a favore – aveva approvato di fissare il gettone a 13,55 euro (a fronte dei precedenti 16,27) per la partecipazione effettiva a ciascuna seduta. Confermata invece, la gratuità della partecipazione alle commissioni consiliari.

La gratuità, tuttavia, viene il sospetto che non sempre sia effettiva e totale garanzia di buone pratiche. Si pensi solo a quanti – ma probabilmente non è il caso di Cellamare – hanno in cuore di partecipare attivamente alla vita politica e amministrativa di un Comune, ma non sono sempre in grado di rinunciare a una giornata lavorativa. Un conto è la rinuncia, un altro è l’istituzionalizzazione della gratuità. E le sedute di commissione gratuite (tanto per fare un esempio) restano possibili solo a chi ‘se lo può permettere’.

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