mariano di venere_primo pianodi Flavio Faccia

Puglia terra d’Arte. Mariano Di Venere, da Turi, classe 1989. Un curriculum di gran classe (formazione ed encomio di F. Zanetti all’Accademia di Castrocaro, con classifica ai quarti di finale; I premio al festival Regionale “Sulle ali della musica” 2013; II premio alle “Note di settembre” 2014 in quel di Matera; XII posto nella classifica italiana su 213 partecipanti all’Euromusic contest; partecipa a tre giorni di formazione in “Area Sanremo” con Ron, Omar Pedrini e Dargen d’Amico nel 2013, reiterando l’esperienza nel 2014 con Roby Facchinetti, Giusy Ferreri e nuovamente con Dargen d‘Amico; nei mesi di luglio e agosto 2013 prende parte alle sei puntate del talent show “Sing of win” condotto da Manila Gorio. Arrivato tra i dodici finalisti si aggiudicai il riconoscimento speciale “Voce particolare”, per via della sua preparazione lirica; II classificato nel concorso regionale “Una voce per Saint Vincent“, vittoria che gli permette di accedere al concorso nazionale “La bella e la voce” arrivando alla serata finale di gala alla presenza di L. Martinez, D. Maggioni e R. Rugginenti ai quali suscita ottime impressioni) e forti legami con la sua terra.

Inizierei con una domanda di routine: è realistica l’ambizione di vivere di sola musica?

“Si potrebbe. Oggi la musica vive, purtroppo, di sola visibility. Spesso si rivela necessario passare dai talent show televisivi, che sono un’arma a doppio taglio perché tendono a sacrificare la qualità in virtù (o vizio!) della quantità e della visibilità di cui prima”.

Rincariamo la dose di questioni trite e ritrite: perché questa scelta di vita?

“So fare solo quello! Scherzi a parte, un artista ha sempre un vuoto interiore che si colma solo con la creatività. Per dirla con Jacques Corbeau “non nasce teatro laddove la vita è piena”. È questa la mia Weltanschauung artistica”.

Parliamo con un pugliese Doc innamorato dell’Italia intera. A livello locale vi sono sovvenzionamenti adeguati agli eventi di cui un musicista necessita?

“Fare musica davvero è diventato un lusso. È difficile. Si tira avanti con gli sponsor e il web è diventato il sostituto delle piazze. Certo, il live è la colonna vertebrale della musica e resta insostituibile. Ricordo con estremo piacere il Crazy Bull Festival di settembre 2012 a Casamassima dove ho vinto il secondo premio, e ho inventato appositamente il sistema “M@riano in concerto”, di cui sono solista e direttore artistico, di voci recitanti e un intero corpo di ballo. Ma senza dimestichezza con i nuovi strumenti di comunicazione ci si tarpa le ali da soli: il mio primo singolo, “Senza te”, uscito il 30 gennaio 2014 (Mariano di Venere e Paolo Gambino, tastierista di E. Finardi) vede la luce sui digital store e corre sul web con circa 4000 visualizzazioni su youtube in meno di una settimana. Successivamente passa per radio e tv, inclusa TeleNorba, ma la partenza è sempre l’internet”.

Come definisci il tuo genere di musica?

“Classical pop. Amo unire l’emotività del melodramma italiano con sonorità e poetica moderna, presa innanzitutto dal mondo dei cantautori Italiani. È uno stile molto apprezzato negli States, penso a Josh Groban sopra tutti”.

Da cultore del genere non posso non accennare alla tua formazione lirica. Peraltro la “Voce particolare” è riferita a quello. Transire dal lirico al leggero è una scelta di campo…

“Certamente. Nasco come appassionato d’Opera e come studioso del genere. Ho cantato da contraltista per lungo tempo. Ho dovuto lasciare per motivazioni fisiche nel marzo 2011, durante un corso di perfezionamento all’Accademia Internazionale dello spettacolo di K. Ricciarelli, poiché non mi riusciva più una corretta emissione in quel registro. Passando a cantare con voce virile, da tenore (pur possedendo una vocalità da baritono brillante, considerando il Sol grave come mio estremo basso e il Do acuto come ultima nota in alto), mi viene suggerito di provare il pop. È d’altronde una scelta di comodità: fare carriera col pop è relativamente più semplice e l’Opera è in crisi, il pubblico non viene adeguatamente educato e mancano i sovvenzionamenti; il che è un peccato, perché stiamo lasciando morire un nostro patrimonio: l’Opera l’abbiamo inventata in Italia”.

Da Turi a Torino

“Il mio primo insegnante di canto è stato un mio compaesano. È con lui che ho scoperto la vocalità da contraltista. Volendomi confrontare con persone con un simile registro conosco Angelo Fernando Galeano, controtenore, mio attuale docente e coach, tarantino espatriato nel capoluogo piemontese, dove insegna tecnica vocale all’Accademia dello spettacolo. L’esperienza “settentrionale” mi ha molto segnato, la preparazione da lui fornitami mi ha dato una grande consapevolezza e sicurezza, che meglio permettono di vivere il mondo del canto. Amo infinitamente la mia terra (è qui che ho fatto anche molti passi nel mondo del musical, con la proficua collaborazione col regista Aldo Liotino, con cui abbiamo in programma uno spettacolo nei prossimi mesi) ma in un contesto più grande arrivano più stimoli per mettersi in discussione.

Artisticamente?

“Certo e non solo. Specie e soprattutto con il pubblico. Occorre adattarsi ai mutevoli gusti della piazza. È sempre e solo il pubblico a decidere della capacità di un cantante. E spesso occorre forzare la nostra vocalità per soddisfare le aspettative di chi, con i suoi applausi, ci fa “campà”!”.

Ci lasciamo con una chicca: qualche anteprima sulla tua ultima fatica?

“Uscirà in primavera-inizio estate. Chi conosce già il mio stile ne resterà sorpreso: il ritmo è fresco e mosso, ho voluto sperimentare una nuova tecnica e mi sono appressato totalmente al pop tout-court. Nuovo genere, nuovi ambiti, nuove ambizioni. Bene specializzarsi su un cavallo di battaglia, il grande Tito Gobbi non sarebbe stato così grande se non fosse stato il Barone Scarpia per 879 volte sul palcoscenico. Ma Arte è Divenire. È sempre bene viaggiare verso nuovi orizzonti”.

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