Uomini e lupi. Riflessione non troppo seria di fine anno

uomini e lupi

di Valentino Sgaramella

A Bari una ragazza viene circondata da un branco di altri giovani. Esseri metà uomini e metà animali. Accade in corso Vittorio Emanuele, in pieno centro di Bari, l’antivigilia del Santo Natale. E mentre mani viscide tentano di toccare il corpo della bella fanciulla, il suo amico, lui sì uomo vero, cerca di portarla via. Il branco si vede sottratta la preda. In questi casi agisce d’istinto. E giù botte da orbi. Esseri mostruosi, incapaci di sentimenti come di pensieri. Violenti. Irosi. Assetati di sangue. Come la figura mitologica del Minotauro, metà uomo e metà toro, non a caso figlio nato dall’unione illegittima tra la bella Pasifae ed un toro. E come per il Minotauro, siamo di fronte a esseri innaturali che Dante punirà nell’Inferno, facendoli naufragare nello stesso sangue che loro hanno sparso in vita. Nessuno interviene, però, a Bari. Nel pieno centro della città capoluogo di Puglia, i passanti lasciano che un ragazzo venga massacrato. Erano in pochi, a fronte della marea umana che popolava il cuore della città a Natale. Ciascuno avrà pensato: chi me lo fa fare? C’è la polizia per questo. Il bello è che non c’era una sola volante, quella sera.

AL LIBERTA’

Altro giro altra corsa. Al quartiere Libertà, sempre a Bari. Sembra che dalle 19 in poi, certi personaggi circolino con la pistola nella cintura, con un modo di fare arrogante. Questo riferiscono alcuni residenti del rione. Ad ogni quadrivio, ci sono giovanotti che sostano da mane a sera. Riferiscono sempre i residenti che sembra non facciano nulla tutto il giorno. Invece, non è così. Una cellula staccatasi da una costola del clan Strisciuglio manderebbe in avanscoperta delle vedette che presidiano il territorio. Questo, almeno stando sempre ai racconti dei bene informati, visto che non è da tutti frequentare certi ambienti. Il far west regna al Libertà. Si ruba tranquillamente in appartamenti. Si impone il cosiddetto <<cavallo di ritorno>> su auto e ciclomotori rubati. Se vuoi tornare in possesso, devi darmi 200 euro.

IL NAUFRAGIO

Questa è l’epoca in cui uomini uccidono le donne. E con esse, distruggono il simbolo stesso della creazione della vita. Madri uccidono i propri figli. Come Medea, rinnegano la propria stessa natura di madri. Divorano se stesse, offrendo in sacrificio la vita in un olocausto simbolico. E non finisce qui. Questa fine d’anno è segnata da un altro naufragio in mare. Questa volta non è la nave crociera. Un banale traghetto, il <<Norman Atlantic>>. Hanno visto il diavolo in faccia, a bordo. Erano le 4,30 del mattino, in mare aperto. Dai racconti dei sopravvissuti, sembra che gli uomini abbiano preso a cazzotti le donne nel caos generale. Il problema è che erano già arrampicate prima dei maschi sulle corde di salvataggio nel disperato tentativo di salvarsi la pelle facendosi scivolare su canotti in mare. Prima io. Degli altri, me ne infischio.

LO STATO DI NATURA

Questa condizione ricorda lo <<stato di natura>> come formulato da Hobbes. Gli uomini sono in fondo in guerra tra loro sempre. Tutti contro tutti. Perché è nel loro istinto animale. Una ferocia belluina stampigliata nel Dna, dunque. L’uomo è lupo del suo simile. Lo deve divorare se vuole godere dei beni che la vita mette a disposizione. E gli uomini possono, per Hobbes, anche trovare accordi per il solo fine utilitaristico di godere di quei beni entro una cerchia ristretta. Le guerre in fondo dilaniano. Il fine è quello di essere felici, anche a costo di uccidere. Ma se il gioco non vale la candela allora conviene accordarsi. La lotta politica è una metafora di tutto questo, almeno nel periodo che stiamo vivendo.

LA TERZA GUERRA MONDIALE

Una terza guerra mondiale strisciante è in corso. Abbiamo cominciato a togliere di mezzo Gheddafi in Libia. E prima ancora la Tunisia con la <<guerra del pane>> e l’Egitto, con la deposizione di Hosni Mubarak. Dicevano che erano corrotti. Anche Ceausescu e sua moglie Irina furono processati da un Tribunale speciale nel volgere di una o due ore. Ma in piazza, a protestare contro il dittatore di Romania, c’erano i seguaci di Ion Iliescu, futuro capo di Stato dell’era gorbacioviana. In Libia, oggi, non regna la pace ma una guerra senza quartiere in nome del controllo dei pozzi di petrolio. Assad, in Siria, è minacciato di essere deposto dalle forze occidentali filo-americane. Il giorno dopo, ci si allea con Assad per combattere l’Isis. Putin grida al mondo che l’America vuole controllare la Russia. Sarà. Il sogno di Napoleone di guidare il mondo potrebbe essere nelle necessità del gigante americano che, dopo la caduta del comunismo, si trova a fronteggiare un debito pubblico finanziato dai cinesi. L’aggressività nasce dalla paura di perdere il controllo e di finire dominati. Insomma gli istinti prevalgono nella vita pubblica ed in quella privata.

PRATICITA’ E DINTORNI

Michele Emiliano ammette, in un video che circola su youtube che lo riprende in un discorso ufficiale, che oggi per vincere la campagna elettorale alla Regione o in un Comune non si può fare a meno di accordarsi con le imprese che attuano la raccolta e smaltimento dei rifiuti. Le imprese finanziano la campagna elettorale, sostiene l’ex Magistrato. Stiamo sdoganando la <<dazione di denaro>>, termine coniato da un altro ex Magistrato, Antonio Di Pietro nell’era di Mani pulite? Ormai, la politica è concretezza. Praticità. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Prendi la minuscola Casamassima, tanto per non parlare sempre dei massimi sistemi. L’ex responsabile dell’area tecnica, arch. Donato Capacchione, avvia un ricorso per essere integrato. All’architetto piaceva molto l’aria salubre del <<paese azzurro>>. Si sentiva a suo agio, da noi. Non sono lontani i giorni in cui molti si dicevano certi che l’uomo forte a palazzo di città si trovasse al terzo piano. Maligni che non hanno mai creduto nelle qualità dell’ex sindaco. Bene. S’ode a destra uno squillo di tromba; uno squillo s’ode a sinistra. A Capacchione fa eco il commissario che avvia una indagine sui lavori di ristrutturazione del palazzo ducale in pieno centro storico affidato alla ditta Caporale di Gravina. Il Comune si fa difendere contro il ricorso presentato da Capacchione per essere reintegrato nientemeno che dall’avv. Gianni Di Cagno. E qui finisce la storia. Che dire? Da dove si ricomincia? Al lettore la risposta. Noi non lo sappiamo.

1 commento su “Uomini e lupi. Riflessione non troppo seria di fine anno”

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