Hamlet al Petruzzelli, in scena il dramma dell’uomo di ieri e di oggi

©Guillermo Casas_hamlet1

di Maria Caravella

A fare da padrone è il buio, un palcoscenico vuoto e spalancato che ospita degli schermi da proiezione che, alla loro solita funzione di supporto all’immagine video, trasmettono una seducente bellezza che li rende dei veri e propri oggetti di scena. Tre centrali di grandi dimensioni diventano la porta di accesso alla corte e alla privacy di Amleto. Altri più piccoli, mobili e di diverse dimensioni, hanno la funzione di modificare i volumi dello spazio e del tempo.
La moderna tecnologia fa da padrona, tutti gli schermi hanno un pvc trasparente che ne amplifica il potenziale. Questi supporti, infatti, possono modificare l’ambiente utilizzando specifici contributi video e possono trasformare le fattezze umane, perché lasciano intravedere contestualmente l’attore che si trova lì dietro. Enfatizzando così simbolismo e gestualità, anche con il gioco delle ombre.
Questa trasparenza, nei momenti di assenza delle immagini video, garantisce allo spettatore di poter continuare a percepire lo spazio scenico nella sua interezza.

In questo contesto i ruoli sembrano quasi capovolti, dal tetro palcoscenico, l’attore rivolge l’occhio di bue verso un pubblico accecato dalle luci, quasi a dover sottostare ad un continuo interrogatorio avente come oggetto “Amleto il dramma della morte di tutti i tempi”. Un gioco di luci e di rumori perversi che creano un’atmosfera disturbante, in cui la luce è metafora della ricerca della verità.
In questo muoversi confuso, anche i pannelli si spostano quasi in una macabra danza, i personaggi interagiscono fuori e dentro la platea; non indossano costumi che li collocano in un’epoca storica ben definita, quasi a significare che il dramma che stanno portando in scena è quello dell’uomo di tutti i tempi. Le voci fuori campo, insolite protagoniste, in sintonia con le immagini evocative ricordano ad Amleto il dramma della morte del padre e gli chiedono di riportare la giustizia. Il tutto deve essere però realizzato senza mai far nulla contro suo padre e senza perdere mai il senno della ragione, perchè essere giovane è già una ribellione.

Stiamo parlando della messa in scena di Hamlet, di William Shakespeare, che ha inaugurato al Teatro Petruzzelli, la Stagione 2014/2015 del Teatro Pubblico Pugliese. Un progetto di Andrea Baracco | Biancofango | Luca Brinchi e Roberta Zanardo (Santasangre); regia Andrea Baracco, dramaturg Francesca Macrì, impianto scenico, disegno luci, costumi Luca Brinchi e Roberta Zanardo, progetto video Luca Brinchi, Roberta Zanardo, Daniele Spanò, Collaborazione al disegno luci Javier Delle Monache,Collaborazione ai costumi Marta Genovese, direzione tecnica Javier Delle Monache, direzione di produzione Alessia Esposito.

In questa originale rilettura di Shakespeare, Amleto non è più un raffinato intellettuale che dubita, che riflette su di sé, sugli altri e sul senso dell’umana esistenza, ma è un uomo dall’aspetto poco gradevole, calvo, malconcio e alla deriva. Si muove inciampando sui propri passi, in perenne disequilibrio. Il nostro Amleto ha commesso e continua ostinatamente a commettere dei passi falsi sia nel corpo che nel pensiero. Amleto è l’uomo di oggi, fragile e compromesso, che si trova costantemente ad inciampare nelle trappole che qualcuno, prima che lui passasse, ha con cura collocato a terra sul suo cammino.

Un nuovo modo di fare teatro, in cui non è solo il palcoscenico ad illuminare il pubblico ma anche l’inverso, in cui la luce metafora di verità viene proiettata da diverse angolazioni, quasi a rappresentarne la volatile relatività. Qui l’eterno e ancestrale dramma dell’uccisione del fratello si ripete, come anche i ritmi ossessivi ad esso sottesi. “A Livella di Totò”, ci ricorda le ingiustizie della vita placate dalla morte esternatrice di giustizia. “Morire è come  dormire” , ma se questo fosse scontato nessun uomo accetterebbe i drammi dalla vita, spesso invece è proprio l’incognita dell’essere dopo la morte, che ci fa sopportare le disarmonie della vita. Qui l’incontro sapiente tra immagine, azione e parola costituisce “l’equilibrio instabile” dentro cui l’intero mondo di Amleto si muove senza disattendere all’originale messaggio scespiriano.
A prevalere sul palcoscenico è il culto del corpo, in un teatro spesso troppo gridato e poco recitato ma sostanzialmente ben montato e professionalmente reso dall’intero cast: Amleto Lino Musella,
Gertrude Eva Cambiale, Claudio Paolo Mazzarelli, Orazio, Guilderstern Michele Sinisi, Polonio, Osric, Prete Andrea Trapani, Laerte, Rosencrantz, Attore Woody Neri, Ofelia Livia Castiglioni ed infine l’ineguagliabile Spettro, Gabriele Lavia in audio e video.

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